La Guerra dei Cent’anni (1337-1453) non fu un semplice conflitto dinastico tra Francia e Inghilterra. Fu una frattura epocale, una serie di guerre intermittenti che per oltre un secolo sconvolsero l’Europa occidentale, lasciando un’eredità di macerie, ma anche di innovazioni politiche, sociali e militari che avrebbero aperto la strada al mondo moderno.
Il conflitto durò 116 anni: una sequenza di fasi belliche, tregue fragili, intrighi diplomatici e guerre civili interne, culminata nella definitiva affermazione della monarchia francese e nel declino delle ambizioni inglesi sul continente.
Le cause: dinastie in crisi, feudi contesi ed economie intrecciate
Per comprendere le origini della guerra, occorre guardare al contesto del Trecento. Francia e Inghilterra erano entrambe monarchie feudali, ma con strutture differenti:
- L’Inghilterra della prima metà del Trecento contava circa cinque milioni di abitanti. La sua era un’economia essenzialmente rurale, fondata sulla produzione di cereali e sull’allevamento ovino, che garantiva la preziosa lana esportata nelle Fiandre insieme a metalli e derrate alimentari diretti al continente. La società restava ancorata a vincoli feudali, ma già si intravedevano segnali di trasformazione: il Parlamento, ormai saldo, non era più un semplice organo consultivo. Poteva imporre tasse, intervenire nella giustizia, nell’amministrazione e persino condizionare le scelte del sovrano. Edoardo III, sovrano carismatico e abile condottiero, seppe sfruttare questa collaborazione per consolidare il potere della corona e dare al regno un’identità politica più definita;
- La Francia, ben più estesa e popolosa, con Parigi che superava i 250 mila abitanti, appariva al contrario fragile e frammentata. La nobiltà era divisa e spesso riottosa: i duchi di Borgogna, Bretagna e Guienna, così come i conti di Fiandra, Armagnac e Foix, si muovevano con una forte autonomia, riducendo l’autorità dei Valois. L’esercito, pur numeroso, soffriva di gravi problemi di disciplina e coordinamento, mentre l’economia – agricola ma anche urbana, con manifatture e coniazione monetaria – risultava più diversificata di quella inglese, ma meno ben organizzata.
Le cause che accesero l’incendio della Guerra dei Cent’anni furono tre, intrecciate tra loro come fili di un’unica miccia pronta a esplodere.
La prima fu la crisi dinastica. Alla morte di Carlo IV di Francia, nel 1328, il regno si ritrovò senza eredi maschi. Edoardo III d’Inghilterra, nipote del defunto re attraverso la madre Isabella, sorella di Carlo, avanzò la propria candidatura al trono. Ma la nobiltà francese si oppose, invocando la cosiddetta legge salica: una tradizione non scritta ma consolidata, che escludeva le donne e i loro discendenti dalla successione. La scelta cadde su Filippo di Valois, incoronato Filippo VI. Edoardo, scavalcato e umiliato, iniziò a covare il desiderio di rivalsa.
La seconda scintilla fu la questione feudale. Edoardo, in quanto duca d’Aquitania, era formalmente vassallo del re di Francia. Per un sovrano che si considerava alla pari dei Valois, quel vincolo era intollerabile. Quando Filippo VI decise di confiscare la Guienna nel 1337, Edoardo reagì con un gesto clamoroso: si proclamò re di Francia, mettendo in discussione l’intera legittimità del rivale.
Infine c’erano le rivalità economiche. Le Fiandre, cuore pulsante dell’industria tessile europea, dipendevano dalla lana inglese per alimentare i propri telai. Politicamente, però, restavano legate alla corona francese. Questo cortocircuito economico divenne un terreno di conflitto, aggravato dal sostegno francese alla Scozia, nemica storica dell’Inghilterra.
Per questo, il 24 maggio 1337 Filippo VI confiscò ufficialmente la Guienna. Pochi mesi dopo, il 7 ottobre, Edoardo III si autoproclamò re di Francia. La guerra era cominciata.

La guerra edoardiana (1337-1360)
Allo scoppio del conflitto, Edoardo III aveva obiettivi chiari: consolidare la propria posizione sul continente, risolvere la questione della Guienna e, soprattutto, costringere Filippo VI di Valois a riconoscere la sua pretesa alla corona di Francia. Per questo, l’Inghilterra si alleò con le Fiandre e i Paesi Bassi, trasformandoli nella sua base operativa sul continente.
