Racconti intensi che mettono al centro l’impatto umano dei grandi eventi globali — dalla crisi climatica ai tagli agli aiuti statunitensi, fino alle guerre combattute con i droni. La Foto dell’Anno del World Press Photo, insieme ai due finalisti, sarà annunciata il 23 aprile.
Europa, Terra bruciata

Due ragazze si muovono in fretta lungo un terreno arso, trasportando un secchio d’acqua nel tentativo di contenere un incendio che avanza senza controllo tra la vegetazione. La scena, catturata a Carballeda de Avia, nella provincia di Ourense, in Galizia, il 17 agosto 2025, restituisce la dimensione concreta e immediata di una crisi che in Europa ha raggiunto livelli record.
In quella stagione, la più grave degli ultimi trent’anni in Spagna, oltre 200 mila ettari sono stati distrutti solo in Galizia, trasformando il paesaggio in una sequenza di fronti di fuoco sempre più difficili da gestire. L’intensità e la frequenza degli incendi sono il frutto di una siccità prolungata e di ondate di calore, amplificate dal cambiamento climatico, a cui si aggiungono lo spopolamento delle aree rurali — che riduce la cura del territorio — e le scelte di gestione forestale discutibili, come la diffusione di specie non autoctone particolarmente infiammabili, che contribuiscono ad alimentare e propagare le fiamme.

Messico, il clima che cambia
Una barca turistica giace immobile, incagliata sul fondale ormai asciutto della diga di La Boca, ridotta nel 2022 a poco più dell’8% della sua capacità. Attorno, il paesaggio racconta una tensione sempre più evidente: Monterrey si muove in equilibrio precario tra una siccità estrema e improvvise inondazioni, due facce della stessa crisi climatica.
Scattata a Santiago, nello stato di Nuevo León, il 20 giugno 2022, l’immagine restituisce con immediatezza la fragilità di un territorio in cui oltre la metà della superficie è classificata come arida o semiarida. Negli ultimi vent’anni, eventi ambientali sempre più frequenti e violenti hanno costretto circa 2,7 milioni di persone a lasciare le proprie case; una cifra destinata, secondo le stime, a crescere fino a 8 milioni entro il 2050.
Arresti dell’ICE vicino al tribunale di New York

Una guardia di sicurezza cede, sopraffatta dall’emozione, mentre assiste alla separazione di una famiglia all’interno di un tribunale di New York, il 20 agosto 2025.
Negli ultimi anni, e in particolare nel 2025, le modifiche alle politiche migratorie hanno trasformato i tribunali in veri e propri snodi operativi per le deportazioni condotte dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Agenti spesso a volto coperto attendono la fine delle udienze per fermare migranti senza documenti, dando luogo a separazioni improvvise e traumatiche, in un contesto in cui personale di sicurezza, famiglie e attivisti si trovano compressi nello stesso spazio, esposti a una pressione che va ben oltre la gestione ordinaria dell’ordine pubblico.

Testimonianze da Gaza
Un gruppo di detenuti palestinesi, appena rilasciati dalla custodia israeliana, viene trasportato all’ospedale Nasser, a Khan Younis, nella Striscia di Gaza, il 13 ottobre 2025. I loro corpi e i loro volti raccontano la fatica e la fragilità di un ritorno che, più che una liberazione, appare come una sospensione temporanea di una sofferenza più ampia.
Il rilascio, parte di un accordo di cessate il fuoco che ha portato alla liberazione di quasi 2 mila palestinesi, si inserisce in un contesto in cui la popolazione civile di Gaza continua a vivere in condizioni estreme, segnata da fame diffusa, rischio di carestia e bombardamenti prolungati. Con un bilancio delle vittime che ha superato le 75 mila unità e un accesso agli aiuti umanitari fortemente limitato, la tregua di ottobre non ha ancora prodotto un cambiamento sostanziale nella vita quotidiana, lasciando intatta la percezione di una crisi che non si interrompe, ma si dilata nel tempo.

