ritardo personalità

Sempre in ritardo? Forse è solo colpa della tua personalità

C’è chi arriva sempre cinque minuti prima dell’orario stabilito e chi, con assoluta serenità, si presenta mezz’ora dopo. Ma non è solo questione di buona educazione o disorganizzazione: secondo gli esperti, il modo in cui gestiamo il tempo ha radici profonde e culturali. Siamo, in altre parole, legati all’orologio in modi molto diversi.

Monocronici e policronici: una questione di cultura (e personalità)

Già negli anni Cinquanta, l’antropologo Edward T. Hall aveva individuato due grandi modi di percepire e vivere il tempo: quello monocronico, tipico delle società dell’Europa settentrionale e degli Stati Uniti, e quello policronico, osservato in aree come l’America Latina, l’Africa e il Medio Oriente. I primi privilegiano l’ordine, la puntualità, l’idea di svolgere un compito per volta. I secondi, invece, mostrano una maggiore elasticità, un’attitudine più fluida a gestire impegni e relazioni, anche simultaneamente.

Con il tempo, questa distinzione è diventata utile non solo per comprendere le differenze tra culture, ma anche tra singoli individui. Alcune persone si trovano perfettamente a loro agio seguendo una lista di cose da fare, con un approccio lineare e rigoroso. Altre, invece, funzionano meglio quando possono muoversi tra attività diverse, adattandosi al momento. Capire quale sia il proprio stile — spiegano gli studiosi — può aiutare a vivere con meno attriti, sia sul lavoro che nella vita quotidiana.

Un buon indicatore per individuare il proprio orientamento temporale? Le interruzioni. Immagina: stai preparando una presentazione importante e ricevi una telefonata non programmata. Rispondi o la devi direttamente alla segreteria?

Per Dawna Ballard, docente di cronemica all’Università del Texas, chi tende a ignorare queste chiamate è probabilmente monocronico: pianifica la giornata in modo rigido e considera ogni deviazione un ostacolo al proprio ritmo. Chi, invece, risponde e si lascia coinvolgere, sta dando priorità alla relazione e all’imprevisto, tipico di una mentalità policronica.

Entrambi gli approcci hanno vantaggi e limiti. Il pensiero monocronico favorisce la concentrazione profonda: Ci consente di scavare a fondo nei compiti e di portarli a termine in modo ordinato,” afferma Mara Waller, ricercatrice alla Colorado State University. Ma c’è un rovescio della medaglia: chi è troppo legato al piano rischia di perdere le opportunità che emergono per caso. Come osserva il professor Allen Bluedorn, “la pianificazione ossessiva può farci ignorare la serendipità.”

I policronici, al contrario, brillano nelle situazioni complesse e dinamiche. Waller racconta le sue esperienze in una torre di controllo dell’aeroporto di Houston: “Osservare i controllori di volo, capaci di gestire una miriade di stimoli contemporaneamente, era come vedere una coreografia perfetta.” Chi riesce ad adattarsi e a muoversi con agilità tra compiti diversi spesso trova soluzioni creative e mantiene una visione realistica della vita, senza andare in crisi quando le cose non vanno secondo i piani.

Non a caso, uno studio del 2023 ha rivelato che tra gli studenti universitari che lavoravano quasi a tempo pieno, quelli più inclini al multitasking riuscivano a conciliare meglio i diversi impegni e a preservare il proprio benessere emotivo. Ma anche la flessibilità ha i suoi rischi. I policronici possono facilmente perdersi in mille iniziative, lasciando incompiuti molti progetti. Una sorta di procrastinazione mascherata, che Bluedorn chiama “dithering improduttivo”.

Impara a usare il tempo (nel tuo stile)

Secondo gli esperti, lo stile con cui viviamo il tempo non è scritto nella pietra. Si tratta di una preferenza, non di una condanna: può evolvere, cambiare contesto per contesto, e adattarsi ai nostri obiettivi. Magari non sarà sempre comodo, ma può diventare sorprendentemente utile.

Se stai cercando di costruire una relazione, allora mettiti in modalità policronica” — suggerisce la professoressa Ballard — “Se invece hai bisogno di portare a termine un compito, entra nel mindset monocronico e chiudi fuori il mondo per un po’.

Qualche strategia pratica? Chi vive incollato all’orologio può provare ad aggiungere spazi-cuscinetto tra un impegno e l’altro: anche solo un’ora di respiro tra appuntamenti può abbassare la pressione. Chi invece ha il cronico vizio del ritardo, può “giocare d’anticipo” segnandosi l’orario con mezz’ora di margine. Funziona più spesso di quanto si creda.

E per chi perde facilmente la pazienza davanti ai ritardi altrui, Ballard suggerisce di non restare in balia del nervosismo: un libro, un progetto, un’idea da sviluppare possono trasformare l’attesa in tempo ritrovato.

Il messaggio di fondo? Smettere di giudicare. “Serve empatia” — conclude Ballard — “Non tutti percepiscono il tempo come lo percepisci tu.

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