La partita si aprì la mossa astuta del re inglese di imporre un embargo sulla lana inglese destinata alle Fiandre, creando una crisi che spinse le città fiamminghe a ribellarsi al proprio conte e a schierarsi con lui. Nel 1340, incoronato simbolicamente re di Francia a Gand, Edoardo lanciò la prima grande offensiva.
La guerra si spostò presto in mare. Nella battaglia di Sluys (giugno 1340), la flotta francese fu annientata. La Manica passò sotto il controllo inglese, aprendo la via agli sbarchi. Sul fronte terrestre, invece, le prime campagne si conclusero con una tregua (Esplechin, 1340), mentre i due regni cercavano di risolvere problemi interni e finanziari.
Ma la tensione esplose di nuovo a metà degli anni Quaranta. Edoardo sbarcò in Normandia nel 1346, devastando campagne e villaggi secondo la tattica del chevauchée, incursioni rapide e distruttive per logorare il nemico e attirarlo in campo aperto. Fu proprio ciò che accadde a Crécy (26 agosto 1346): l’esercito francese, superiore di numero, fu massacrato dagli arcieri inglesi armati di arco lungo. La cavalleria francese, simbolo della nobiltà feudale, si infranse inutilmente contro una pioggia di frecce che trasformò il campo in una carneficina.
L’anno seguente, Edoardo assediò Calais che resistette per undici mesi, finché nel 1347 non fu costretta ad arrendersi. Edoardo la ripopolò con coloni inglesi, trasformandola in un avamposto destinato a rimanere in mani inglesi fino al 1558.
Intanto, un nemico invisibile travolgeva entrambi i regni. La peste nera decimò la popolazione europea, indebolendo eserciti ed economie. Anche la guerra rallentò, sancendo una tregua temporanea.
La ripresa arrivò pochi anni dopo. Nel 1356, il figlio di Edoardo III, il leggendario Principe Nero, guidò un’incursione nel cuore della Francia. A Poitiers, il 19 settembre, ottenne un’altra vittoria clamorosa: i francesi furono sbaragliati e il re Giovanni II catturato e portato prigioniero a Bordeaux.
La Francia, prostrata, dovette accettare condizioni durissime. Con la pace di Brétigny (1° maggio 1360), Edoardo III ottenne vasti territori in Aquitania e il controllo su Calais, rinunciando formalmente alla corona francese. Una pace fragile, che nascondeva soltanto la preparazione di una nuova fase del conflitto.

La guerra carolina (1369-1389)
La pace di Brétigny non aveva risolto nulla. Era stata, fin dall’inizio, fragile e provvisoria. Edoardo III continuava a rivendicare la corona di Francia, e il malcontento dei sudditi francesi sotto dominio inglese era destinato a esplodere.
La svolta arrivò con la morte di Giovanni II, prigioniero in Inghilterra, e l’ascesa al trono del figlio Carlo V il Saggio (1364). Dotato di un acuto senso politico e affiancato dal geniale condottiero Bertrand du Guesclin, Carlo comprese che non era possibile affrontare frontalmente la potenza inglese. Bisognava cambiare strategia.
Nacque così la tattica del logoramento: niente battaglie campali, ma scontri continui, piccole imboscate, rapide incursioni e assedi mirati. Una “guerra d’usura” che lentamente prosciugava le forze inglesi, incapaci di mantenere un dominio stabile su un territorio tanto vasto.
Il casus belli fu l’Aquitania, affidata al Principe Nero. Per finanziare le sue campagne, egli impose nuove tasse, suscitando la rivolta dei sudditi. Giovanni d’Armagnac, esasperato, si rivolse a Carlo V. Era l’occasione che il re aspettava e nel 1369 dichiarò guerra all’Inghilterra.
Gli anni successivi segnarono una vera riscossa francese. Nel 1372, la flotta inglese fu annientata a La Rochelle, aprendo ai francesi il controllo dei mari. Entro il 1375, quasi tutti i territori concessi a Brétigny erano tornati alla corona di Francia; restavano solo Calais, Bordeaux e pochi porti come Brest e Bayonne.
Gli inglesi, intanto, affrontavano problemi interni sempre più gravi. Il Principe Nero, malato, morì nel 1376; l’anno dopo anche Edoardo III si spense, lasciando il trono al giovane Riccardo II, di appena dieci anni. In Francia, nel frattempo, moriva anche Carlo V (1380), seguito poco dopo dal suo fedele generale du Guesclin. Entrambi i regni si ritrovarono così con nuove generazioni di sovrani inesperti e fragili.
