Mentre Jurassic World: Rebirth e 28 Years Later si preparano a invadere le sale, molti appassionati di cinema iniziano a farsi una domanda poco incoraggiante: ma Hollywood ha davvero finito le idee?
Come raccontato dal regista del nuovo Jurassic Park, Gareth Edwards, l’obiettivo per il settimo capitolo della saga era puntare sulla nostalgia; l’ha definito un karaoke cinematografico. Per prepararsi, ha rivisto in loop le scene di Spielberg, cercando di ricreare quell’atmosfera familiare che ha reso celebre l’originale.
Volevo che sembrasse un film dimenticato negli archivi della Universal, uno di quelli scoperti per caso, ancora impolverati, con scritto Jurassic World: Rebirth. Come se fosse una pellicola degli anni Novanta che nessuno ricordava più.
Gareth Edwards
Per chi quegli anni li ha vissuti, oggi dev’essere facile pensare di aver sbagliato epoca. Non solo le playlist estive sono oggi piene di brani degli Oasis e dei Pulp, ma anche il cinema sembra volerci riportare indietro nel tempo.
Non è un caso, infatti, se tra qualche settimana tornerà I Know What You Did Last Summer con lo stesso identico titolo del film del 1997, e con gli stessi protagonisti: Jennifer Love Hewitt e Freddie Prinze Jr. Il nuovo capitolo riprende la storia da dove si era interrotta con I Still Know What You Did Last Summer (1998), ignorando però il dimenticabile sequel del 2006.
Ad agosto poi sarà la volta di Una pallottola spuntata (The Naked Gun), dove Liam Neeson eredita il ruolo comico che fu di Leslie Nielsen, e di The Roses, remake de La guerra dei Roses, con Olivia Colman e Benedict Cumberbatch nei panni di una coppia in pieno conflitto matrimoniale.
Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan tornano invece per il seguito – a distanza di vent’anni – della commedia Quel pazzo venerdì, ribattezzato ora Freakier Friday. Intanto, 28 Years Later segna il ritorno di Danny Boyle all’universo zombie da lui creato nel 2002.
Nelle sale è ancora in programmazione Final Destination: Bloodlines, nuovo capitolo di una saga che da decenni alimenta le nostre ansie più improbabili. E non è finita. Per queste vacanze ci aspettano un nuovo Superman, un altro Fantastic Four, e varie riedizioni per anniversari illustri: I Goonies (40 anni), Harry Potter e il calice di fuoco (20), Human Traffic (26), Ragione e sentimento (30) e Spinal Tap (41).
Insomma, Hollywood sembra bloccata su se stessa, risucchiata in un circolo vizioso dove la mancanza di idee viene travestita da intrattenimento rassicurante. E questo meccanismo funziona anche per il bisogno di evasione da una realtà sempre più incerta.
Come scrisse Gil Scott Heron:
Gli americani vogliono tornare indietro il più possibile, anche se l’unico posto dove possono arrivare è la settimana scorsa. Non per affrontare il presente o il futuro, ma per guardare all’indietro.
Non è un caso che ci si fissi tanto sugli anni Novanta: gran parte dei dirigenti hollywoodiani di oggi ha vissuto la propria giovinezza in quel periodo. Edwards, ad esempio, compirà 50 anni il prossimo weekend. E molti sembrano desiderosi di far rivivere ai propri figli un’epoca pre-smartphone, percepita come più semplice e autentica.
Questo desiderio nostalgico non è nuovo. American Graffiti di George Lucas (1973) già guardava con affetto agli anni Cinquanta, così come Ritorno al futuro (1985), prodotto da Spielberg, permetteva ai genitori di rivivere la propria adolescenza. Ma la differenza è che allora il cinema aveva ancora ambizione e mezzi per innovare; quelle opere non si limitavano a imitare, ma contribuivano a far evolvere il linguaggio cinematografico.
Oggi, invece, produrre qualcosa come Ritorno al futuro sarebbe quasi impossibile, come ha spiegato lo sceneggiatore Bob Gale:
Oggi uno studio ci chiederebbe: ‘Che rapporto c’è tra Marty e Doc? Non è che sotto sotto…?’.
