gene di ercole

Il gene di Ercole: benedizione o maledizione?

Harry Aikines-Aryeetey, velocista britannico e medaglia di bronzo ai mondiali del 2009, ha sempre avuto la sensazione di essere diverso. A quattro anni mostrava già muscoli che sembravano appartenere a un adulto. Era rapido, potente, fuori dal comune. Solo molti anni dopo, da atleta della nazionale britannica, scoprì che quella forza aveva una spiegazione precisa: il suo corpo produce pochissima miostatina, una proteina che solitamente tiene sotto controllo la crescita muscolare.

Fu un medico del Team GB a sospettare che nel suo organismo ci fosse qualcosa di eccezionale. Gli esami confermarono l’ipotesi. Aikines-Aryeetey era uno dei pochissimi esseri umani conosciuti con una deficienza di miostatina, la stessa anomalia genetica riscontrata in laboratorio in topi muscolosissimi e in alcune razze di bovini come i Belgian Blue. In un caso diventato celebre, anche un neonato nato a Berlino presentava una struttura muscolare scolpita e fuori scala, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Superbaby”.

Se-Jin Lee, il biologo che per primo identificò la miostatina, ha spiegato che casi come questi restano rarissimi, ma non è escluso che ce ne siano altri ancora non individuati. La mancanza di sintomi o rischi clinici rende improbabile che una persona sana venga sottoposta a test genetici, anche se potenzialmente portatrice di questa peculiarità.

Nel tempo, Aikines-Aryeetey ha capito che avere una forza simile non è sempre un vantaggio. Il suo corpo è cresciuto più in fretta delle ossa e, a diciott’anni, si è ritrovato con una doppia frattura da stress alla schiena. Negli anni successivi ha affrontato infortuni frequenti ai tendini, molto più fragili rispetto ai muscoli che avrebbero dovuto sostenere. Si è rotto il ginocchio, il bicipite e il tendine del ginocchio. Ogni volta, la sua stessa potenza si è trasformata in un limite. Un dono straordinario, ma non senza conseguenze.

Il “gene di Ercole” è una mutazione genetica, responsabile della produzione di una proteina (la miostatina) che limita la crescita muscolare. Quando questa proteina è assente o ridotta, i muscoli possono svilupparsi in modo anomalo, diventando più grandi e potenti del normale. Questa condizione, nota come deficienza di miostatina, è rarissima negli esseri umani, ma ben documentata in alcune razze animali, come i bovini Belgian Blue e alcuni levrieri whippet. In chi ne è portatore, il risultato è una muscolatura ipertrofica fin dalla nascita, una forza fuori scala, ma anche possibili fragilità fisiche legate a squilibri strutturali.

Negli ultimi tempi, la pista ha lasciato spazio alle luci dello spettacolo. Harry Aikines-Aryeetey è entrato nelle case del pubblico britannico prima con Strictly Come Dancing e poi con il ruolo di Nitro nella nuova edizione di Gladiators. Il suo programma atletico ha subìto una battuta d’arresto, ma il corpo ha continuato a parlare da solo. Nessun allenamento in palestra, nessuna routine da sprinter, eppure la muscolatura è rimasta intatta. Anzi, i polpacci sono cresciuti.

È un fenomeno che molti atleti sognano, quello di mantenere un tono muscolare scolpito senza il bisogno costante di esercizio. Per lui, però, non è mai stato semplice. Gli allenatori, consapevoli del rischio di un’ulteriore crescita muscolare, gli hanno sempre imposto di evitare il lavoro sulla parte superiore del corpo. Ma nonostante le restrizioni, le sue braccia hanno sempre avuto una circonferenza che sfida la logica atletica, più vicine a quelle di un bodybuilder che a quelle di un velocista. Questo ha compromesso la mobilità del busto, creando difficoltà in una disciplina che richiede fluidità e leggerezza nei movimenti.

Muscoli in più non significano sempre forza in più, ma nel suo caso si traducono in un’esplosività fuori dal comune. La velocità, infatti, è una delle qualità più associate alla carenza di miostatina. Lo dimostra anche il mondo dell’allevamento sportivo, dove nei levrieri whippet, razza specializzata nella corsa, gli esemplari più veloci presentano spesso la stessa mutazione genetica (tra i vincitori, più del 40 per cento mostra un’alterazione del gene). Una conferma, anche dal regno animale, che certi talenti nascono dal DNA, ma non bastano da soli. Occorrono controllo, disciplina e una strategia per non farsi travolgere dal proprio stesso potenziale.

Il caso di Harry Aikines-Aryeetey non è mai stato documentato ufficialmente nella letteratura scientifica, ma secondo Se-Jin Lee l’ipotesi che sia affetto da una sua carenza è credibile. Anche altri atleti, come lo strongman Eddie Hall, hanno affermato di avere una condizione simile, ma la verità è che, in assenza di motivi clinici, pochi si sottopongono a test genetici completi. E quei test, tra l’altro, sono ancora complessi, costosi e poco accessibili.

Intorno a questo gene si è sviluppato un mercato parallelo fatto di aspettative e sostanze sperimentali. I cosiddetti bloccanti della miostatina, pensati per inibire la funzione della proteina, sono finiti nella lista delle sostanze vietate dalla WADA già nel 2008, prima ancora di essere realmente disponibili. La comunità scientifica continua a testarli per trattare malattie neuromuscolari rare o per contrastare l’obesità, ma finora i risultati clinici sono stati modesti. Nonostante ciò, Lee teme che, una volta approvati, il loro uso improprio nello sport possa diventare incontrollabile. Il desiderio di piegare il corpo alla propria volontà rischia di superare il buon senso, con effetti potenzialmente pericolosi per la salute.

Il gene di Ercole resta un affascinante mistero. Una possibilità estrema dell’evoluzione, tra forza straordinaria e vulnerabilità nascosta. Per Aikines-Aryeetey ha significato entrambe le cose: un privilegio e una sfida continua. E forse il vero insegnamento della sua storia è che ogni forma di potere, anche quello che nasce nel profondo del corpo, porta con sé un prezzo da pagare. E spesso non si tratta solo di scienza.

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