Nel mondo elegante e raffinato della moda tradizionale cinese, poche creazioni evocano l’identità femminile quanto il qipao. Ma non tutti i qipao sono uguali. Anzi, dietro il taglio di un colletto, la scelta di un tessuto o l’abbondanza di un ricamo, si nasconde la storia di due anime della Cina moderna, Pechino e Shanghai, in costante dialogo (e competizione) tra conservazione e innovazione, tra radici e cosmopolitismo. È la storia di Jingpai (京派) e Haipai (海派), lo stile pechinese e quello shanghainese.
Due filosofie culturali, due città simbolo
Il termine Haipai, che letteralmente significa “scuola marittima”, nacque agli inizi del Novecento come espressione sprezzante usata dagli intellettuali di Pechino per criticare la crescente influenza occidentale a Shanghai. Questa città, divenuta negli anni Venti e ’Trenta la capitale commerciale, intellettuale e glamour dell’Estremo Oriente, si era trasformata in un laboratorio sperimentale dove arte, moda e design fondevano estetiche cinesi con influssi francesi, britannici e americani.
In risposta, nacque Jingpai, la “scuola di Pechino”, espressione di una Cina più legata alle tradizioni confuciane, alla sobrietà dei palazzi imperiali, alla centralità della cultura classica. Due visioni contrapposte dunque, da una parte Shanghai guardava al futuro, all’efficienza, al dinamismo dei mercati globali; dall’altra Pechino cercava di preservare l’essenza profonda della civiltà cinese, anche a costo di apparire immobile.
Oggi queste differenze si respirano ancora. Shanghai affascina con i suoi grattacieli scintillanti, i caffè della Concessione Francese, gli ex shikumen riconvertiti in gallerie d’arte e concept store. Pechino, invece, conserva nei suoi hutong e nei cortili degli antichi siheyuan la memoria di una Cina millenaria, fatta di equilibrio, ritualità e identità nazionale.
Il qipao: un simbolo culturale conteso
In questa cornice si inserisce il qipao, noto in Occidente anche come cheongsam. Nato durante la dinastia Qing (1644–1912), il qipao fu inizialmente un abito ampio e modesto, indossato dalle donne mancesi. Ma fu solo nel Novecento, e in particolare negli anni Venti e Trenta, che il qipao assunse la forma slanciata e sensuale che oggi conosciamo, grazie proprio all’intervento della scuola di Shanghai.
Lo stile Haipai: modernità, sensualità, minimalismo
Il qipao di stile Haipai rifletteva perfettamente lo spirito dell’epoca dorata di Shanghai. La città vide fiorire una moda ispirata al taglio sartoriale occidentale con le linee del qipao che si fecero aderenti, il punto vita evidenziato, e i tessuti più leggeri e trasparenti. Le maniche si accorciarono, gli spacchi si alzarono, e le decorazioni furono ridotte al minimo. La vera protagonista era la silhouette femminile.
Nei caffè coloniali, le donne indossavano il qipao abbinandolo a cappottini occidentali, stole di pelliccia e occhiali da sole in stile hollywoodiano. Il qipao diventò così non solo un abito, ma una dichiarazione di emancipazione e raffinatezza. Era la donna moderna, colta, sofisticata, pronta a muoversi tra un ballo al Paramount e un tè al Peace Hotel.
Lo stile Jingpai: sobrietà, ricamo, continuità
Ben diverso era il qipao pechinese, fedele alla tradizione. Più vicino agli abiti di corte della tarda epoca Qing, il qipao Jingpai manteneva un taglio dritto, meno aderente, che appiattiva la silhouette. Le decorazioni, invece, erano abbondanti con ricami floreali, draghi, nuvole e motivi simbolici cuciti a mano; tessuti più pesanti, spesso broccati, bordature larghe e vistose con contrasti di colore forti.
Il qipao Jingpai non inseguiva la moda ma la cerimonialità. Era l’abito delle occasioni importanti, dei matrimoni, delle udienze ufficiali, delle fotografie formali. Più solenne che civettuolo, comunicava solidità, rispetto per la tradizione, senso di appartenenza a una cultura millenaria.
L’evoluzione del qipao negli anni Trenta
Eppure, già negli anni Trenta, le frontiere tra Haipai e Jingpai iniziarono a sfumare. Donne come Madame Wellington Koo, moglie del celebre diplomatico Wellington Koo, furono tra le prime a indossare qipao ibridi: taglio aderente e moderno, ma ricami sontuosi in stile Jingpai. L’abito diventava così una sintesi perfetta tra Oriente e Occidente, tra forma e significato.
Questi qipao “di transizione” furono amatissimi dall’alta società, dalle star del cinema muto e dalle mogli dei funzionari della neonata Repubblica di Cina. Esprimevano un’identità nuova, femminile ma autorevole, patriottica ma cosmopolita.
Oggi, le espressioni Haipai qipao e Jingpai qipao vengono usate soprattutto per classificare abiti d’epoca o indicare la formazione sartoriale di alcuni atelier. I migliori sarti di qipao sono spesso formati secondo la tecnica Haipai, ma non è raro che un cliente chieda un qipao su misura che combini elementi di entrambi gli stili. La verità è che, come accade spesso nella moda, i confini si dissolvono. I qipao di oggi, indossati in matrimoni, eventi culturali o persino sfilate di moda, sono il frutto di cento anni di contaminazioni.
In un semplice abito, la Cina ha racchiuso secoli di estetica, filosofia, politica e società. E ogni volta che una donna indossa un qipao continua a raccontare questa storia. A modo suo.







