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In Afghanistan la finanza umanitaria che non ti aspetti

È difficile associare l’innovazione digitale a un Paese governato da un regime che guarda con sospetto Internet e i suoi usi. Eppure, proprio in una nazione isolata e segnata da decenni di conflitti, una start-up locale sta costruendo strumenti basati su blockchain con l’ambizione di cambiare il modo in cui gli aiuti umanitari vengono distribuiti nelle aree più fragili del mondo. «Queste difficoltà le abbiamo vissute sulla nostra pelle», ha raccontato al NYT Zakia Hussaini, ventisei anni, sviluppatrice della piattaforma HesabPay. «Per questo sappiamo progettare soluzioni che funzionano davvero».

L’app è stata inizialmente adottat dall’United Nations High Commissioner for Refugees, che oggi lo utilizza per sostenere decine di migliaia di famiglie afghane, in uno dei più grandi programmi pubblici di aiuti su blockchain al mondo. In seguito, l’organizzazione umanitaria Mercy Corps ha collaborato con HesabPay per estendere l’iniziativa alla Siria, con progetti in fase di sviluppo anche per Sudan e Haiti.

In Siria, ricevere denaro dall’estero è spesso un percorso a ostacoli. Il contante scarseggia, le banche internazionali evitano il Paese e i servizi di rimesse applicano commissioni che possono arrivare al dieci per cento. La tecnologia di HesabPay consente alle organizzazioni umanitarie di aggirare questi blocchi, trasferendo fondi in modo diretto e tracciabile. Dietro la piattaforma c’è Sanzar Kakar, imprenditore afghano-americano che in passato gestiva il principale servizio di elaborazione stipendi del Paese. Il ritiro degli Stati Uniti nel 2021 e il ritorno al potere dei Taliban hanno però innescato un collasso finanziario. Le sanzioni hanno congelato i trasferimenti internazionali e la banca centrale si è di fatto dissolta. Di fronte a un sistema al collasso, Kakar ha scelto la strada della blockchain.

HesabPay, dal termine locale che significa conto, è nata come un’app per smartphone che permette trasferimenti immediati tra portafogli digitali, senza passare dalle banche tradizionali né dalle infrastrutture controllate dal governo. Oggi la piattaforma conta centinaia di migliaia di wallet in Afghanistan e movimenta ogni mese decine di milioni di dollari in stablecoin ancorate alla valuta locale. Dal febbraio 2025, l’agenzia Onu per i rifugiati ha distribuito attraverso questo sistema quasi venticinque milioni di dollari a decine di migliaia di persone vulnerabili rientrate nel Paese, riducendo costi, tempi di attesa e aumentando il controllo sulle transazioni. Secondo Ric Shreves, esperto di finanza decentralizzata, il ricorso a strumenti di questo tipo da parte delle organizzazioni umanitarie era quasi inevitabile. Rispetto ai metodi tradizionali, sono più rapidi, hanno minori commissioni e maggiore trasparenza. Restano però dei rischi, soprattutto quando i pagamenti si basano su stablecoin legate a valute locali. Se da un lato il denaro digitale è più sicuro del contante, dall’altro può teoricamente essere bloccato per decisioni politiche o tecniche. E non è qualcosa che si può nascondere sotto il materasso.

Negli ultimi anni, gli aiuti in contanti sono diventati sempre più centrali perché rapidi e rispettosi della dignità delle persone. Il problema è la tracciabilità. I donatori vogliono certezze sull’uso dei fondi, soprattutto in un contesto in cui i tagli all’assistenza internazionale hanno aumentato la pressione sulla trasparenza. La blockchain risponde proprio a questa esigenza, creando una traccia digitale che registra quanto viene inviato, a chi e dove viene speso. HesabPay ha integrato ulteriori livelli di sicurezza, come le dashboard in tempo reale che monitorano l’attività dei wallet e la confrontano con i database internazionali di conformità. Il sistema è progettato per individuare segnali di finanziamento illecito, riciclaggio o frodi online e per lanciare avvisi immediati. Per chi finanzia gli aiuti, è un livello di controllo raramente possibile in Stati così fragili.

In un mondo abituato ad associare l’innovazione alle capitali tecnologiche globali, la storia di HesabPay suggerisce una lezione diversa. A volte le soluzioni più radicali nascono proprio nei luoghi in cui il bisogno è più urgente.

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