egitto mancia
Foto: Amr Nabil/Associated Press

In Egitto anche la mancia è in crisi

Nel film egiziano Bittersweet, Masry torna al Cairo dopo vent’anni trascorsi in America e scopre che la sua patria, più che cambiata, si è irrigidita in abitudini che sfiorano l’assurdo. Tra burocrazie kafkiane e piccole umiliazioni quotidiane, uno degli scogli più paradossali è la richiesta di “tè con 100 cucchiaini di zucchero”, una metafora trasparente per una mazzetta. Una scena che faceva sorridere nel 2010, ma che oggi, in piena crisi economica, fa riflettere sul valore che i soldi hanno perso, anche nei piccoli riti quotidiani come una mancia.

Con l’inflazione che ha superato il 38% nel 2023 e un’economia ancora instabile nonostante gli aiuti miliardari del Fondo Monetario, degli Emirati Arabi e dell’Unione Europea, in Egitto anche le mance devono adeguarsi al rincaro. Non si tratta più solo di qualche spicciolo lasciato al cameriere o al parcheggiatore. A mani tese oggi ci sono anche infermiere, impiegati pubblici, receptionist e perfino medici di cliniche private. E mentre le mance crescono, gli stipendi restano fermi. O scompaiono.

Negli ultimi anni, gli egiziani hanno sopportato tagli, sacrifici, e una povertà sempre più diffusa e silenziosa. Anche per chi ha un lavoro, arrivare a fine mese è diventato un esercizio di equilibrio instabile. In questo scenario, la pratica, antica e culturalmente radicata della mancia si è trasformata da gesto spontaneo a necessità imposta.

Secondo quanto emerso da un’inchiesta del New York Times, l’impatto di questo cambiamento è evidente nella vita quotidiana di molte famiglie. Una giovane social media manager del Cairo ha raccontato che, fino a pochi anni fa, bastavano 10 o 20 lire per lasciare una mancia adeguata. Oggi, quella stessa cifra non ha quasi più valore pratico. Quando suo padre è stato ricoverato per insufficienza renale, le infermiere dell’ospedale non rispondevano alle richieste di aiuto (nemmeno per portargli un bicchiere d’acqua o assisterlo nel cambio degli abiti) finché lei non ha iniziato a dare loro delle mance quotidiane, per quanto modeste. Anche se si trattava di circa un dollaro al giorno per ciascuna infermiera, la spesa è diventata un carico emotivo e finanziario. In un’economia dove gli stipendi sono ormai insufficienti, il sistema delle mance si è trasformato nell’unica integrazione concreta al reddito per molti lavoratori del settore pubblico e privato.

La mancia, un tempo segno di gratitudine o cortesia, è ora diventata uno strumento essenziale di sopravvivenza. Una risposta spontanea a un’economia che ha smesso di garantire il minimo necessario, anche a chi lavora ogni giorno.

Per alcuni egiziani, la mancia è diventata una forma implicita di solidarietà. Alcuni la vivono come un gesto di carità religiosa, altri come un dovere morale verso chi si trova in condizioni più difficili. In una società attraversata da profonde disuguaglianze economiche, offrire qualche banconota in più può sembrare un modo per accorciare le distanze. Eppure, questo stesso gesto rischia di rafforzare le stesse disuguaglianze che vorrebbe attenuare.

Da un lato c’è l’istinto di aiutare, dall’altro la frustrazione di chi si sente costretto a farlo. La mancia, più che mai, rappresenta la tensione tra senso civico e sopravvivenza quotidiana. È un gesto che molti compiono con generosità, ma che lascia addosso un’inquietudine, perché anche ciò che dovrebbe essere volontario finisce per diventare necessario. E ogni piccolo scambio ha un prezzo, anche quando sembra nascere dal cuore.

Amr Ahmed, tecnico informatico di cinquantacinque anni, si è trovato in una clinica talmente affollata da intuire immediatamente che avrebbe atteso ore prima di vedere un medico. Gli è bastato uno sguardo per cogliere la disponibilità del receptionist, e con discrezione ha fatto scivolare 50 lire tra le mani dell’uomo per ottenere un appuntamento anticipato. Un tempo, un gesto simile sarebbe costato un decimo.

In Egitto, l’inflazione ha eroso più dei bilanci familiari. Ha intaccato anche il linguaggio invisibile che regola le relazioni quotidiane. In un sistema dove il denaro ha perso potere d’acquisto e il tempo è diventato un lusso per pochi, la mancia non è più una gratifica discreta. È diventata un lasciapassare, un modo per forzare gli ingranaggi di una macchina inceppata. Una scorciatoia non sempre giusta, ma spesso necessaria. Una valuta simbolica che tiene insieme chi ancora può permettersi di dare e chi, senza quel gesto, non riesce ad andare avanti.

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