Non era un festival musicale. O forse sì. Ma al posto delle rockstar c’era il Papa. A Tor Vergata, trasformata per l’occasione in un’arena spirituale, Papa Leone XIV è sceso da un elicottero tra gli applausi di una folla giovane e compatta. Poi, a piedi, ha percorso la scalinata rossa portando una grande croce di legno fino all’altare montato sul palco. Davanti a lui, una distesa di ragazzi in festa, venuti da tutto il mondo. Con parole semplici, in italiano, spagnolo e inglese, ha ascoltato le loro domande, risposto con tenerezza, e infine li ha incoraggiati: “Perseverate nella fede con gioia e coraggio.”
Era il momento più atteso di una settimana scandita da concerti, confessioni di gruppo, preghiere collettive e notti passate a dormire all’aperto. Un raduno che qualcuno ha già ribattezzato la “Woodstock cattolica” – e non a caso. Ma dietro le danze e l’entusiasmo, c’è una sfida che pesa: la Chiesa può ancora parlare ai giovani?
Questa edizione della Giornata Mondiale della Gioventù, nata nel 1985 per intuizione di Giovanni Paolo II, coincide con l’Anno Giubilare. E il Vaticano, consapevole della distanza crescente tra istituzione e nuove generazioni, ha scelto di giocare la carta della cultura pop. Ha convocato oltre settanta influencer cattolici da tutto il mondo per un evento dedicato ai “Missionari Digitali”, con tanto di incontro ufficiale con il Segretario di Stato.
“Era tempo che la Chiesa riconoscesse questa nuova forma di evangelizzazione”, ha raccontato al NYT Nicola Campo, 19 anni, TikToker da migliaia di follower. E intanto su Instagram scorrono video di cori spontanei, confessioni di massa al Circo Massimo e balli al tramonto. Il messaggio è chiaro: se i giovani si allontanano dalle chiese, allora sarà la Chiesa ad andare da loro… anche online.

Non si è raggiunta l’epica dei quattro milioni di Manila nel ’95 né i due milioni della GMG romana del 2000. Questa volta, i partecipanti sono stati circa mezzo milione. Un numero che, seppur importante, racconta anche una realtà in cui i giovani, oggi, sembrano cercare spiritualità altrove.
“La sete di senso non è scomparsa” – ha spiegato padre José María Díaz-Dorronsoro, dell’Università Pontificia della Santa Croce – “Ma non passa più necessariamente dalle strutture religiose tradizionali.” In molti si riconoscono in una dimensione interiore, ma rifiutano posizioni dottrinali rigide su temi come l’aborto, la contraccezione o i diritti LGBTQ+. E per altri, la ferita degli abusi clericali è ancora aperta.
A tutto questo si somma la frattura meno visibile ma altrettanto profonda dell’indebolimento della trasmissione della fede all’interno delle famiglie.
“Le donne – da sempre protagoniste silenziose della trasmissione religiosa – si stanno allontanando perché si sentono escluse dai luoghi decisionali della Chiesa”, ha osservato la sociologa Rita Bichi.
Eppure, nel cuore del festival, c’è stato un momento di forte raccoglimento. Migliaia di giovani si sono radunati davanti alla reliquia di Carlo Acutis, il primo beato millennial destinato a diventare santo a settembre. Morto a 15 anni nel 2006, aveva creato un sito dedicato ai miracoli eucaristici. Oggi è venerato come “l’influencer di Dio”, capace di coniugare devozione e linguaggio digitale, spiritualità e cultura contemporanea.
La Chiesa, nella sua storia, ha sempre imparato a parlare la lingua del suo tempo. Oggi, questo significa anche abitare il mondo dei social.
Don Lucio Ruiz, responsabile del Dicastero per la comunicazione
Ma non tutto fila liscio nella nuova evangelizzazione digitale. Ogni influencer è anche un brand, e in un’epoca in cui l’identità online rischia di inghiottire il contenuto, distinguere tra testimonianza autentica e spettacolarizzazione del sé diventa sempre più difficile. La linea che separa l’annuncio evangelico dall’autopromozione è sottile. Spesso impercettibile.
Eppure, chi ha partecipato alla serata di sabato racconta di aver vissuto qualcosa di raro.
“A volte sembra che la fede stia sparendo” – ha confessato al NYT Vanessa Garlepp, giovane ingegnera biomedica arrivata dalla California – “Ma qui ho sentito un’energia diversa, una Chiesa giovane, viva. E mi ha dato speranza. È stato davvero bello.”







