Il primo nome pronunciato da Jannik Sinner dopo aver conquistato il suo primo Wimbledon non è stato quello di un coach o di un familiare. È stato quello del suo avversario, Carlos Alcaraz.
“Carlos, grazie per il giocatore che sei” – ha detto con gratitudine – “Giocare contro di te è sempre una sfida. Ma fuori dal campo abbiamo un bellissimo rapporto. Continua così, spingi sempre. Questo trofeo lo solleverai molte altre volte – già lo hai fatto due volte!”
Sul Centre Court, gremito e carico di tensione, il pubblico sembrava quasi voler spingere Alcaraz verso un quinto set, per allungare lo spettacolo e godersi ancora un po’ quella sfida mozzafiato. Ma Sinner, da vero numero uno al mondo, ha chiuso con autorità, mettendo fine alla corsa del campione in carica e regalando al tennis una nuova pagina di storia.
Era la loro prima finale a Wimbledon, e tutto lascia pensare che non sarà l’ultima. Sinner è il primo a sconfiggere Alcaraz in una finale Slam. Alcaraz, dal canto suo, era stato il primo a fare lo stesso con Sinner. I due si sono spartiti gli ultimi sette major: quattro per l’italiano, tre per lo spagnolo.
Solo un mese fa, al Roland Garros, avevano dato vita a una finale epica: Alcaraz era riuscito a rimontare due set e annullare tre match point. Ma a Londra, stavolta, il finale è stato diverso. E a spuntarla, con merito, è stato l’italiano.
Una cosa è certa: non si vedeva una doppia finale a Parigi e Wimbledon tra gli stessi due giocatori dallo storico duello del 2008 tra Federer e Nadal.

Le statistiche parlano di una rivalità equilibrata. Sinner ha 20 titoli in carriera, Alcaraz uno in più. Lo spagnolo è in vantaggio anche nei tornei del Grande Slam, con cinque contro i quattro di Sinner. Nei confronti diretti, Alcaraz conduce 8-5, ma Sinner ha appena interrotto una serie negativa di cinque sconfitte consecutive e ha anche bloccato la striscia vincente di 24 partite del rivale.
Le loro carriere viaggiano parallele: negli ultimi due anni, Sinner ha vinto 99 partite su 110, conquistando 10 trofei. Alcaraz ne ha vinte 102 su 121, con nove titoli.
E non è solo una questione di risultati. I loro match sono spesso memorabili per intensità e spettacolo: solo 4 dei 13 incontri tra i due sono terminati in tre set, e tre dei cinque scontri negli Slam sono arrivati al quinto set.
Il primo fu nei quarti di finale degli US Open 2022: cinque ore e un quarto di battaglia. Quest’anno a Parigi con cinque ore e mezza. Non si risparmiano mai.
Sinner è meno teatrale, più contenuto nelle emozioni. Ma nella finale di Wimbledon si è visto un Jannik più coinvolto, che urlava “Andiamo!” dopo i punti più importanti. In campo, il suo tennis è solido, pulito, scivola da un angolo all’altro con l’eleganza di Djokovic, sfruttando alla perfezione servizio e dritto.
Eppure, è il primo a riconoscere di poter ancora imparare:
Guardo sempre a Carlos – anche oggi ho avuto la sensazione che in certi momenti stesse facendo meglio di me. Lavoreremo su questo. Perché lui tornerà a darci battaglia, ne sono sicuro.
Alcaraz è il carisma fatto persona. Cammina per Wimbledon come una rockstar, accolto da una folla adorante anche durante gli allenamenti. Il suo tennis è estro puro: colpi spettacolari, sorriso sempre presente anche nei momenti difficili.
Ogni volta che giochiamo, il livello si alza tantissimo – ha dichiarato lo spagnolo – Penso che al momento non ci siano altre sfide nel tennis maschile capaci di raggiungere il nostro livello.
Con Federer, Nadal e Djokovic ormai fuori dalla scena o a fine corsa, il tennis aveva bisogno di una nuova rivalità in grado di accendere l’immaginario. E Sinner contro Alcaraz sembra essere la risposta.
“Ci siamo appena lasciati alle spalle una delle ere più straordinarie di sempre” – ha detto Pat Cash, campione di Wimbledon nel 1987 – “E ora, quasi all’improvviso, questi due ragazzi si stanno prendendo la scena. Stanno salvando il tennis.”
Anche John McEnroe ha colto il parallelo con il passato: “Mi ricordano i miei match contro Borg. Fuoco e ghiaccio. Opposti, ma entrambi devastanti.”
Ma forse le parole più belle arrivano da una vera icona, Rod Laver, quattro volte re di Wimbledon:
La loro rivalità è un dono per il nostro sport. Ed è resa ancora più preziosa dal rispetto sincero che nutrono l’uno per l’altro. Vincono o perdono con gioia, eleganza e sportività. Ecco cosa significa essere campioni.