Insomma, si leggerebbero allusioni dove non ce ne sono, e si alzerebbero muri prima ancora di cominciare.
Dopo la chiusura di 8mila sale nel mondo a causa del Covid (la metà solo negli USA) e lo sciopero di sei mesi del 2023, l’industria cinematografica è entrata in crisi, e così le piattaforme di streaming ne hanno approfittato, conquistando una fetta sempre più grande del mercato.
In un contesto simile andare sul sicuro è una strategia comprensibile. Guardate i successi di quest’anno: Ne Zha 2, Lilo & Stitch, Minecraft. Tutti sequel o prodotti legati a brand famosi.
Robert Mitchell, direttore di Gower Street Analytics
Andrew Cripps, responsabile della distribuzione Disney, ha ammesso che i 15 film più visti del 2024 – da Inside Out 2 a Deadpool & Wolverine – confermano chiaramente cosa cercano i consumatori. Ma ha anche aggiunto: “Non puoi creare nuove saghe senza lanciare contenuti originali“.
E qui sta il nodo: trovare idee nuove è difficile, costoso, e spesso non premia. Tra i 15 film con maggiori incassi nella storia, solo due non sono sequel: Titanic e Avatar, entrambi firmati da James Cameron. E oggi nessuno scommetterebbe su progetti simili.
Ciononostante, ogni tanto una luce si accende. F1: The Movie con Brad Pitt ha già incassato 167 milioni su un budget di 300. Sinners, horror soprannaturale diretto da Ryan Coogler e interpretato da Michael B. Jordan, ha raggiunto 365 milioni partendo da soli 90.
Per alcuni, però, questi esempi sono fuorvianti. Se li si analizza attentamente, sono solo apparentemente originali: Sinners riecheggia Dal tramonto all’alba e Crossroads, mentre F1 segue la formula classica degli action anni Novanta. Sono tutti film costruiti come videogiochi: spettacolari, rumorosi e prevedibili.
Le storie originali, quelle che parlano davvero della vita reale, oggi non trovano più spazio sul grande schermo. Sono migrate in TV, dove serie come Adolescence, Baby Reindeer, The White Lotus, Severance e Black Mirror mostrano che il pubblico ha ancora fame di narrazione profonda.
Le piattaforme, con i loro modelli basati sugli abbonamenti anziché sui biglietti, hanno la libertà di sperimentare. Mountainhead, satira scritta da Jesse Armstrong, sembra a tutti gli effetti un film, ma è stata distribuita da HBO e Sky, puntando agli Emmy anziché agli Oscar.
Pensare che Hollywood possa trarre ispirazione da questi esempi è forse illusorio. Eppure, qualche voce fuori dal coro resiste. Quest’estate arriveranno Materialists, commedia romantica con Dakota Johnson, Pedro Pascal e Chris Evans, e Bring Her Back, horror con Sally Hawkins che ha già diviso il pubblico tra entusiasmi e conati.
C’è anche Eddington, western ambientato durante il Covid, diretto da Ari Aster, con Pascal, Joaquin Phoenix ed Emma Stone, che affronta temi come la disinformazione e la deriva messianica sui social. Non ha convinto tutti a Cannes, ma lo studio A24 ci crede e sta investendo molto nella distribuzione.
E poi c’è chi dimostra che i sequel non sono per forza mediocri. 28 Years Later ha saputo dire qualcosa di nuovo, più di quanto non abbiano fatto alcuni film “originali” come Black Bag o Mickey 17. E per chi ha senso dell’umorismo, il prossimo Spinal Tap II promette risate già dal titolo: The End Continues.
In soli cinque giorni Jurassic World: Rebirth ha incassato 318 milioni di dollari in 82 Paesi. Ma il vero guadagno arriverà dai videogiochi Nintendo, dai set Lego, dalle edizioni speciali degli Slurpee, e persino dagli M&M’s al gusto limitato. Il futuro del cinema hollywoodiano, insomma, non sono i film. Sono gli snack.







