Tra i secondi c'era anche lui, Carlo Petrini, anche se agli occhi dei tifosi fu spesso un eroe. Senza voler essere blasfemi, Petrini è stato l'alfa e l'omega del calcio. Visse gli anni Settanta da protagonista, passò dalla polenta di castagne a Porsche e Mercedes, dalle siringhe di Genova alla straffotenza di Milano
La fronte alta, lo spazio imponente tra i capelli, rigorosamente schiacciati, resi piatti dalla moda di Rodolfo Valentino e Fred Astaire. Il sorriso, appena abbozzato in alcune foto, smagliante in altre, onesto e reso ancora più pulito da quegli occhiali tondi che lo rendevano un fumetto e, a pensarci bene, persino l’incarnazione di una sua convinzione, ovvero che lo “0-0 è il risultato perfetto”. Quel tipo di montatura era la perfetta riproduzione grafica di quella deduzione. Non a caso per definire uno 0-0 viene usata ancora la formula: “occhiali”.

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