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Le isole Vanuatu portano il mondo industrializzato in tribunale

Le isole Vanuatu hanno lanciato un grido d’aiuto che ha risuonato fino alle aule della Corte internazionale di giustizia (JCJ) all’Aia. Il piccolo stato insulare del Pacifico, tra i più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico, ha portato avanti una storica denuncia contro i principali emettitori globali di gas serra. “Lo spostamento climatico delle popolazioni è la caratteristica principale del nostro futuro”, ha dichiarato Ralph Regenvanu, ministro degli Affari Esteri di Vanuatu.

La crisi climatica non è più un’astrazione per Vanuatu. Sei villaggi sono già stati trasferiti a causa dell’innalzamento del livello del mare e decine di altri potrebbero seguirli presto. L’intero Paese rischia di scomparire sotto le acque se le emissioni di gas serra continueranno a crescere ai ritmi attuali. Spinto da questa minaccia esistenziale, Vanuatu ha chiesto all’ICJ di emettere un parere consultivo che riconosca il cambiamento climatico come una violazione del diritto internazionale.

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Ma l’iniziativa ha incontrato una feroce resistenza. Stati Uniti, Cina e Arabia Saudita si sono presentati davanti alla corte per argomentare che il cambiamento climatico dovrebbe essere affrontato attraverso i negoziati internazionali esistenti, non nelle aule di tribunale. Ma la strada diplomatica ha mostrato finora gravi limiti. Ha preso forma nel 1992 con il Summit della Terra di Rio de Janeiro, che produsse un accordo globale volto a prevenire “pericolose interferenze antropogeniche con il sistema climatico“, ma il trattato mancava di chiarezza su come concretamente attuare tali misure. Nel 2015, l’Accordo di Parigi ha rappresentato un nuovo tentativo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali. Ma oggi questo obiettivo appare sempre più irraggiungibile.

Le emissioni globali di CO2 continuano a crescere e si prevede che nel 2024 raggiungeranno un nuovo massimo. Senza cambiamenti radicali, il riscaldamento globale potrebbe facilmente superare i 3 gradi Celsius entro la fine del secolo.

James Hansen, ex capo del Goddard Institute for Space Studies della NASA, ha affermato che:

Il cambiamento climatico deve essere portato davanti alla Corte internazionale di giustizia perché i giovani, le nazioni in via di sviluppo e le popolazioni indigene non hanno nessun altro a cui rivolgersi.

Le sentenze della Corte internazionale di giustizia sono solo consultive, ma il loro impatto legale potrebbe essere enorme. Grethel Aguilar, direttrice generale dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, ha dichiarato: “I procedimenti della Corte internazionale di giustizia potrebbero stabilire che affrontare il cambiamento climatico non è solo una questione di volontà politica, ma un obbligo legale vincolante“.

Questa non è la prima volta che un tribunale internazionale interviene sulla crisi climatica. Ad aprile di quest’anno un gruppo di donne svizzere, riunite nell’associazione Donne Anziane per la Protezione del Clima, ha ottenuto una storica vittoria presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Le donne, per lo più ultrasettantenni, hanno sostenuto che l’età avanzata e il loro genere le rendono particolarmente vulnerabili agli effetti devastanti delle ondate di calore causate dal cambiamento climatico. In una sentenza senza precedenti, la Corte ha stabilito che gli sforzi della Svizzera per ridurre le emissioni di gas serra sono stati gravemente insufficienti, riconoscendo l’urgenza di azioni climatiche concrete per proteggere i diritti umani fondamentali.

Anche le giovani generazioni stanno giocando un ruolo cruciale. Greta Thunberg e altri giovani attivisti hanno intentato cause contro diversi governi, accusandoli di violare il loro diritto a un futuro vivibile. Le azioni legali intraprese dai giovani stanno mettendo pressione sulle istituzioni tradizionali, costringendole a considerare il cambiamento climatico non solo come una questione politica, ma anche come una crisi di diritti umani.

Se la Corte internazionale di giustizia decidesse a favore di Vanuatu, il suo parere potrebbe rafforzare le azioni legali future e spingere i governi a prendere misure più decise per ridurre le emissioni. Ma se la corte emettesse una sentenza ambigua o favorevole agli interessi delle grandi potenze, le conseguenze potrebbero essere devastanti per milioni di persone già colpite dalla crisi climatica.

Nel frattempo, la comunità internazionale si prepara al prossimo round di negoziati. António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, ha avvertito: “Abbiamo esaurito il tempo“. L’umanità è a un bivio e il mondo guarda all’Aia in cerca di risposte e giustizia.

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