changeover Carlos Alcaraz Jannik Sinner

Changeover, il libro che racconta la nascita della rivalità tra Alcaraz e Sinner

C’è una frase, scritta nel 1969 da John McPhee in Levels of the Game, che sembra valere ancora oggi: “Il tennis di una persona inizia con la sua natura e il suo vissuto, e si manifesta nei colpi e nello stile di gioco”. Ogni giocatore porta in campo se stesso: il modo in cui impugna la racchetta, la filosofia della seconda battuta, la scelta di restare a fondo o di attaccare a rete. Ma perché questo stile acquisti senso, serve un rivale, qualcuno che lo costringa a mostrare il proprio volto autentico. Negli anni Sessanta McPhee osservava la sfida tra Arthur Ashe e Clark Graebner, caricandola di significati politici e sociali. Oggi, quel ruolo di specchi contrapposti lo incarnano Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, due giovani che stanno riscrivendo il tennis contemporaneo.

Alcaraz, ventiduenne di Murcia, è figlio di un allenatore che aveva accarezzato sogni mai realizzati. A quattro anni già stringeva una racchetta in mano e a diciannove vinceva lo US Open, diventando il più giovane numero uno della storia. Allegro, esuberante, con una fisicità quasi anarchica che lo spinge a rincorrere ogni palla come un cucciolo instancabile, ha conquistato il pubblico con la sua potenza e con quel drop shot che manda fuori giri qualsiasi avversario. Sinner, nato ventiquattro anni fa tra le Dolomiti, era invece destinato allo sci o al calcio. Idolatrava Bode Miller, campione geniale e folle, ma a tredici anni decise che i rischi della discesa libera erano troppo alti e si concentrò sul tennis. È arrivato tardi, ma con metodo: colpi secchi come spari, calma glaciale, un’ascesa costante fino alla vittoria dell’Australian Open 2024.

I due si sono conosciuti da adolescenti sul circuito Challenger, e da allora non hanno più smesso di incrociare i propri destini. Entrambi hanno interrotto le lunghe strisce vincenti di Novak Djokovic: Sinner a Melbourne, Alcaraz a Wimbledon. Non c’è ostilità, anzi, si scambiano complimenti e rispetto, con l’eccezione di qualche affondo sottile, come quel “il duro lavoro batte il talento” pronunciato dall’italiano dopo una vittoria sull’amico-rivale. Proprio questa relazione è al centro del libro Changeover di Giri Nathan, che ha seguito da vicino la loro stagione 2024: otto titoli per Sinner, quattro per Alcaraz, e un duopolio che ha trasformato il tennis in una storia a due voci.

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Nathan non si limita a descrivere le partite, ma dipinge stili e personalità. Alcaraz è un nightclub sotto forma di tennista, capace di colpi creativi e rincorse impossibili, ma anche di cadute improvvise, quasi teatrali. Sinner è la macchina perfetta, meno appariscente ma letale, le cui sconfitte sembrano incidenti tecnici destinati a essere presto dimenticati. In questo contrasto, fatto di caos e istinto da un lato, metodo e disciplina dall’altro, si consuma il fascino della loro rivalità.

Il libro non evita le ombre: la doppia positività di Sinner a una sostanza proibita, spiegata con la vicenda surreale di un unguento del fisioterapista; i blackout improvvisi di Alcaraz, capace di trasformare il talento in ostacolo. Ma è proprio nelle fragilità che si costruisce il mito. L’apice è il Roland Garros 2025: Sinner avanti due set e a un passo dal titolo, Alcaraz capace di rimontare e vincere al quinto dopo cinque ore e mezza di tennis indimenticabile. Non è stato solo un trionfo individuale, ma la consacrazione della loro sfida come nuovo paradigma del tennis.

Nathan osserva anche i momenti minimi, quelli che sfuggono ai riflettori, come Sinner che, all’aeroporto, si concede pizza e Coca Zero dopo l’annuncio della sospensione; o Alcaraz che, appena vinto il Roland Garros, si rattrista per la sconfitta della Spagna ai rigori contro il Portogallo. Dettagli apparentemente banali, ma capaci di ricordarci che dietro i trofei ci sono due ragazzi ancora alle prese con la loro età.

Il tennis, più di altri sport, è solitudine e psicologia: la tensione dei cambi campo, la gestione dei pensieri intrusivi, la capacità di rialzarsi subito dopo un errore. In questo, Changeover mostra quanto Alcaraz e Sinner non siano solo atleti, ma figure letterarie, simboli in formazione. Parlare di eredità è prematuro, ma la loro rivalità è già leggenda. Due specchi che si riflettono, due modi diversi di affrontare il gioco e la vita, con un’unica certezza: il presente e il futuro del tennis passano da loro.

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