mick jagger cricket

Quando Mick Jagger batté Netflix sul tempo (con una partita di cricket)

Tutti pensano di sapere chi sia Mick Jagger. Il frontman eterno dei Rolling Stones. Il partner creativo di Keith Richards, con cui ha scritto un pezzo abbondante della storia del rock. Simbolo culturale, padre settantenne, icona di moda in camicia turchese.

Ma non tutti sanno che Jagger, negli anni in cui internet era ancora un balbettio fatto di modem gracchianti e pagine lentissime, fu anche un pioniere dello streaming sportivo. E il suo sport del cuore non era né il calcio né il football americano, bensì il cricket.

Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, mentre le major discografiche guardavano alla rete con diffidenza e Napster cominciava a spaventare l’industria musicale, Jagger si avventurava in territori digitali ancora inesplorati. I Rolling Stones furono tra i primi a permettere ai fan di votare la scaletta dei concerti online e a trasmettere le performance dal vivo via webcast, con tutti i limiti tecnici del caso.

Ma è nel 1997 che il cantante fece qualcosa di inaspettato, quando decise di trasmettere in streaming un torneo di cricket minore disputato negli Emirati Arabi, lo Akai-Singer Champions Trophy. Le squadre partecipanti? Inghilterra, India, Pakistan e Indie Occidentali. Nessuna emittente si era fatta avanti per acquistare i diritti. Così Jagger pensò bene di farlo lui.

mick jagger cricket
Mick Jagger con alcuni membri della nazionale inglese durante il tour 1973-74 nei Caraibi. Jagger è una presenza familiare ai Test match da cinque decenni ormai.

La sua passione per il cricket è autentica. Ci ha giocato da giovane, ha frequentato lo stadio The Oval, ha scelto l’isola caraibica di Mustique anche per la cultura sportiva locale. Non sorprende quindi che, in mancanza di una copertura televisiva, abbia fondato una società, la Jagged Internetworks, con l’obiettivo di trasmettere cricket online per se stesso… e per chiunque altro fosse interessato.

A quel tempo, l’idea di guardare partite in diretta su internet sembrava fantascienza. La connessione era lenta, il video quasi inesistente. Il primo esperimento fu un audio-commento accompagnato da immagini statiche aggiornate ogni cinque secondi. Più che uno streaming, era un mosaico in movimento. Ma per chi viveva all’estero, lontano dai canali TV britannici o indiani, era una rivelazione.

Per realizzare tutto questo, Jagger si appoggiò a una delle poche realtà digitali già immerse nel cricket: Cricinfo. Il suo fondatore, Simon King, ricevette una telefonata insolita. Dall’altra parte della linea, qualcuno diceva che Mick Jagger voleva parlare di diritti di trasmissione.

In poco tempo venne stretto un accordo. Jagger finanziava l’operazione, Cricinfo gestiva la parte tecnica. Le partite venivano girate da WorldTel, la stessa compagnia che forniva i commentatori — leggende come Sunil Gavaskar, Michael Holding, Geoffrey Boycott — ignari, almeno all’inizio, di lavorare per un’azienda guidata da una rockstar.

Il risultato fu sorprendente. Uno dei match trasmessi fu India–Pakistan, probabilmente la rivalità più accesa del cricket mondiale. Il numero di accessi fu tale da far collassare i server. I tecnici di Real Networks, che gestivano lo streaming, si ritrovarono a chiedere: “Che diavolo è questo cricket?”. Avevano appena superato il record di accessi della testimonianza in diretta di Monica Lewinsky.

Non si trattava solo di un capriccio da celebrità annoiata. Jagger si immerse davvero nel progetto. Partecipò alle trattative, cercò sponsor, studiò la tecnologia. Non scriveva codice, ma voleva capire come funzionava ogni cosa. Il suo nome era in gioco, e questo bastava a renderlo coinvolto.

Certo, gli investimenti rimasero contenuti. I diritti internet, all’epoca, costavano poco o nulla. Ma l’operazione anticipò quello che sarebbe diventato uno dei modelli di business più redditizi nel mondo dello sport: il live streaming. Jagger e il suo team crearono un precedente che altri avrebbero seguito (e monetizzato) su scala molto più ampia.

Il progetto proseguì con i tornei in Bangladesh, i tour del Pakistan in Zimbabwe, e un’epica ma brevissima partita in Giamaica sospesa dopo poche decine di lanci per via del campo impraticabile. Poi, senza rumore, l’avventura si spense nel 1999. Cricinfo cambiò pelle e proprietari, Jagger tornò ai suoi mille impegni. E le grandi piattaforme digitali cominciarono a interessarsi seriamente al cricket.

Non fu un fallimento, né un grande successo commerciale. Fu un’intuizione. Forse arrivata troppo presto, ma con lo sguardo puntato lontano.

Oggi, Cricinfo è parte di ESPN e trasmette partite in tutto il mondo. Mick Jagger ha continuato a seguire il cricket da spettatore, mentre molti si sono dimenticati di quel suo esperimento online. Ma per chi c’era, resta la memoria di un momento pionieristico: una rockstar che, tra un concerto a Berlino e una partita a Sharjah, intuì che il futuro dello sport sarebbe passato per la rete.

E anche per questo, Mick Jagger non è stato solo una leggenda del rock. È stato, senza clamore, un pioniere digitale.

About

Zeta è il nostro modo di stare al mondo. Un magazine di sport e cultura; storie e approfondimenti per scoprire cosa si cela dietro le quinte del nostro tempo,