Le foto dimenticate che raccontano la Prima guerra mondiale come non l’abbiamo mai vista

All’inizio di aprile del 1916, Ewart Tempest arrivò a Vignacourt con il fango della Somme ancora attaccato agli stivali. Era un giovane ufficiale britannico di ventisei anni, cresciuto a Bradford, nel cuore industriale dell’Inghilterra del nord. Prima della guerra vendeva tessuti e scriveva nel tempo libero. Aveva già pubblicato saggi sui giornali, persino uno su Shakespeare che gli era valso un premio. Ora serviva come ufficiale d’intelligence nel Sesto Battaglione del West Yorkshire Regiment, una unità territoriale formata in gran parte da uomini della sua città. Dopo mesi di trincea, il battaglione era esausto e Vignacourt, un villaggio francese a una quindicina di miglia dal fronte, sembrava quasi un rifugio.

L’inverno precedente lo avevano passato vicino a Ypres, in Belgio, in un dedalo di trincee dove il nemico era a meno di duecento metri e la terra di nessuno era disseminata di cadaveri. Per Tempest era stato il battesimo del fronte. Nei suoi scritti non cercò mai attenuanti o edulcorazioni. Parlava di fango come fango e di morte come morte. Descriveva un paesaggio saturo di gas, corpi, rottami e bombardamenti continui. Era un linguaggio lontanissimo da quello dei giornali dell’epoca, che preferivano eufemismi e ottimismo forzato. Nei resoconti di Tempest, invece, la guerra era una compressione insopportabile di miseria e violenza.

Dopo Ypres, il Sesto venne trasferito nei pressi di Thiepval, dove l’artiglieria tedesca impiegava i minenwerfer, ordigni così pesanti da cancellare un uomo senza lasciare segni. Le detonazioni erano talmente violente da spegnere le candele nei ricoveri sotterranei a grande distanza, e chi le subiva raccontava di essere stato sollevato da terra come da una raffica di vento. A tutto questo si aggiungeva la sensazione inquietante di essere osservati in anticipo, come se il nemico conoscesse ogni spostamento. Quando il battaglione raggiunse la linea del fronte, nel febbraio del 1916, dalle trincee opposte arrivò perfino un saluto, pronunciato in inglese: “Ciao, West Yorks”.

Vignacourt, dopo quell’orrore, sembrava quasi irreale. I due mesi trascorsi nel villaggio scorsero tra bevute nei caffè, esercitazioni nei boschi e spettacoli improvvisati dove uomini in abiti femminili cercavano di far ridere un pubblico affamato di leggerezza. Tempest osservava i volti degli spettatori con attenzione. In quegli sguardi coglieva un bisogno disperato di evasione, una gioia troppo intensa per essere naturale, attraversata da brevi ma evidenti lampi di stanchezza e di angoscia. Tracce profonde, che solo chi sapeva cosa cercare poteva leggere davvero.

Ma Vignacourt offriva qualcosa di più di riposo e distrazioni. In una fattoria del paese abitavano Louis e Antoinette Thuillier, che oltre a occuparsi di riparazioni meccaniche e biciclette, possedevano una preziosa macchina fotografica a lastre di vetro. Per una somma modesta, Louis realizzava ritratti che stampava direttamente su cartoline fotografiche. Con il tempo, il cortile della loro casa si trasformò in uno studio improvvisato, dove davanti agli aratri e agli attrezzi appesero un fondale dipinto, con colonne neoclassiche, e iniziarono a immortalare soldati provenienti da ogni parte del mondo.

Tra il 1914 e il 1918, davanti all’obiettivo dei Thuillier posarono soldati britannici, australiani, francesi, americani, indiani, nepalesi, africani, lavoratori cinesi e civili del villaggio. Ma il lavoro dei coniugi non fu solo commerciale. Invece di pulire e riutilizzare le lastre, come si faceva all’epoca, decisero di conservarle tutte. Quando il vetro cominciò a scarseggiare, arrivarono persino a smontare i vetri delle finestre di casa pur di non interrompere le riprese. Quelle immagini, custodite in tre bauli per decenni, sarebbero diventate uno degli archivi fotografici più straordinari della Grande Guerra.

Un soldato posa indossando un costume da Pierrot | Foto: Collezione Louis and Antoinette Thuillier
Tre lavoratori cinesi | Foto: Collezione Louis and Antoinette Thuillier

Tempest, però, in quel momento aveva altro in mente. Durante una passeggiata nel villaggio, notò una giovane donna affacciata alla finestra. Si chiamava Julienne, insegnava nella scuola del paese ed era imparentata con la famiglia Thuillier. Tempest, forte del suo francese scolastico, si fermò a parlarle. Fu l’inizio di una storia d’amore che nei suoi scritti rimane quasi invisibile; nei resoconti ufficiali si limita a notare che gli abitanti di Vignacourt erano particolarmente accoglienti.

