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Come la Finale della Coppa d’Africa si è trasformata in un caos

Doveva essere una festa, è diventata una ridda. La finale della Coppa d’Africa 2025 tra Senegal e Marocco, giocata a Rabat, si è conclusa con un titolo per i Leoni della Teranga — il secondo della loro storia — ma nessuno, alla fine, parlava del risultato. Tutto è stato oscurato da scene sconcertanti, proteste furibonde, arbitraggi discussi, un rigore sbagliato con un Panenka mal riuscito, e perfino raccattapalle che lottavano fisicamente con i giocatori.

«L’immagine data oggi dal calcio africano è una vergogna», ha dichiarato senza mezzi termini il commissario tecnico del Marocco, Walid Regragui, dopo il triplice fischio. Ed è difficile dargli torto.

Il rigore che ha fatto esplodere tutto

È il minuto 98. Brahim Diaz, stella del Marocco, cade in area lamentando una trattenuta da parte di Diouf, terzino sinistro senegalese. In un primo momento l’arbitro congolese Jean-Jacques Ndala lascia correre, ma dopo una lunga pausa e consulto VAR, assegna il rigore. A quel punto scoppia l’inferno.

I giocatori del Senegal, già esasperati per l’annullamento di un loro gol in circostanze molto discutibili, reagiscono con rabbia e lasciano il campo. Sadio Mané prova a fermarli, ma alla fine prevale la linea dura dell’allenatore Pape Thiaw. Sugli spalti intanto iniziano a volare sedie, oggetti e perfino tripodi. Alcuni tifosi vengono fermati dalla polizia antisommossa, un volontario rimane ferito. È uno stadio in guerra.

Quando finalmente, dopo interminabili 16 minuti, tutto sembra tornare alla normalità, Brahim si presenta sul dischetto. Ma invece di calciare con decisione, opta per un morbido “cucchiaio”. Edouard Mendy, però, non si lascia ingannare e blocca il pallone senza difficoltà. Brahim, incredulo, si accascia a terra, gli occhi pieni di lacrime, subito circondato dai compagni. C’è chi insinua che l’abbia fatto apposta, per non peggiorare ulteriormente una situazione già esplosiva. Difficile saperlo, è solo un altro interrogativo su una serata fuori da ogni logica.

Risse, provocazioni e ball boys impazziti

Nel frattempo, la partita è sempre più fuori controllo. I raccattapalle marocchini tentano in ogni modo di infastidire Mendy, cercando di rubargli l’asciugamano. Hakimi addirittura lo getta dietro i cartelloni pubblicitari. Alla fine il secondo portiere senegalese, Yehvann Diouf, si piazza accanto al palo per proteggere l’asciugamano della discordia, ma viene prima inseguito e poi spintonato e buttato a terra da uno dei raccattapalle. Tutto questo, mentre la partita è in corso.

E nel caos generale, è il Senegal a trovare la zampata vincente: un tiro mancino bellissimo di Pape Gueye, centrocampista del Villarreal, sblocca il risultato nei tempi supplementari. Il Marocco non riesce più a reagire, e così il match finisce 1-0.

Dopo il fischio, altre scintille

A fine partita, Regragui e Thiaw si affrontano a muso duro in campo. Il ct marocchino rifiuta di stringere la mano al collega. Brahim, sostituito dopo l’extra time, rientra negli spogliatoi in lacrime. Quando riceve il premio di capocannoniere del torneo, non riesce nemmeno a sorridere.

Dall’altra parte, il Senegal festeggia con bandiere e danze, cancellando con l’adrenalina gli ultimi 45 minuti di pura follia.

Ma il peggio non è finito.

Nella conferenza stampa post partita, alcuni giornalisti marocchini chiedono pubblicamente le dimissioni di Regragui. Lui si infuria, vuole sapere per chi lavorano. Uno di loro lo accusa di aver fatto piangere i bambini presenti allo stadio. Intanto, Pape Gueye, il man of the match, prova a riportare l’attenzione sul campo: «Ci sentivamo derubati, ma Sadio Mané ci ha detto: torniamo e giochiamocela. Lo abbiamo fatto. Abbiamo reagito».

Quando arriva Thiaw in sala stampa, mano nella mano con una bambina, i giornalisti senegalesi lo applaudono, quelli marocchini lo fischiano. Scoppia una rissa anche tra la stampa, e la conferenza viene sospesa.

Thiaw parlerà solo brevemente a beIN Sports, dove si scuserà:

Abbiamo reagito a caldo. Non avremmo dovuto lasciare il campo, ma è successo. Ora chiediamo scusa al calcio.

Le reazioni non tardano. Gianni Infantino, presidente della FIFA presente allo stadio, condanna duramente:

Scene inaccettabili in campo e sugli spalti. La violenza non ha posto nel calcio. Le squadre devono sempre rispettare le decisioni arbitrali.

Anche se la Coppa torna a Dakar, il dibattito continua. C’è chi accusa, chi si difende, chi cerca giustificazioni. Ma una cosa è certa: quella che doveva essere una vetrina per il calcio africano si è trasformata in un brutto spettacolo mondiale.

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