Takahiro Anno team mirai
Foto: 長瀬友哉

Giappone, l’irruzione dei nerd in Parlamento: la scommessa politica di Team Mirai

Nel severo rituale istituzionale di Tokyo, dove abiti scuri e cravatte disciplinate segnano l’appartenenza a una tradizione politica stratificata, la figura di Takahiro Anno introduce un elemento di discontinuità quasi teatrale. A trentacinque anni, questo ingegnere informatico prestato alla politica guida Team Mirai, formazione nata dall’iniziativa di programmatori e specialisti digitali che, contro ogni previsione, ha ottenuto undici seggi nella Camera bassa del Parlamento giapponese.

La Camera dei Rappresentanti, composta da 465 membri, ha visto affacciarsi una compagine che fino a pochi mesi fa sembrava marginale, sostenuta da appena 2.600 iscritti. Eppure, grazie al sistema proporzionale, Team Mirai ha raccolto oltre tre milioni di voti, sfiorando il 7 per cento dei consensi nazionali, con un radicamento significativo tra gli elettori urbani tra i quaranta e i cinquant’anni.

La proposta politica si articola attorno a un assunto netto. L’intelligenza artificiale rappresenta una forza di trasformazione devastante che modifica strutture e abitudini. Anno, già membro della Camera dei Consiglieri dallo scorso anno, insiste su questo punto con una convinzione che trascende la retorica elettorale. L’obiettivo dichiarato consiste nel rendere l’amministrazione pubblica più rapida, trasparente ed efficiente, impiegando chatbot governativi per orientare i cittadini, autobus a guida autonoma per rispondere alla carenza di autisti, banche dati avanzate capaci di rendere leggibili i finanziamenti politici e i testi legislativi.

La proposta politica si articola attorno a un assunto netto. L’intelligenza artificiale rappresenta una forza di trasformazione devastante che modifica strutture, abitudini e gerarchie.

La questione del lavoro, in un Paese segnato da un invecchiamento demografico accentuato e da una cronica scarsità di manodopera, occupa un posto centrale nel discorso del partito. Team Mirai sostiene che l’automazione intelligente possa liberare risorse e generare risparmi tali da alleggerire il peso dei contributi pensionistici e sanitari per le famiglie dei lavoratori.

Takahiro Anno team mirai
Takahiro Anno

Il contesto internazionale rende la vicenda ancor più significativa. In diversi Paesi europei sono emerse liste e candidati focalizzati sull’intelligenza artificiale, mentre governi e parlamenti sperimentano strumenti algoritmici per la redazione di politiche pubbliche. Parallelamente, la diffusione di contenuti manipolati attraverso sistemi generativi alimenta timori e tensioni. Team Mirai ha scelto una postura che rifugge tanto l’entusiasmo ingenuo quanto l’allarmismo apocalittico.

Un elemento decisivo del successo elettorale risiede nell’approccio pragmatico adottato sui temi più divisivi. Il partito ha difeso il mantenimento dell’imposta sui consumi applicata ai generi alimentari, posizione controcorrente rispetto a pulsioni populiste favorevoli alla sospensione del tributo. Tale scelta ha contribuito a costruire un’immagine di competenza tecnica e di distanza dalle polarizzazioni ideologiche tradizionali. L’orientamento dichiarato, «né di destra né di sinistra», privilegia la soluzione dei problemi rispetto all’appartenenza.

Ora si apre la fase più complessa. I nuovi eletti (età media intorno ai quarant’anni, titoli conseguiti in università d’élite giapponesi e occidentali, esperienze in aziende come IBM e Sony) dovranno misurarsi con una macchina amministrativa notoriamente lenta e formalistica. Il confronto con il Partito Liberal Democratico guidato dal primo ministro Sanae Takaichi richiederà capacità negoziale oltre che competenza tecnica.

E le prime difficoltà sono già emerse. In alcune sale parlamentari vige il divieto di utilizzare computer portatili e tablet, retaggio di una cultura burocratica che conserva un rapporto quasi affettivo con fax e floppy disk. La campagna elettorale ha fatto largo uso degli strumenti che intende istituzionalizzare. Un chatbot messo a disposizione degli elettori ha risposto a quasi 39 mila domande, raccogliendo oltre 6 mila suggerimenti su proposte, quali il taglio delle imposte per le famiglie con figli o l’introduzione di autobus senza conducente.

La sensibilità culturale giapponese costituisce, infine, un fattore non secondario. Se in Occidente l’intelligenza artificiale evoca spesso scenari distopici, dal cyborg assassino di Terminator alla sostituzione integrale del lavoro umano, in Giappone la familiarità con l’immaginario robotico assume tonalità diverse. La figura di Doraemon, gatto robot proveniente dal futuro, appartiene a un pantheon popolare che attenua le paure e integra la tecnologia nel quotidiano. Team Mirai ha intercettato questa disposizione collettiva e l’ha tradotta in proposta politica. Resta da verificare se l’energia innovativa che ha alimentato l’ascesa elettorale saprà incidere su un sistema istituzionale complesso e sedimentato. La promessa di accelerare una politica percepita come lenta si misura ora con la densità delle procedure e con l’inerzia delle consuetudini. In quella frizione tra codice e carta si gioca una partita che riguarda non soltanto il Giappone, ma il modo stesso in cui le democrazie intendono governare la trasformazione digitale.

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