Guerra civile in Myanmar
Gli uffici di Shunda Park appaiono abbandonati in fretta, con documenti sparsi, arredi lasciati a metà, tracce evidenti di una fuga improvvisa che segue l’ondata di combattimenti tra l’esercito birmano e le milizie di opposizione.
La scena, documentata a Min Let Pan il 5 dicembre 2025, si inserisce nel contesto della presa di Shunda Park da parte dell’Esercito di Liberazione Nazionale Karen, che ha sottratto il controllo di questo vasto complesso alle reti criminali che lo gestivano. In una regione sempre più destabilizzata dalla guerra civile, le aree di confine del Myanmar si sono progressivamente trasformate in snodi strategici per l’industria delle truffe online, un’economia parallela altamente redditizia che prospera proprio dove lo Stato arretra e il controllo del territorio si frammenta.
Un orso polare su un capodoglio

Un’orsa polare si piega sulla carcassa di un capodoglio, affiorata tra i frammenti della banchisa a nord delle Svalbard, a 82 gradi di latitudine, in acque internazionali, l’8 luglio 2025.
Con il progressivo ritiro dei ghiacci estivi, che negli ultimi trent’anni ha allungato di circa venti settimane la stagione libera dai ghiacci in quest’area, le condizioni di caccia per gli orsi polari si sono fatte più incerte, riducendo le opportunità di intercettare le prede tradizionali. La presenza di un capodoglio — specie che normalmente evita le acque polari ghiacciate — assume un valore quasi anomalo, diventando al tempo stesso risorsa e segnale di un ambiente in trasformazione, dove anche gli incontri più improbabili iniziano a trovare spazio.

L’istruzione dirottata
Cumuli di libri di testo ridotti in cenere occupano il pavimento di quella che un tempo era una scuola, trasformata in un luogo svuotato di funzione e significato dopo il passaggio dei miliziani dell’ISIS. A Hani Hakuf, nei pressi di Al-Shaddadi, in Siria, l’11 aprile 2016, ciò che resta dell’istruzione non è più uno spazio di apprendimento, ma una traccia materiale di distruzione deliberata.
Secondo le Nazioni Unite, su 234 milioni di bambini in età scolare colpiti da guerre e crisi nel mondo, circa 85 milioni non hanno alcun accesso all’istruzione, privati non solo di un diritto fondamentale, ma anche di uno degli strumenti più essenziali per immaginare un futuro diverso.

Un territorio di speranza
Sandra Mara Siqueira riposa accanto ai suoi nipoti in uno spazio che è insieme casa e attesa, all’interno dell’occupazione di Parque dos Lagos, dove la famiglia vive dal 2013 nella speranza di ottenere una regolarizzazione che garantisca finalmente accesso ai servizi essenziali. La scena, fotografata a Colombo, nello stato del Paraná, il 15 novembre 2025, restituisce una quotidianità sospesa, costruita su un equilibrio fragile tra stabilità affettiva e precarietà materiale.
Intorno a loro si estende una realtà condivisa da milioni di brasiliani, in un Paese segnato da una carenza abitativa stimata in quasi sei milioni di unità, che costringe oltre 16 milioni di persone a vivere in insediamenti informali. A Parque dos Lagos circa 200 famiglie abitano senza accesso ufficiale all’acqua, alla rete fognaria o all’elettricità.

Scuola di danza a Johannesburg
Dietro le quinte del Soweto Theatre, un gruppo di giovane ballerine della scuola di danza di Johannesburg si prepara allo spettacolo di fine anno, tra costumi e un’attesa che mescola emozione e disciplina. La scena, catturata a Soweto il 7 dicembre 2025, restituisce il segno concreto di una trasformazione culturale che attraversa generazioni.
Durante l’apartheid, la danza classica era un territorio rigidamente delimitato, associato alla cultura bianca e di fatto precluso alla maggioranza della popolazione. Oggi, quella stessa forma espressiva viene insegnata a bambini provenienti da contesti storicamente esclusi, grazie a un sistema di scuole che offre corsi accessibili in quartieri come Soweto, Alexandra e Braamfontein.
Attacco russo a Kiev

Valeria Syniuk siede accanto alla sua casa, gravemente danneggiata, in un silenzio che segue la violenza improvvisa dell’esplosione. Stava dormendo quando un missile russo ha colpito l’edificio di fronte, trasformando in pochi istanti il paesaggio familiare in uno spazio di macerie e incertezza. L’immagine, scattata in Ucraina il 24 aprile 2025, restituisce la dimensione intima di un conflitto che continua a incidere sulle vite quotidiane ben oltre le linee del fronte.
L’attacco, tra i più letali contro Kiev dall’inizio dell’invasione nel 2022, è avvenuto poche ore dopo l’interruzione dei negoziati di pace internazionali. Missili e droni hanno colpito almeno cinque quartieri residenziali, causando 13 vittime e circa 90 feriti, mentre la campagna aerea russa prosegue con una pressione costante su infrastrutture civili, ospedali e scuole, rendendo sempre più fragile il confine tra spazio abitabile e zona di guerra.

