Nadia Comăneci è stata probabilmente la più grande ginnasta del XX secolo, eppure dietro la sua eleganza e la sua pacatezza si nasconde una storia di violenze, abusi e rivincite. Una storia che coincide con l'ascesa e il declino del regime dittatoriale di Nicolae Ceaușescu.
Molti identificano Rosario come la capitale del futblol e quando si parla di questa città al centro degli scambi commerciali del Mercosur (il mercato comune dell'America meridionale), è un po' come tornare al ginnasio e studiare l'epica greca.
Nascere in una famiglia di sportivi, come quinto figlio, equivale a respirare ossigeno e allenamenti fin dai primi vagiti. Se poi nasci in una famiglia di ciclisti con molta probabilità impari a pedalare ancora prima di camminare e correre
Correva la stagione 1987-88 e il presidente del club era Josep Luis Núñez. Un presidente non proprio amato dalla propria squadra, anzi. Non tanto per i risultati di classifica (nonostante il 6° posto finale in Liga sarebbe diventato il peggior risultato dal 1941-42), quanto più per questioni umane e professionali.
Antidivo, antieroe, sfrontato e genuino, questo era Renzo Pasolini. Diceva sempre di correre per il puro gusto di correre e se vinceva, tanto meglio; pensando ad alcune logiche che muovono le dinamiche sportive contemporanee
Olimpiadi del 1960, gli ultimi giochi romantici e forse i primi dell'era moderna. Furono i giochi di figure mirabili come Cassius Marcellus Clay Jr., Abebe Bikila e il nostro Livio Berrutti.
Non esiste nazione africana che non abbia subito espropriazioni, razzie e privazioni di ogni genere. La storia dell’Angola – al tempo Africa Occidentale Portoghese - coincide inesorabilmente con quella coloniale del Portogallo.
Non sarà stata una formazione vincente. Anzi, lo è stata ma solamente a livello nazionale e continentale, e proprio a causa di ciò non gode di grande popolarità. Ma la nazionale cinese tra i primi anni del ventesimo secolo e quelli dell’anteguerra di certo è stato un caso unico: una selezione quasi interamente proveniente da un villaggio di poche anime, Tai Hang.
Il calciomercato italiano è un sempreverde che resiste ad ogni stagione, intemperia o armamento; un rampicante sordo alle bombe che porta Gabetto al Torino nel '41, Meazza alla Juve nel '42 e l'Italia intera tra le fila degli Alleati nel 1943.
Fu durante le Olimpiadi di Amsterdam del 1928 che Betty Robinson a soli 12 anni fece il suo esordio nel mondo dell'atletica, cambiandolo per sempre. Un'ascesa senza uguali che la portò
Tra i secondi c'era anche lui, Carlo Petrini, anche se agli occhi dei tifosi fu spesso un eroe. Senza voler essere blasfemi, Petrini è stato l'alfa e l'omega del calcio. Visse gli anni Settanta da protagonista, passò dalla polenta di castagne a Porsche e Mercedes, dalle siringhe di Genova alla straffotenza di Milano
La fronte alta, lo spazio imponente tra i capelli, rigorosamente schiacciati, resi piatti dalla moda di Rodolfo Valentino e Fred Astaire. Il sorriso, appena abbozzato in alcune foto, smagliante in altre, onesto e reso ancora più pulito da quegli occhiali tondi che lo rendevano un fumetto e, a pensarci bene, persino l’incarnazione di una sua convinzione, ovvero che lo “0-0 è il risultato perfetto”. Quel tipo di montatura era la perfetta riproduzione grafica di quella deduzione. Non a caso per definire uno 0-0 viene usata ancora la formula: “occhiali”.

















