Sinner alcaraz roland garros
Foto: Denis Balibouse/Reuters

Come hanno fatto Carlos Alcaraz e Jannik Sinner a reggere cinque ore e mezza di tennis durante la finale del Roland Garros

Quando Jannik Sinner ha strappato il servizio a Carlos Alcaraz all’inizio del terzo set della finale del Roland Garros, domenica pomeriggio, sembrava che la partita fosse vicina alla conclusione e che entrambi i giocatori avrebbero potuto concedersi una doccia molto prima del previsto.

Sinner, numero 1 del mondo, aveva appena conquistato il suo ventesimo set consecutivo a Parigi. Ne bastava un altro per sollevare il suo quarto titolo Slam, il primo sulla terra rossa. Di fronte a lui c’era un avversario che, in otto precedenti occasioni, non era mai riuscito a rimontare due set di svantaggio.

Ma lo sport, si sa, sfugge spesso alla logica e tre ore dopo, era Alcaraz a sollevare la Coupe des Mousquetaires.

Il resto del mondo, invece, si limitava a restare a bocca aperta: com’era possibile giocare un tennis di qualità così alta per cinque ore e mezza, con un crescendo finale culminato in uno stratosferico super tiebreak vinto dallo spagnolo?

Dietro le quinte della resistenza

La preparazione per la finale comincia appena finisce la semifinale“, ha spiegato in un’intervista a The Athletic Mark Ellison, cofondatore di Haute Performance, azienda specializzata nella nutrizione degli atleti d’élite. Ellison ha lavorato con Andy Murray tra il 2012 e il 2013, e anche con il Manchester United e la nazionale britannica di boxe.

La regola base è reintegrare una volta e mezzo i liquidi persi nella partita precedente. Se hai un deficit del 2%, dobbiamo rimetterne dentro almeno il 3%, perché parte di quell’acqua sarà comunque eliminata. Poi c’è il carico di carboidrati: da 1 a 1,5 grammi per chilo di peso corporeo, da assumere subito. E va ripetuto ogni ora fino al pasto successivo.

Murray, ad esempio, mangiava fino a 40 pezzi di sushi dopo un match; la maggior parte dei giocatori integra con drink ricchi di elettroliti, frullati con carboidrati e proteine, gel e barrette.

Il tennis è durissimo, soprattutto sulla terra battuta. Non basta recuperare da un punto di vista energetico: bisogna anche gestire i danni muscolari. Nelle 24 ore tra semifinale e finale, servono da cinque a otto pasti completi. Il nostro compito è rendere quel volume alimentare il più naturale possibile, nascondendolo in bevande, salse, dessert e snack ad alta densità calorica.

Idratazione, glicogeno e… succo di cetriolini

Anche l’idratazione è una scienza precisa. I team dei giocatori monitorano con attenzione quanto sudano in ogni condizione, analizzando la composizione del sudore. Alcuni portano in campo termometri e sensori di umidità già durante gli allenamenti per adattare la strategia idrica.

In una giornata fresca si perdono pochi liquidi” – spiega Ellison – “Ma con il caldo si possono arrivare anche a due o tre litri all’ora, difficilissimi da rimpiazzare. Si può tollerare fino al 2% di disidratazione. Oltre, iniziano a calare concentrazione, resistenza, forza e potenza“.

Per questo le bevande degli atleti sono spesso preparate su misura, in base al fabbisogno specifico di elettroliti, molto più alto rispetto a quelli delle bevande sportive commerciali.

In un match come quello di domenica, un giocatore di 75 kg può bruciare fino a 4.000 calorie. Ma già prima della finale, le riserve di carboidrati sono ridotte per via delle due settimane di competizione. In media, il corpo può immagazzinare circa 530 grammi di glicogeno, ma è difficile raggiungere quel livello mangiando “normalmente”.

Gli atleti dovrebbero assumere tra 6 e 10 grammi di carboidrati per chilo al giorno. Ma è più complicato di quanto sembri. Serve integrare con carboidrati liquidi, altrimenti con la sola pasta ti senti troppo pieno.

