Il 25 maggio 1965, durante il match tra Muhammad Ali e Sonny Liston, un giovane fotografo di 22 anni scattò una foto che sarebbe diventata leggenda. All’epoca non finì in copertina, non vinse premi; passò quasi inosservata. Eppure, sessant’anni dopo, quella foto è considerata da molti la più grande immagine sportiva mai realizzata.
Neil Leifer, il fotografo in questione, non era proprio un novellino: a soli 22 anni aveva già firmato quindici copertine per Sports Illustrated. Ma quella sera, a Lewiston, nel Maine, in una piccola arena che di solito ospitava partite di hockey giovanile e con meno di quattromila spettatori sugli spalti, si trovò nel posto giusto al momento perfetto. Quando Ali stese Liston con un destro fulmineo dopo appena un minuto e 44 secondi, Leifer non esitò: inquadrò e scattò.
Il risultato? Ali in piedi, occhi colmi di furia, mentre urla: “Alzati e combatti, idiota!”.
Una scena potentissima, quasi teatrale, che con il tempo è diventata un’icona non solo della boxe, ma dell’immaginario visivo del Novecento.
E pensare che quella foto, inizialmente, fu relegata all’ultima pagina dell’articolo. Niente copertina, nessun premio, nemmeno una menzione speciale. Ma oggi, è l’immagine che viene in mente a tutti quando si nomina Muhammad Ali.

Un colpo di fortuna? Forse. Ma anche preparazione.
Leifer non lasciò nulla al caso. Arrivò a Lewiston con qualche giorno d’anticipo, montò le luci con l’aiuto degli elettricisti, e controllò che tutto fosse pronto. La sua macchina? Una Rolleiflex a medio formato, capace di catturare immagini nitide e pulite, quasi da studio fotografico, anche nel caos di un ring. Il colpo d’occhio era perfetto: niente loghi, niente scritte pubblicitarie, solo canvas bianco e guantoni neutri. Una scena essenziale, oggi quasi impensabile.
E poi c’era l’atmosfera. In sala si fumava, e tanto. Sigarette, sigari, una nube leggera di fumo che si mescolava ai flash degli stroboscopi e regalava all’inquadratura un’aura sospesa, quasi da film. Uno di quei momenti in cui la realtà sembra rallentare.
“È stata solo fortuna” – ha sempre detto Leifer – “Ma quando la fortuna ti dà una mano, tu non devi sbagliare“.
Quel momento – Ali in piedi, Liston a terra – durò meno di un secondo. Riguardando il video, ci si accorge che quella posa iconica è durata appena un attimo. Ma Leifer era pronto: aveva già messo a fuoco, le luci erano pronte, il ring era libero da ostacoli. E quando tutto si è allineato – l’angolo giusto, la luce perfetta, l’attimo esatto – ha scattato. Uno scatto solo. Ma era quello giusto.
E pensare che all’inizio nessuno se ne accorse.
Nel 1965 Ali era ancora visto come un personaggio divisivo. Aveva cambiato nome, si era convertito all’Islam, e poco dopo avrebbe detto no alla guerra in Vietnam. Per tanti non era un campione, ma un provocatore. Solo con gli anni, man mano che la sua figura cresceva e diventava simbolo di coraggio e libertà, quella foto ha iniziato a risuonare con sempre più forza.
Oggi Leifer ha 82 anni e ripensa a tutto con semplicità e un tocco di ironia. Racconta:
Quella foto è diventata famosa perché c’era Ali. Se ci fosse stato un altro pugile, per quanto atletico o scenografico, nessuno se la ricorderebbe. È Ali che ha dato valore all’immagine, non il contrario.
E questo nonostante Leifer abbia fotografato di tutto: papi, presidenti, criminali famosi, e abbia firmato decine di copertine per Time. Ma quella del 1965 è ancora la foto che lo ha reso immortale.
“Mi ha portato fortuna per tutta la vita. Ma la mia foto preferita è un’altra: quella di Ali contro Cleveland Williams. Quella l’ho costruita io, non l’ho solo afferrata al volo.”
Eppure, quello scatto fatto a Lewiston continua a colpire al cuore. È un equilibrio perfetto tra potenza e controllo, rabbia e bellezza. Rappresenta Ali proprio nel momento in cui smette di essere solo un pugile e diventa una leggenda. Non serve aggiungere parole: basta guardarla.







