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Coco Gauff, cambiare per vincere

Coco Gauff, vent’anni e già un nome che vibra sui campi da tennis come il rintocco di una campana. Non solo per la sua classifica, che la vede al numero 3 del mondo, ma per il suo modo di stare in campo: energico, viscerale, a volte persino tormentato. L’anno scorso, i suoi numeri non mentono e raccontano una stagione di luci e ombre. Quattrocentotrenta doppi falli – un’enormità – e il punto più basso forse è stato raggiunto agli US Open, quando contro Emma Navarro ne ha commessi 19 in una sola partita. E non solo i doppi falli: 60 errori non forzati, di cui 29 sul dritto, il colpo che avrebbe dovuto essere il suo punto di forza, ma che si è trasformato in un peso.

La Gauff che aveva incantato il mondo a 15 anni, battendo Venus Williams a Wimbledon, sembrava aver perso quella leggerezza. Durante gli US Open, l’energia intorno a lei era palpabilmente negativa. Sul campo, Gauff discuteva con il suo box di supporto; fuori dal campo, le critiche cominciavano a pesare. Brad Gilbert, il suo allenatore, era finito sotto i riflettori: Gauff era arrivata al torneo come campionessa in carica, ma è uscita sconfitta, e non solo nel punteggio. “Non voglio più perdere partite come questa“, ha detto dopo quella notte.

Il problema tecnico era evidente: un dritto con una presa Western estrema, ideale per generare topspin, ma difficile da controllare sui colpi bassi. Un movimento ampio, un backswing circolare che la faceva arretrare troppo spesso. E poi c’era il secondo servizio, incerto e nervoso, che sembrava trascinare con sé anche il resto del gioco. Ma Gauff è una combattente. Gilbert, noto per il suo approccio mentale e tattico – quello del libro Winning Ugly – aveva cercato di insegnarle come mascherare le sue debolezze e valorizzare i suoi punti di forza: velocità, rovescio preciso, resilienza. Eppure, a un certo punto, nemmeno il miglior stratega può tappare tutte le falle.

Dopo la separazione con Gilbert, è arrivato Matt Daly. Un tecnico meno noto, ma specializzato in dettagli tecnici e prese. L’uomo di Grip MD, un dispositivo per perfezionare l’impugnatura della racchetta, ha portato qualcosa di nuovo. Non grandi rivoluzioni, ma piccoli aggiustamenti. “Era il momento di un reset, un refresh“, ha detto la Gauff. Un modo per ripartire. E la ripartenza non si è fatta attendere: subito una vittoria al China Open, dove si sono iniziati a intravedere i primi segni di un cambiamento. Poi alle WTA Finals, a Riyadh, ha battuto avversarie di altissimo livello: Iga Świątek, Aryna Sabalenka, e in finale la cinese Qinwen Zheng. Una serie di successi che hanno acceso una domanda intrigante: se Gauff riesce a vincere anche con le sue debolezze, cosa potrebbe fare se riuscisse a correggerle?

Il tennis, però, è un gioco crudele, che non perdona. Gauff lo sa bene. Il suo dritto, ora con un backswing più compatto, sembra più affidabile; e un piccolo segno “V” sull’impugnatura della racchetta le ricorda come posizionare la mano per il servizio. Sono dettagli, ma nel tennis i dettagli fanno la differenza. Alle finali della United Cup, contro Świątek, la numero uno del mondo, Gauff ha mostrato una maturità tecnica e mentale che ha lasciato il pubblico senza parole. Il dritto è diventato una nuova arma, il servizio più sicuro, e la vittoria per 6-4, 6-4 ha suggellato un progresso evidente.

Certo, la strada è ancora lunga. L’Australian Open è un banco di prova: il tabellone non le riserva favori. Dopo aver eliminato Sofia Kenin al primo turno, l’aspettano Naomi Osaka e Jelena Ostapenko nel suo quarto di finale, tutte ex campionesse dello Slam. Ma Gauff sembra diversa. Ha sempre avuto l’atletismo e la resilienza, ora sta trovando anche il controllo e la precisione.

Coco Gauff è una giovane donna in divenire, un’atleta che porta in campo non solo il peso delle aspettative, ma anche il suo carattere e la sua voglia di migliorarsi. E in fondo, è proprio questo il bello del tennis: il gioco dei dettagli, dei piccoli cambiamenti che generano grandi rivoluzioni. E Gauff, con la sua determinazione, sembra pronta a fare il prossimo passo.

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