L’ultima trovata degli organizzatori degli US Open? Trasformare il tradizionale torneo di doppio misto in un vero e proprio spettacolo mediatico. Non più un contorno snobbato dal pubblico, relegato a campi secondari e premi modesti, ma un evento in prima serata, con le star più scintillanti del tennis mondiale. Una formula che, più che rilanciare una disciplina, sembra fatta per produrre hype e buzz mediatico.
Tutto è cominciato con un dettaglio quasi innocuo: un anno fa, dopo una vittoria agli Australian Open, a Carlos Alcaraz venne chiesto in diretta chi fossero i suoi giocatori preferiti. Sciorinò qualche nome dell’ATP, si inceppò quando si trattò di citare colleghe del circuito femminile e, tra imbarazzo e risatine, finì nel mirino dei commentatori. Pochi giorni dopo, però, sui social rimbalzava la voce – falsa – che il ragazzo avesse confessato di essere troppo timido per ammettere di seguire Emma Raducanu. Una storiella inventata, ma sufficiente per alimentare una narrazione perfetta: il golden boy spagnolo e la ragazza prodigio inglese, pronti a incrociare le racchette.
E infatti eccoli: Raducanu e Alcaraz saranno la coppia-simbolo del nuovo torneo di doppio misto agli US Open, ripensato da zero. Dal 19 al 20 agosto, durante la Fan Week, scenderanno in campo sedici coppie: otto formate in base al ranking combinato, otto invitate con wild card, ovviamente pescate tra i nomi più noti del circuito. Non serviva la sfera di cristallo per capire che gli organizzatori avrebbero puntato tutto sul fattore celebrità.

Un ritorno alle origini? Non proprio
Il doppio misto non è una stranezza recente. Il primo titolo Slam risale al 1892, vinto dall’americana Clarence Hobart e dall’irlandese Mabel Cahill, pioniera che collezionò anche titoli in singolare e in doppio femminile. Per decenni campioni come Rod Laver, Martina Navratilova o Martina Hingis hanno considerato il doppio misto parte integrante del tennis. Ma con il crescere della fatica fisica, dei premi milionari del singolare e del culto della star, la disciplina è scivolata ai margini. Oggi le finali si giocano davanti a mezzo stadio e i vincitori portano a casa briciole rispetto ai 3.6 milioni dei campioni del singolare.
Quest’anno, però, le cifre cambiano: un milione di dollari ai vincitori, dirette ESPN, campi principali. Business is business. L’obiettivo è trasformare un evento trascurato in un contenuto da vendere a sponsor e tv.
Ma è ancora tennis o un reality?
Per attirare i grandi nomi, gli organizzatori hanno compresso l’intero torneo in appena due giorni, con set ridotti a quattro giochi e il terzo sostituito da un super tie-break: una formula lampo, che somiglia più a un’esibizione di lusso che a un vero Slam. Le convocazioni, poi, sono state gestite come una serie tv a puntate, con annunci progressivi e colpi di scena, finendo per lasciare fuori persino coppie di altissimo profilo come la n.1 e la n.2 del ranking mondiale di doppio, Katerina Siniaková e Marcelo Arévalo.
Al loro posto, spazio a duetti dal forte appeal mediatico: l’intramontabile Venus Williams con Reilly Opelka, e soprattutto il duo Raducanu–Alcaraz, protagonisti assoluti dei video promozionali. Poco conta che abbiano un’esperienza minima nel doppio, né insieme né separati, o che Alcaraz debba arrivare a New York con le gambe pesanti da una finale a Cincinnati il giorno prima. Qui l’essenziale non è la preparazione tecnica, ma la narrazione: due giovani star, circondate da un alone di “connessione speciale”, pronte a far sognare pubblico e sponsor.
l rischio lampante è che in questo modo si riduce il doppio misto a una versione tennistica di Love Island, più che a una vera competizione sportiva. Non è un caso se tra gli eventi collaterali spunta addirittura un format intitolato Game, Set, Matchmaker, un dating show travestito da torneo, ambientato proprio sui campi di Flushing Meadows.
In questo copione, Raducanu e Alcaraz sono i protagonisti perfetti. I tabloid li hanno già trasformati in coppia potenziale, grazie ad un paio di spot pubblicitari condivisi e qualche sorriso rubato da lontano. Una narrazione impeccabile per i social, certo, ma che con il tennis vero ha ben poco a che fare. È la vittoria dell’hashtag sul rovescio incrociato, del gossip sulla tattica, del like sulla fatica..
Per il pubblico lo spettacolo sarà leggero e divertente: match rapidi, volti noti, un’atmosfera da intrattenimento estivo più che da Slam. Per il business, un colpo perfetto: biglietti venduti, sponsor soddisfatti, copertura mediatica assicurata. Ma la vera domanda resta lì, irrisolta: questo è davvero un rilancio del doppio misto o solo un’operazione di facciata, una mano di trucco su una disciplina che continua a vivere nell’ombra del singolare?
A questo punto, più che guardare il doppio misto agli US Open, verrebbe da sintonizzarsi su Netflix; almeno lì il reality non finge di essere tennis.







