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Perché i ciclisti del Tour de France pedalano anche nei giorni di riposo?

Hai percorso quasi 2.400 chilometri, scalato le salite più implacabili di Francia, affrontato il caldo, le cadute, i crampi e la tensione costante di una gara che non concede tregua. Dopo due settimane così, chiunque sognerebbe solo una cosa: non vedere più una bicicletta per almeno 24 ore. E invece? Ti rimetti in sella.

Succede puntualmente ogni anno durante i giorni di riposo del Tour de France. Anche se suona controintuitivo, la maggior parte dei ciclisti professionisti approfitta della pausa per pedalare. Ma con un approccio diverso.

A spiegarlo è Loic Segaert, allenatore del team Bahrain Victorious:

L’obiettivo principale è favorire il recupero, ma mantenendo il corpo in movimento. Non si tratta di obbligare nessuno: se un atleta ha bisogno di fermarsi per curare un piccolo fastidio, lo fa. Ma per il resto del gruppo consigliamo una pedalata leggera, niente sforzi, solo per mantenere attive le gambe.

Il principio è semplice: fermarsi completamente può far “spegnere” il corpo. Ripartire il giorno dopo con muscoli addormentati può compromettere la performance, soprattutto se si deve affrontare una tappa massacrante come quella sul Mont Ventoux, una delle salite più iconiche e dure dell’intero Tour.

Lo sa bene l’ex ciclista britannico Russell Downing, che durante il suo debutto al Giro d’Italia del 2011 decise di non uscire il giorno di riposo.

Pioveva, faceva freddo. Rimasi in hotel sul rullo per 45 minuti. Il giorno dopo, però, ero completamente svuotato. Ho imparato la lezione e non ho più saltato una pedalata nei giorni di pausa.

Il corpo di un atleta professionista, allenato a prestazioni elevate per tre settimane di fila, non ama le interruzioni brusche. Mantenere un ritmo, seppur minimo, aiuta a prevenire dolori e a facilitare il recupero attivo.

Ma c’è anche spazio per un po’ di normalità. Come racconta sempre Segaert:

Per noi era importante trovare una strada tranquilla, una pedalata senza stress… e un buon caffè. È un momento di socialità, quasi una piccola vacanza nel bel mezzo dello sforzo titanico del Tour.

Dopo la bici, si passa al massaggio, al trattamento osteopatico e, se si è fortunati, anche a un pranzo rilassato con la famiglia o la compagna in hotel. Niente stress, ma nemmeno completo relax.

E la popolarità del Tour rende ogni giorno, anche quello di riposo, un piccolo evento. Può capitare che ciclisti dilettanti si uniscano alle pedalate dei professionisti, creando situazioni al limite divertenti e inusuali.

Ronald Koeman, ex calciatore e ora CT dell’Olanda, ha pedalato con la Visma-Lease a Bike durante un giorno di riposo:

È incredibile come chiunque possa unirsi ai professionisti. È bello che siano così accessibili, ma forse bisognerebbe pensare anche alla sicurezza.

Non esiste una regola unica per tutti. Il ciclista danese Kasper Asgreen racconta:

Alcuni miei compagni preferiscono non uscire, io invece faccio un giro leggero. Oggi solo 40 km, a 180-200 watt, giusto per tenere le gambe in movimento. Ognuno deve fare ciò che gli fa sentire meglio per la tappa successiva.

Il giorno di riposo non è una pausa nel senso tradizionale. È un delicato equilibrio tra recupero e preparazione, tra testa e gambe, tra un buon caffè e il prossimo muro da scalare.

Perché al Tour de France, davvero, non ci si ferma mai.

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