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L'arbitro SF Evans illustra la regola del fuorigioco ai maestri della scuola pubblica della Mill Hill School di Londra, nell'aprile del 1934 (E. Dean/Topical Press Agency/Getty Images)

Il giorno in cui il fuorigioco cambiò il calcio

Cent’anni fa, al numero 22 di Rue de Londres a Parigi, il calcio cambiò per sempre. Era il giugno del 1925 quando l’International Football Association Board decise di modificare la regola 11; da quel momento non sarebbero più serviti tre difensori tra l’attaccante e la porta per considerarlo in posizione regolare, ma due. Una variazione apparentemente minima, ma destinata a rivoluzionare la geometria del calcio moderno.

Fino a quel momento le partite erano spesso soffocate da continui fischi per fuorigioco. I giornali parlavano di “eterno fischietto” e non era raro che un arbitro interrompesse l’azione anche quaranta volte in novanta minuti. Il pubblico si annoiava, gli attacchi si spegnevano e il gioco perdeva fascino.

Il modo più chiaro per capire com’era il fuorigioco prima del 1925 è immaginare che alle difese fosse concesso un “uomo in più”, un difensore di riserva che, secondo i criteri moderni, non entrava nemmeno nel calcolo. In pratica, con il portiere piazzato tra i pali, la linea del fuorigioco non era dettata dall’ultimo difensore, come accade oggi, ma dal penultimo.

Questo si traduceva in un assetto molto diverso. Nel classico modulo 2-3-5, che all’epoca era la norma, i due terzini raramente restavano allineati: quello più vicino al pallone tendeva a salire e a pressare alto, mentre l’altro arretrava di diversi metri, fungendo da libero ante litteram. Era un calcio in cui la geometria del campo favoriva chi difendeva e trasformava il fuorigioco in un’arma micidiale.

Lo scopo della modifica della regola era quello di ridurre il numero di interruzioni, ma ebbe un effetto drammatico sul numero di gol segnati. Già alla prima giornata del nuovo campionato l’Aston Villa travolse il Burnley con un clamoroso 10-0.

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L’arbitro SF Evans illustra la regola del fuorigioco ai maestri della Mill Hill School di Londra, nell’aprile del 1934 | Foto: E. Dean/Topical Press Agency/Getty Images

I numeri furono eloquenti: dai 4.700 gol segnati nella stagione precedente si passò a oltre 6.300. Non è un caso che Dixie Dean, il più prolifico attaccante dell’epoca, abbia stabilito il suo record di 60 gol in campionato proprio alla fine degli anni Venti. Il calcio divenne più veloce, verticale, spettacolare.

I lunghi lanci diagonali dietro la retroguardia divennero un’arma letale: i difensori erano costretti a coprire contemporaneamente il centro e le corsie laterali, un compito quasi impossibile. Così, inevitabilmente, anche le difese dovettero reinventarsi. L’Arsenal di Herbert Chapman colse per primo la necessità di un nuovo equilibrio: nacque così il “terzo difensore”, con il centromediano arretrato a stopper puro.

Quella mossa si rivelò rivoluzionaria. L’Arsenal, che fino a quel momento non aveva mai sollevato un titolo nazionale, divenne nel giro di pochi anni il club dominante in Inghilterra. La trovata tattica fece scuola, e ben presto altri allenatori la copiarono e il cosiddetto “gioco del terzo difensore” divenne il nuovo standard del calcio britannico.

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McCracken e l’arbitro CR Hall si preparano per il calcio d’inizio a Plumstead nel settembre 1912 | Foto: Topical Press Agency/Getty Images

La regola del fuorigioco del 1925, dunque, aprì prima le porte a un calcio spregiudicato e votato all’attacco, salvo poi costringere le squadre a un atteggiamento molto più prudente.

Ma la storia non accade da sola, sono le persone a scriverla.

Quello che nei verbali dell’IFAB può sembrare un semplice emendamento tecnico e burocratico, in realtà nacque dal gioco reale, dal ritmo delle partite e dalle tensioni di campo. Il fuorigioco era già da anni uno dei temi più caldi del calcio britannico, prima e dopo la Prima guerra mondiale.

Attribuire a un singolo uomo una decisione di tale portata sarebbe eccessivo, eppure in Inghilterra molti non avevano dubbi su chi incolpare: William McCracken, The Offside King.

Nordirlandese, colonna del Newcastle, era diventato celebre per la perfezione con cui tendeva trappole del fuorigioco degne di un congegno meccanico. Con la maglia bianconera dei Magpies collezionò 432 presenze tra il 1904 e il 1923, tre campionati e un posto eterno nella memoria del St James’ Park. Non segnava, non faceva spettacolo. Era un terzino, un ruolo che raramente cattura i riflettori, eppure seppe trasformarlo in arte pura. Le cronache dell’epoca lo descrivevano elegante, calcolatore, quasi diabolico. Non a caso il Guardian lo ribattezzò “l’Irlandese Mefistofele”.

Gli avversari lo detestavano, le curve lo fischiavano e persino gli arbitri guardavano con sospetto quel suo braccio alzato a invocare il fuorigioco. Ma proprio quelle trappole, così esasperanti e geniali, finirono per costringere l’IFAB a riscrivere la legge del calcio. McCracken non fu soltanto un giocatore, fu l’uomo che rese inevitabile la rivoluzione.

Dopo l’esperienza all’Hull, continuò la sua carriera in panchina guidando il Gateshead, il Millwall e l’Aldershot, prima di fare ritorno al Newcastle United nelle vesti di osservatore, soprattutto in Irlanda. I suoi rapporti iniziavano spesso con un tocco di ironia: «Ecco l’ultimo bollettino dalla terra delle patate e del latticello». Fu lui a segnalare un giovanissimo George Eastham, appena diciassettenne nell’Irish League. Il Newcastle lo acquistò e quel ragazzo, con la sua celebre battaglia contrattuale, avrebbe a sua volta cambiato il destino del calcio moderno.

Nemmeno l’età riuscì a spegnere la sua passione. Trasferitosi a sud di Londra, a 75 anni iniziò a collaborare come scout per il Watford. Il suo occhio clinico non sbagliò: consigliò di ingaggiare il portiere Pat Jennings dal Newry Town, un affare concluso – si dice – per sole dieci sterline. Jennings sarebbe poi diventato una leggenda tra i pali.

Il suo ultimo rapporto di scouting porta la data del 1971: una partita delle riserve tra Crystal Palace e Leicester City. McCracken aveva 88 anni, e ancora girava per gli stadi con la stessa curiosità di un ragazzo. Si spense a 95 anni nel gennaio del 1979.

Il Sunday Express lo ricordò così: «Bill McCracken, il celebre terzino irlandese del Newcastle United, le cui tattiche del fuorigioco portarono al cambiamento delle regole nel 1925, è morto».

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