Intanto, mentre i due si conoscevano meglio, i comandi alleati preparavano l’offensiva sulla Somme. L’aria era densa di presagi. Anche senza conoscere i dettagli, tutti intuivano che si stava avvicinando qualcosa di devastante. Tempest scrisse che quei giorni erano stati fin troppo sereni, e che tra i soldati circolava un detto amaro:

Ci stanno ingrassando per il macello.

Alla vigilia dell’attacco, l’artiglieria alleata scatenò un bombardamento senza precedenti. In sette giorni vennero sparati un milione e mezzo di colpi. In Inghilterra, a centinaia di chilometri dal fronte, le finestre delle scuole vibravano. In trincea, il fragore era assordante, quasi disumano. Ma i bunker tedeschi, profondi e ben costruiti, ressero l’urto. Quando il fuoco si spense, i mitraglieri emersero quasi illesi, pronti a riprendere posizione.

Il primo luglio 1916, all’alba, decine di migliaia di soldati britannici uscirono dalle trincee e vennero falciati. Fu il giorno più tragico nella storia dell’esercito inglese, con ventimila morti in poche ore. Il Sesto battaglione entrò in azione nel pomeriggio. Quasi nessuno ne uscì senza ferite. Tempest raccontò uomini che cadevano uno dopo l’altro, interi reparti annientati nel giro di pochi metri. Non cercò mai di mettere in risalto se stesso. Al contrario, riportò le parole di un sergente che parlava di proiettili come pioggia e corpi che si accumulavano nel fango.

Tempest si salvò. Molti dei volti impressi sulle lastre di vetro dei Thuillier no.

Foto: Collezione Louis and Antoinette Thuillier
Foto: Collezione Louis and Antoinette Thuillier

La battaglia proseguì per mesi. In autunno, il Sesto battaglione contribuì alla conquista di Thiepval. Tempest ricevette la Military Cross per aver attraversato la terra di nessuno sotto il fuoco nemico e aver trasmesso costantemente informazioni sull’andamento dell’offensiva. Tornò a Vignacourt nel 1917, decorato e con una macchina fotografica portatile, nonostante fosse proibita. In uno dei suoi scatti, Julienne è seduta alla finestra e sorride, proprio come il giorno in cui si erano conosciuti.

Si sposarono nel giugno del 1918, con una cerimonia semplice. Lui in uniforme, lei in bianco, i fiori tra i capelli. E le lastre con le foto finirono nei bauli dei Thuillier, accanto a migliaia di altri ritratti di guerra.

Ma il conflitto non era ancora finito. Nell’autunno del 1918, Tempest guidò un ultimo attacco, disperato e violento. Per quel gesto fu insignito del Distinguished Service Order. L’armistizio arrivò l’11 novembre. Dei novecentomila britannici morti, centinaia appartenevano al suo battaglione.

Un gruppo di soldati australiani tiene un cartello con la scritta «We Want Our Mumie» («Vogliamo la nostra mamma») | Foto: Collezione Louis and Antoinette Thuillier

Dopo la guerra, Tempest scrisse la storia ufficiale del Sesto battaglione. Lo fece con rigore, precisione e una sensibilità rara. Rifiutò di comparire in copertina, lasciando che fossero i fatti, e non il suo nome, a parlare. Intanto, a Vignacourt, Louis e Antoinette Thuillier smisero di scattare. Louis cadde in una depressione profonda e nel 1931 si tolse la vita. Le lastre vennero chiuse in soffitta e dimenticate. Decenni dopo furono ritrovate. Migliaia di immagini perfettamente conservate, nitide come se fossero state scattate solo il giorno prima. Soldati che sorridono, che posano con i cani, che scherzano, che corteggiano. Stivali sporchi di fango, occhi segnati dalla fatica. Attimi di umanità colti a pochi passi dalla morte.

Guardando quei volti, si prova la stessa inquietudine che forse tormentava Louis, quella di non sapere chi è tornato, chi invece è rimasto per sempre in quella terra. Anche i momenti felici erano attraversati dalla guerra. Lo dimostra la fotografia di nozze dei Tempest, contaminata da una doppia esposizione. Sullo sfondo della festa si intravede l’ombra di due soldati. Un errore tecnico che rivela una verità impossibile da rimuovere: in quegli anni, nulla era davvero al sicuro dal fronte.

foto prima guerra mondiale

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