Il pasto prepartita di Alcaraz, 90 minuti prima del match, è un piatto misto di pasta (con e senza glutine) accompagnato da una crema di cacao chiamata Ambrosia, a base di olio d’oliva e datteri. Poco prima di entrare in campo, assume una barretta con datteri, albume e guaranà. Sinner preferisce pollo con riso, oppure un panino con prosciutto e formaggio, in base all’orario del match.

Durante la partita, i giocatori riescono a rifornirsi frequentemente: “Si assumono tra 30 e 60 grammi di carboidrati all’ora“, dice Ellison, tramite gel, banane, bevande, barrette o shot energetici.

Tra le bevande usate da Alcaraz e Sinner domenica c’era anche il succo di cetriolini: ricco di sodio e potassio, è noto per ridurre i crampi il 40% più rapidamente dell’acqua. Si pensa che agisca stimolando i recettori della bocca, innescando un riflesso che interrompe il segnale di crampo al cervello. È particolarmente utile in condizioni calde o in partite molto lunghe — come la seconda finale Slam più lunga della storia.

Lo sport più brutale?

Giocare a tennis a questi livelli, per oltre cinque ore, è uno sforzo estremo. La USTA (la federazione statunitense) ha calcolato nel 2022 che un tennista copre in media 3-5 chilometri per match, ma con una frequenza di accelerazioni/decelerazioni unica tra gli sport professionistici.

Nel tennis si accumula lavoro a un ritmo elevatissimo: un’unità ogni 2-3 metri percorsi“, scriveva la USTA. Le accelerazioni, gli scatti e i cambi di direzione continui rendono questo sport tra i più logoranti.

Durante la finale, Alcaraz e Sinner hanno colpito 1.433 colpi da fondo. L’italiano ha dominato gli scambi brevi, lo spagnolo quelli lunghi. Nell’incredibile super tiebreak del quinto set, 8 dei 12 punti sono stati scambi lunghi: Alcaraz ne ha vinti 7.

Uno studio del 2013 ha mostrato che, dopo un torneo di tre giorni, i muscoli delle gambe degli atleti professionisti restano affaticati anche dopo due giorni di riposo, soprattutto per quanto riguarda potenza ed esplosività.

Il peso della mente

Anche la mente ha bisogno di recuperare. Forse più nel caso di Sinner, che non ha avuto la consolazione della vittoria.

Il mental coach Jamil Qureshi, che ha lavorato con top golfisti, calciatori e cricketer, spiega che la chiave sarà “riformulare” l’esperienza:

Come possiamo guardare a ciò che è successo in un modo che ci aiuti a migliorare?

Quanto ci vorrà per recuperare è difficile dirlo. “Dipende dalla persona” – dice Qureshi – “Sinner ha un buon team. Rivedere i video, analizzare la partita… Se sarà nella giusta disposizione mentale, e sono certo che lo sarà, userà questa esperienza per crescere“.

Alcaraz, nel suo intervento post-gara, ha parlato della fede incrollabile in se stesso:

Ci ho creduto sempre. Anche quando ero sotto match point, pensavo: un punto alla volta. Un punto, poi provare a salvare il game, e continuare a crederci.

Nel super tiebreak finale, quando sembrava impossibile spingersi oltre, è stato proprio ciò che ha fatto. Ha preso il volo: 7-0, poi vittoria 10-2. Il punto decisivo? Un diritto lungo linea semplicemente perfetto.

In quei momenti, è il subconscio che prende il comando” – spiega Qureshi – “Quando sei ‘nella zona’ tutto diventa chiaro, energico, naturale. Il tuo corpo sa cosa fare. È lì che il talento si trasforma in eccellenza“.

Con Wimbledon alle porte, a sole tre settimane dalla battaglia di Parigi, entrambi dovranno recuperare in fretta. Alcaraz forse andrà come da tradizione a Ibiza. Sinner, invece, potrebbe puntare tutto sulla voglia di riscatto.

Solo l’erba di Wimbledon dirà quale approccio sarà stato quello giusto.

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