Negli abissi dell’oceano Pacifico, a più di tremila metri di profondità, un piccolo pesce rosa ha cambiato il nostro modo di guardare al mondo sommerso. Si chiama bumpy snailfish (pesce lumaca bitorzoluto) e appartiene alla vasta famiglia dei Liparidae che popolano le acque di quasi tutto il Pianeta, dai litorali ai fondali estremi. La sua scoperta, avvenuta nel canyon di Monterey, al largo della California, non è soltanto una curiosità zoologica, ma è la conferma che gli abissi, spesso immaginati come scenari ostili e popolati da mostri, possono invece rivelare fragilità, grazia e perfino una sorta di sorriso.
Il ritrovamento risale a una spedizione del 2019 condotta dal Monterey Bay Aquarium Research Institute, una delle istituzioni più avanzate nello studio degli abissi. A scendere nel canyon di Monterey sono stati due veicoli simbolo della ricerca oceanografica: l’Alvin, sommergibile con equipaggio che negli anni Sessanta esplorò le sorgenti idrotermali e che in seguito visitò il relitto del Titanic, e il robot Doc Ricketts, battezzato in onore del biologo amico di John Steinbeck, protagonista di pagine memorabili dedicate al mare. Le immagini raccolte hanno permesso al team di biologi guidato da Mackenzie Gerringer, della State University of New York, di identificare tre nuove specie di snailfish: oltre al bumpy, il “dark snailfish”, dal corpo nero e compatto, e lo “sleek snailfish”, più sottile e privo del caratteristico disco ventrale di suzione. Per confermare che si trattava davvero di novità per la scienza, i ricercatori hanno combinato tecniche diverse: osservazioni morfologiche al microscopio, analisi genetiche di sequenziamento e persino sofisticate scansioni micro-CT, capaci di svelare lo scheletro e i tessuti interni senza danneggiare gli esemplari.
Il bumpy snailfish non supera i dieci centimetri, eppure porta addosso la firma di un ambiente che schiaccerebbe qualunque creatura meno adattata. Ha un corpo morbido e traslucido, occhi sproporzionati che sembrano assorbire ogni frammento di luce e una tonalità rosa vivo che contrasta con l’oscurità totale in cui vive. La pelle presenta leggere irregolarità, piccole asperità che le sono valse il soprannome di “bumpy”. Ogni dettaglio del suo corpo è un compromesso con l’abisso. Il disco ventrale agisce come una ventosa, permettendole di ancorarsi alle rocce e resistere a correnti impreviste; i tessuti molli e gelatinosi sostituiscono le ossa rigide e la proteggono da una pressione superiore a mille bar; e l’assenza di vescica natatoria elimina il rischio di essere schiacciato dal peso delle acque sovrastanti. Vive in un mondo più freddo di un frigorifero domestico, immersa in un buio assoluto che gli esseri umani percepiscono come minaccia, ma che per lui rappresenta semplicemente la normalità.
Ciò che ha sorpreso i biologi non è stato soltanto il dato scientifico, ma la disarmante bellezza dell’animale. Il bumpy snailfish sembra quasi sorridere, con lineamenti delicati e un colore rosa che la avvicina più a un personaggio illustrato che a un abitante di un regno oscuro. Johanna Weston, ecologa del Woods Hole Oceanographic Institution, ha sottolineato come gli snailfish sappiano sorprendere con una tavolozza cromatica che spazia dal blu al viola, dal bianco al rosa, dimostrando che la vita abissale non è condannata alla monotonia della tenebra, ma è capace di sfumature delicate e inattese. È un paradosso che colpisce perché proprio laddove l’uomo proietta le sue paure più arcaiche, emergono invece figure quasi giocose, fragili e affascinanti.
Questa scoperta ha anche un valore che va oltre la pura biologia. L’oceano profondo è l’habitat più vasto della Terra. Copre oltre l’80% dei fondali marini e custodisce la maggior parte della vita animale del Pianeta. Eppure resta il grande ignoto, il continente sommerso che conosciamo meno della superficie della Luna o di Marte. Che a poche decine di miglia dalla costa californiana si possano scoprire nuove specie è la prova tangibile di quanto la nostra mappa della biodiversità sia ancora incompleta e fragile. Le ricerche condotte dal MBARI e da altri centri internazionali servono a decifrare gli equilibri invisibili che regolano gli ecosistemi profondi, a capire cosa mangiano queste creature, quale ruolo svolgano nelle catene alimentari e, soprattutto, fino a che punto siano resilienti ai cambiamenti climatici, all’acidificazione delle acque e alle attività estrattive che minacciano di colonizzare i fondali. In un tempo in cui l’oceano viene sempre più visto come frontiera economica da sfruttare, la comparsa di un pesce rosa e delicato negli abissi diventa anche un avvertimento culturale. In fondo, è proprio lì, nel silenzio più remoto e nelle profondità invisibili, che la vita continua a sorprenderci con la sua resilienza e la sua grazia.







