Un nuovo libro fotografico firmato dal reporter olandese Eddy van Wessel racchiude quasi duecento immagini scattate nell’arco di tre anni, componendo un racconto visivo della devastazione lasciata dalla guerra in Ucraina. Non un diario di sangue, ma un mosaico di momenti in cui vita e morte si sfiorano, senza mai staccarsi del tutto.

Van Wessel non è nuovo ai fronti di guerra. Ha documentato i conflitti in Cecenia, Iraq e Siria, muovendosi sempre in autonomia, guidato più dall’istinto che da un piano predefinito. In Ucraina è arrivato a fine febbraio 2022, appena due giorni dopo l’inizio dell’invasione russa. All’epoca guidava la sua Škoda, distrutta poi in un incidente contro un carro armato russo abbandonato.
Fotografa in bianco e nero, con una macchina di quarant’anni, viaggiando tra Kharkiv, Mykolaïv e le città assediate del Donbas. A forza di tornare lì, ha costruito un rapporto di intimità con il Paese e con chi lo abita, fatto di fiducia, sguardi e racconti condivisi.
Nelle cantine di Kharkiv trasformate in rifugi, tra i lanci di razzi e nei centri di soccorso medico vicino a Bakhmut, il fotografo cerca ciò che lui stesso definisce “una decisione del cuore”: non un’inquadratura perfetta, ma un’emozione che lo muove, e che diventa immagine.


Tra gli scatti più intensi raccolti nel volume Ukraine c’è quello di una donna inginocchiata accanto al corpo del marito. Accadde a Bakhmut, nel 2023, quando la città era quasi vuota sotto assedio russo. Van Wessel viveva con l’ultima brigata di pompieri rimasta in città. Una chiamata segnalò una casa colpita dall’artiglieria; al suo arrivo, i vigili avevano già portato il corpo all’esterno. Il fotografo cercava un’inquadratura rispettosa, quando un urlo lacerante squarciò l’aria: la moglie dell’uomo, tornata con la spesa, si gettò su di lui, stringendolo per le spalle e sollevando il volto in un gesto di disperazione assoluta.

In Ucraina la morte è vicina, quasi tangibile. Van Wessel mostra come questa tragedia possa essere insieme devastante e quotidiana, parte di una normalità deformata dalla guerra.
Come nel giugno 2023 a Kramatorsk, quando un missile russo distrusse la pizzeria Ria Lounge, uccidendo tredici persone, tra cui la scrittrice Victoria Amelina e due gemelle di quattordici anni, Yuliya e Anna. Quel giorno erano andate a trovare la madre al lavoro in ospedale; dopo, avevano deciso di mangiare una pizza. Tre giorni dopo, al funerale, il fotografo ritrasse due coetanee che si sorreggevano a vicenda, piangendo davanti alla bara. “Ho avuto la sensazione che fossero finite tre vite”, ha raccontato.

Nei conflitti che ha seguito, van Wessel ha visto Stati e società crollare rapidamente. In Ucraina riconosce una tenacia diffusa, ma evita l’idealizzazione. Le sue immagini ritraggono un popolo dignitoso ma fragile, non eroi mitizzati, bensì persone che resistono perché non esiste un’alternativa.
Un uomo a Siversk mostra la stanza dove un missile ha ucciso sua moglie. A Kharkiv, un altro cerca di domare con un tubo dell’acqua il fumo che sale dalle macerie della sua casa. Un gesto forse inutile, ma è pur sempre il tentativo di salvare qualcosa, di credere che un fondamento resti anche quando non c’è più nulla.

A metà del volume, una sequenza di circa quaranta fotografie, realizzate con una panoramica Widelux degli anni Cinquanta, è stampata in modo da piegarsi e proseguire oltre la pagina, obbligando il lettore a ruotare il libro per cogliere l’intera scena. “Volevo trasmettere frustrazione e incertezza” – racconta – “Non sai cosa troverai voltando pagina, proprio come non sai quale ostacolo ti attenderà il giorno dopo”.
In questo modo, Ukraine supera i confini del semplice libro fotografico: diventa un’esperienza immersiva nelle pieghe più intime di un conflitto vissuto a un passo dalla morte, dove la vita continua a reclamare il proprio spazio.
