Nel vuoto di potere emerse il malcontento popolare. In Inghilterra, le pesanti tassazioni scatenarono la rivolta dei contadini del 1381, guidata da Wat Tyler. In Francia, la rivolta delle Fiandre (1382), soffocata nel sangue alla battaglia di Roosebeke, mostrò quanto fosse difficile governare territori lacerati da continue guerre e imposizioni fiscali.
Negli anni Ottanta, mentre la Francia era scossa dai primi segni di squilibrio mentale di Carlo VI, gli inglesi tentarono nuove spedizioni, come la cosiddetta “crociata di Norfolk” del 1383, che però si concluse in un disastro. Alla fine, con entrambi i regni erano logorati, nel 1389 fu stipulata una tregua generale, suggellata nel 1396 dal matrimonio di Riccardo II con Isabella di Valois. Anche questa, però, fu una pace apparente, che non sanava le profonde ferite. La guerra era solo sospesa, pronta a riesplodere con nuova violenza.
La guerra dei Lancaster (1415-1435)
Dopo alcuni decenni di tregua, la guerra riesplose con una nuova generazione di sovrani. In Inghilterra, la dinastia dei Plantageneti era stata scalzata. E nel 1399 Riccardo II venne deposto e sostituito dal cugino Enrico di Lancaster, che salì al trono come Enrico IV. Alla sua morte, nel 1413, gli succedette il figlio Enrico V, un re giovane, energico e ambizioso, deciso a riportare l’Inghilterra ai fasti di Edoardo III.
La Francia, nel frattempo, viveva un periodo drammatico. Carlo VI, detto “il Folle”, era soggetto a crisi di follia che lo rendevano incapace di governare. Il regno era diviso tra due fazioni rivali, gli Armagnacchi e i Borgognoni, che si contendevano il controllo della corona e del Paese. Era la situazione ideale per un re straniero in cerca di gloria.
Enrico V si mosse con lucidità. Nel 1415 sbarcò in Normandia con un esercito compatto e ben addestrato. Dopo aver preso Harfleur, si trovò di fronte un’enorme armata francese. Lo scontro decisivo avvenne il 25 ottobre 1415 ad Azincourt. Ancora una volta, gli arcieri inglesi con l’arco lungo inflissero un massacro: migliaia di cavalieri francesi caddero sotto le frecce e il fango della piana si trasformò in un cimitero. Azincourt entrò nella leggenda e fece di Enrico V un eroe nazionale.
Forte di questo successo, Enrico impose condizioni durissime. Con il trattato di Troyes (1420), il re d’Inghilterra sposò Caterina di Valois, figlia di Carlo VI, e fu riconosciuto erede al trono di Francia, escludendo il legittimo delfino Carlo. L’accordo sanciva l’apice della potenza inglese: Parigi era occupata, il nord della Francia sotto controllo, e il re d’Inghilterra prossimo a diventare re di Francia.
Ma la sorte cambiò inaspettatamente. Nel 1422, Enrico V morì improvvisamente, forse di dissenteria, a soli 35 anni. Pochi mesi dopo morì anche Carlo VI. A quel punto, la Francia aveva due pretendenti al trono: il neonato Enrico VI, proclamato re d’Inghilterra e Francia sotto reggenza inglese, e il delfino, che si proclamò Carlo VII.
Gli inglesi tra il 1423 e il 1428 consolidarono il controllo sul nord e posero sotto assedio la città di Orléans, ultimo baluardo fedele a Carlo VII.
Ed è qui che la storia cambiò volto grazie a una figura imprevista: Giovanna d’Arco. Contadina di Domrémy, si presentò alla corte del delfino dichiarando di essere inviata da Dio e dall’arcangelo Michele per liberare la Francia. Convinto dalla sua fede incrollabile, Carlo VII le affidò un piccolo esercito, e nel maggio del 1429 Giovanna guidò la sortita che liberò Orléans. Fu un miracolo militare e morale.
Pochi mesi dopo, Giovanna condusse Carlo a Reims, dove fu incoronato re secondo la tradizione. La giovane guerriera aveva trasformato una guerra di dinastie in una guerra nazionale, accendendo un sentimento di identità che fino ad allora era rimasto sopito. Ma la sua parabola fu breve. Catturata dai Borgognoni a Compiègne nel 1430, venne venduta agli inglesi, processata per eresia e bruciata viva a Rouen nel 1431. La sua morte non fermò però la riscossa, al contrario, ne rafforzò il mito e diede nuova forza a Carlo VII.
