Sulle spiagge di Rio de Janeiro, tutto ciò di cui hai bisogno arriva da solo: una birra gelata, un ombrellone, un panino con carne grigliata, un pallone da calcio o un costume da bagno. Basta restare sdraiati sulla sabbia e attendere. Questo è il miracolo quotidiano del lungomare carioca: un mercato aperto, democratico, pulsante di vita.
Da sempre, venditori ambulanti scendono dalle favelas sulle colline per animare quelle decine di chilometri di sabbia che costeggiano la città. Le loro voci cantilenanti, le divise sgargianti, l’ingegno con cui attirano l’attenzione: tutto questo è parte integrante dell’esperienza balneare a Rio. Sono parte dello spettacolo.
Ma ora questo spettacolo rischia di essere riscritto.


A luglio 2025 è entrato in vigore un nuovo decreto voluto dal sindaco Eduardo Paes, che introduce una regolamentazione stringente delle spiagge: limiti per i venditori, regole per la musica e un controllo estetico che punta a uniformare ciò che finora è stato sinonimo di varietà e libertà.
Uno dei punti più discussi riguarda le barracas, gli iconici chioschi in tela che ogni giorno vengono montati all’alba e smontati al tramonto. Ce ne sono circa 600 lungo la costa: vendono acqua di cocco, caipirinhas, e affittano sedie e ombrelloni. Hanno sempre portato colore e identità al paesaggio, con bandiere creative e cartelli artigianali, ma ora dovranno seguire delle guidelines ben definite: cartelli in bianco e nero, tutti con lo stesso font e la stessa dimensione, e le bandiere saranno vietate.
Il risultato? Una spiaggia visivamente spenta e standardizzata — l’opposto dell’anima vivace che ha reso famoso il litorale di Rio nel mondo.
Secondo il sindaco Paes, si tratta di porre un freno all’ “inquinamento visivo” che rischia di trasformare “la più grande risorsa e il più bel paesaggio di Rio in un vero caos”. Gli ha fatto eco il vicesindaco Eduardo Cavaliere, il quale ha definito le regole necessarie per “dare un po’ di ordine”, pur riconoscendo che l’identità di Rio vive in quel “caos organizzato” che rende le sue spiagge uniche.

Ma c’è di più. Il decreto impone ai venditori di ottenere una licenza — un requisito che in pochi possiedono — e vieta l’uso di bombole di gas, carbonella, spiedini in legno, contenitori in polistirolo, usati finora per la preparazione del cibo.
Di fatto, è una messa al bando delle specialità da spiaggia più amate: pannocchie bollite, spiedini di gamberi, carne e formaggio grigliati. Alcuni venditori sono già stati multati, altri si sono allontanati per paura. Ma l’applicazione delle regole resta discontinua.
Per molti, questo lavoro è una delle poche fonti di sostentamento (le entrate giornaliere variano dai 10 ai 100 euro, a seconda del meteo). Oltretutto, le nuove restrizioni mettono a rischio non solo un modo di vivere, ma anche una tradizione culturale che resiste da decenni.
Non è la prima volta che la città prova ad usare questo tipo di approccio. In passato, il sindaco minacciò di vietare i venditori di mate (il tè freddo servito da grossi termos appesi al collo), ma di fronte alla protesta pubblica, fece marcia indietro e concesse loro una delle poche licenze ufficiali.
Oggi, il rischio è che la lotta all’“inquinamento visivo” cancelli l’anima stessa delle spiagge di Rio: quel mix di improvvisazione, colore, suoni e sapori che rende unico ogni giorno passato tra le onde.
Il vicesindaco Cavaliere, che vive affacciato sulla spiaggia di Ipanema, lo sa bene. Il suo snack preferito? La pannocchia bollita — ora vietata.
Forse un compromesso sarà possibile, come suggerito dalle stesse autorità. Ma intanto, mentre le barracas si vestono di bianco e nero, e il profumo dei gamberi alla griglia svanisce nell’aria, molti carioca si chiedono: vale davvero la pena sacrificare il “caos meraviglioso” per un po’ di ordine?







