Diane Keaton: una vita in immagini

Diane Keaton se n’è andata a 79 anni, lasciando dietro di sé non solo una filmografia sterminata ma anche un modo nuovo di essere donna a Hollywood: ironica, vulnerabile, disarmante e profondamente autentica.

La notizia della sua morte, arrivata sabato da Los Angeles, ha attraversato l’industria del cinema come un’onda di commozione. Attori, registi e fan hanno invaso i social per ricordarla: Bette Midler, sua compagna di set in The First Wives Club, l’ha definita “brillante, bellissima, straordinaria, completamente priva di malizia o competitività, una vera originale”. Ben Stiller l’ha salutata come “icona di stile, umorismo e grazia”. Il regista Paul Feig l’ha ricordata come “una persona gentile e creativa che, per caso, era anche una leggenda”.

Ma Diane Keaton è stata molto più di una star. È stata una rivoluzione sottile, costruita a colpi di ironia, cappelli a tesa larga e fragilità trasformate in potenza.

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Diane Keaton al Festival di Cannes nel 1987 | Associated Press
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Durante la conferenza stampa per Tutto può succedere | Foto: Vera Anderson

Dopo gli studi in recitazione, debutta a Broadway e nel 1968 viene scelta per la versione teatrale di Hair. È lì che incontra Woody Allen, l’uomo che segnerà la sua carriera e parte della sua vita privata.

Con Allen forma una delle coppie artistiche più iconiche della storia del cinema. Insieme girano otto film, da Provaci ancora, Sam (1972) a Io e Annie (1977), pellicola che le vale l’Oscar come miglior attrice protagonista. Annie Hall, con i suoi pantaloni larghi, il gilet maschile e la voce esitante, diventa l’archetipo della donna intelligente e insicura, ironica e moderna, che non ha paura di essere imperfetta.

I suoi amori hanno riempito le pagine dei giornali ma mai definito la sua identità. Ha avuto relazioni con Woody Allen, Warren Beatty e Al Pacino, ma non si è mai sposata.

Non mi serviva qualcuno che mi completasse — diceva — mi bastava sentirmi intera da sola.

Negli anni ha adottato due figli, Duke e Dexter, scegliendo la maternità come gesto personale e non come convenzione sociale.

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Insieme ad Al Pacino nel film del 1972, Il Padrino | Foto: Paramount Pictures

Negli anni successivi alterna commedie romantiche e ruoli drammatici, costruendo una carriera che sfugge a ogni etichetta. È Kay Adams nella saga de Il padrino, moglie silenziosa e inquieta di Michael Corleone, e Louise Bryant in Reds di Warren Beatty, un ruolo che le regala una seconda nomination all’Oscar. Ma Keaton è una presenza costante nell’immaginario americano, capace di unire humour e malinconia, glamour e goffaggine.

Dietro la brillantezza, però, non c’è mai stata un’assenza di ombre. In interviste e autobiografie, Keaton ha parlato apertamente delle sue insicurezze, della dismorfofobia, dei disturbi alimentari e di quella paura costante di non essere “abbastanza”. Una fragilità che, anziché distruggerla, ha dato spessore ai suoi personaggi e l’ha resa più vicina al pubblico.

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Keaton e Allen nel 1979 di nuovo insieme nel film Manhattan
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Keaton e Warren Beatty alla 54a edizione degli Academy Awards nel 1982. Hanno recitato insieme nel film Reds | Foto: Getty Images
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Foto: Getty Images

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