Il tramonto inglese (1435-1453)
Con la pace di Arras del 1435, la guerra interna che da anni lacerava la Francia giunse finalmente al termine. I Borgognoni, fino ad allora alleati degli inglesi, si riconciliarono con Carlo VII, lasciando gli avversari isolati. Fu una svolta epocale: senza l’appoggio della potente Borgogna, la posizione inglese in Francia si indebolì rapidamente.
Già l’anno successivo i francesi riconquistarono Parigi (1436), simbolo della rinascita della monarchia. Negli anni successivi, Carlo VII avviò una riforma decisiva: la creazione del primo esercito permanente francese, finanziato con tasse regolari e dotato di artiglieria moderna. Non più compagnie mercenarie indisciplinate, ma un’armata stabile al servizio diretto della corona. Era l’alba della guerra moderna.
Gli inglesi, al contrario, erano stremati: l’economia non reggeva più le spese, il Parlamento esitava a sostenere campagne costose e i nobili si dividevano sulle strategie. Perfino il re, Enrico VI, fragile e incline alla follia come il nonno Carlo VI, non aveva la statura per guidare un regno in guerra.
I francesi approfittarono del momento. Nel 1450 ottennero una vittoria decisiva a Formigny, che segnò la riconquista della Normandia. Nel 1451 entrarono a Bordeaux, strappando anche la Guienna, ma gli inglesi tentarono un colpo di coda l’anno successivo, riconquistando temporaneamente la città sotto la guida del leggendario condottiero John Talbot, conte di Shrewsbury.
La resa dei conti giunse nel 1453. A Castillon, in Guienna, l’esercito inglese guidato da Talbot affrontò i francesi, ormai padroni dell’artiglieria a polvere da sparo. Fu un massacro: Talbot cadde in battaglia insieme al figlio, e con lui crollò l’ultimo baluardo inglese. Bordeaux capitolò poco dopo.
La Guerra dei Cent’anni era finita. Gli inglesi conservavano soltanto Calais, che avrebbero mantenuto fino al 1558. Il resto della Francia era ormai unito sotto la corona di Carlo VII, uscito vincitore e trasformato in artefice della rinascita nazionale.
Un’Europa trasformata
La Guerra dei Cent’anni non fu una guerra come le altre. Fu un secolo e più di battaglie, assedi, tregue e tradimenti che trasformarono due regni e, con essi, l’intera Europa. Quello che era iniziato nel 1337 come una disputa dinastica tra Edoardo III e Filippo VI si concluse nel 1453 con una Francia unita e un’Inghilterra stremata e confinata oltre la Manica.
Ogni fase del conflitto ebbe un significato preciso. Nella prima, Edoardo III travolse i francesi con la forza innovativa dell’arco lungo, segnando il tramonto della cavalleria feudale. Nella seconda, Carlo V e Bertrand du Guesclin mostrarono che la guerra poteva essere vinta con logoramento, astuzia e strategie nuove. La terza fase, quella dei Lancaster, vide Enrico V toccare l’apice delle ambizioni inglesi con la vittoria di Azincourt e il trattato di Troyes, ma anche l’ingresso in scena di Giovanna d’Arco, che trasformò il conflitto in una lotta nazionale per la sopravvivenza della Francia. L’ultima fase sancì la rinascita francese: Carlo VII, forte di un esercito permanente e dell’artiglieria, riportò sotto la corona tutti i territori perduti, mentre l’Inghilterra, logorata, si avviava verso le guerre civili delle Due Rose.
Le conseguenze furono immense. Politicamente, la monarchia francese uscì rafforzata e più centralizzata, mentre quella inglese si indebolì. Militarmente, il Medioevo cavalleresco cedette il passo a un’epoca di eserciti permanenti, artiglierie e nuove tattiche. Socialmente, le popolazioni europee sopportarono carestie, devastazioni e tasse sempre più pesanti, ma proprio da quel dolore nacque un nuovo sentimento di appartenenza nazionale. Culturalmente, la guerra produsse miti destinati a durare nei secoli: Enrico V come eroe guerriero, Giovanna d’Arco come santa e martire.
Così, la Guerra dei Cent’anni segnò la transizione dall’età feudale all’età moderna. Non fu soltanto una lunga contesa tra due dinastie, ma l’evento che plasmò la nascita della Francia come Stato-nazione e aprì all’Inghilterra una fase di crisi e trasformazione. La rivalità tra i due popoli, nata in quel conflitto, avrebbe continuato a vibrare nei secoli.
Un secolo e più di sangue e fango, di corone contese e di popoli piegati, che lasciò un’eredità destinata a cambiare per sempre il volto dell’Europa.