La rivolta della generazione Z in Nepal
Fiamme e colonne di fumo avvolgono il complesso di Singha Durbar, cuore del potere politico nepalese, mentre i manifestanti lo assaltano e lo incendiano in un’esplosione di violenza che segna il punto di non ritorno della crisi. La scena, a Kathmandu il 9 settembre 2025, restituisce l’intensità di un conflitto esploso in pochi giorni ma radicato in una tensione più profonda tra istituzioni e società.
La decisione del governo di vietare 26 piattaforme di social media, annunciata il 4 settembre, ha agito da detonatore, soprattutto tra le nuove generazioni, trasformando un malcontento diffuso in mobilitazione di massa. Migliaia di persone sono scese in piazza l’8 settembre e, nel giro di quarantotto ore, gli scontri con le forze di sicurezza hanno provocato 76 morti, in gran parte giovani manifestanti colpiti dalla repressione.

L’Argentina di Milei
La polizia trattiene padre Jorge “Chueco” Romero mentre partecipa a una protesta di pensionati nel cuore di Buenos Aires, il 14 maggio 2025. Accanto a lui, i membri del movimento Opzione per i Poveri hanno scelto di sostenere le manifestazioni settimanali contro il blocco delle pensioni e i tagli alla sanità, trasformando la protesta in uno spazio di convergenza tra rivendicazione economica e impegno morale.
Il contesto è quello di un’Argentina attraversata da misure di austerità sempre più dure, introdotte nel tentativo di contenere un’inflazione che ha raggiunto il 200%, ma che hanno finito per colpire in modo sproporzionato le fasce più vulnerabili della popolazione. Con una pensione minima che si aggira intorno ai 300 dollari, molti anziani si trovano costretti a ridurre il cibo, a rinunciare alle cure mediche e a riorganizzare la propria quotidianità intorno alla sopravvivenza.

Los Angeles in fiamme
Le fiamme avanzano sospinte da venti violenti, divorando interi isolati nel quartiere di Palisades, mentre il cielo sopra Los Angeles si riempie di fumo e cenere. L’immagine, scattata il 7 gennaio 2025, restituisce la scala di una catastrofe che non si limita alla distruzione visibile, ma si estende ben oltre, incidendo profondamente sul tessuto economico e sociale della città.
In pochi giorni, quattordici incendi alimentati da una siccità estrema e da raffiche che hanno raggiunto i 160 chilometri orari hanno devastato l’area metropolitana, distruggendo oltre 18 mila edifici e costringendo circa 200 mila persone a lasciare le proprie case. I danni materiali, stimati tra i 28 e i 53,8 miliardi di dollari, hanno paralizzato migliaia di attività locali, lasciando dietro di sé non solo macerie, ma una lunga scia di incertezza economica.
Una supplica disperata

Wong, pensionato di 71 anni, reagisce con dolore dopo aver aver scoperto che sua moglie è rimasta intrappolata all’interno del complesso Wang Fuk Court durante il grave incendio, a Tai Po, Hong Kong, il 26 novembre 2025. Wong era uscito per andare a prendere la nipote a scuola e, al ritorno, ha trovato l’edificio in fiamme. Sua moglie risulta ancora dispersa, insieme ad altre 30 persone.
Il rogo è diventato il più grave nella storia recente della città, con 168 vittime, un bilancio che non si registrava dal 1948. Sebbene le cause ufficiali non siano state ancora definitivamente accertate, le prime indagini hanno evidenziato una combinazione di fattori che ha amplificato la propagazione delle fiamme: impalcature in bambù, reti da cantiere e materiali altamente infiammabili, come pannelli di polistirolo installati sulle finestre, hanno trasformato l’edificio in una trappola, accelerando l’incendio e riducendo drasticamente le possibilità di fuga.




















