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Il costo dei biglietti per il torneo di quest'estate in Canada, Messico e Stati Uniti è stato oggetto di enormi controversie. Andrew Caballero-Reynolds / AFP via Getty Images

Un gruppo di tifosi denuncia la FIFA per il caro biglietti dei Mondiali

I prezzi dei biglietti per i Mondiali che si disputeranno tra Canada, Stati Uniti e Messico sono finiti al centro di una contestazione formale presentata alla Commissione Europea, aprendo un nuovo fronte di tensione tra le istituzioni del calcio globale e le organizzazioni che rappresentano i tifosi. A promuovere il ricorso sono Football Supporters Europe e Euroconsumers, che in un documento articolato accusano la FIFA di aver sfruttato la propria posizione dominante per imporre condizioni di vendita opache e prezzi giudicati eccessivi, trasformando di fatto l’accesso al torneo in un privilegio per pochi.

Il nodo centrale della controversia riguarda proprio il livello dei prezzi, che secondo i promotori del ricorso raggiunge livelli senza precedenti nella storia della competizione. Il caso più emblematico è quello della finale, prevista al MetLife Stadium, per la quale il costo minimo supera i 4 mila euro, una cifra che moltiplica di diverse volte i prezzi registrati nelle edizioni recenti, sia rispetto al Mondiale in Qatar sia agli Europei disputati in Germania. Accanto alla questione economica, il ricorso individua una serie di pratiche considerate problematiche sotto il profilo del diritto europeo della concorrenza e della tutela dei consumatori. Tra queste figurano l’uso di strategie pubblicitarie ritenute fuorvianti — come l’annuncio di biglietti a basso costo difficilmente reperibili —,l’adozione di sistemi di prezzo dinamico non sufficientemente regolati, la scarsa trasparenza sulla posizione dei posti negli stadi e sulle politiche di rimborso, oltre a meccanismi di vendita che eserciterebbero una pressione indebita sugli acquirenti.

Particolarmente contestata è anche la gestione della piattaforma ufficiale di rivendita, attraverso la quale la federazione trattiene una commissione sia dal venditore sia dall’acquirente, configurando, secondo i ricorrenti, una forma di doppia intermediazione che rafforza ulteriormente il controllo sul mercato.

Dal canto suo, la FIFA difende la propria strategia sostenendo che i prezzi riflettono le caratteristiche del mercato nordamericano, dove il pubblico è abituato a sostenere costi elevati per gli eventi sportivi di alto livello e dove il ricorso al prezzo dinamico rappresenta una pratica consolidata. L’organizzazione sottolinea inoltre che i ricavi generati dal torneo vengono reinvestiti nello sviluppo del calcio a livello globale, rivendicando la propria natura non profit. Tuttavia, le associazioni promotrici del ricorso contestano questa impostazione, sostenendo che la domanda elevata, testimoniata dalle centinaia di milioni di richieste registrate online, non giustifica politiche che, di fatto, costringono i tifosi a scegliere tra l’esclusione e l’accettazione di condizioni ritenute inique.

La richiesta avanzata a Bruxelles è chiara: intervenire prima dell’inizio della competizione per bloccare il ricorso al prezzo dinamico nei Paesi dello Spazio Economico Europeo, congelare temporaneamente i prezzi e imporre maggiore trasparenza sulla disponibilità reale dei biglietti e sulla loro distribuzione negli stadi.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, in cui il calcio globale appare sempre più attraversato da tensioni tra logiche commerciali e dimensione popolare. Se per la FIFA il Mondiale rappresenta il principale motore economico e simbolico, per una parte crescente dei tifosi il rischio è che esso si trasformi in un evento sempre più esclusivo, distante dalla sua base sociale originaria.

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