sophie power
Foto: Alexis Berg

Sophie Power: la maratoneta diventata virale e simbolo del cambiamento nello sport femminile

Sophie Power non aveva mai corso in vita sua. Nemmeno una volta. Eppure, appena licenziata dal suo lavoro in banca, ha fatto una scelta che ha dell’incredibile: iscriversi a un’ultramaratona da 250 chilometri. Nessuna esperienza, niente scarpe da corsa, solo tanta voglia di rimettersi in gioco. Una decisione un po’ folle? Forse. Ma è stato l’inizio di un viaggio che l’avrebbe portata a battere record e, soprattutto, a cambiare le regole dello sport per le donne.

Il mondo ha imparato a conoscere il suo volto nel 2018, grazie a una foto diventata virale: Sophie, impegnata in una gara di 170 km, mentre allatta suo figlio di tre mesi durante una pausa. Un gesto potente, che ha acceso i riflettori su una domanda tanto semplice quanto scomoda: perché una mamma dovrebbe essere costretta a scegliere tra crescere un figlio e inseguire il proprio sogno sportivo?

All’epoca, gare come l’Ultra Trail du Mont Blanc (UTMB) non prevedevano nessuna possibilità di rinvio per gravidanza. Così Sophie, pur non ancora pronta fisicamente, ha deciso di partire lo stesso. Ha camminato, lottato contro la fatica e contro se stessa, e dopo 43 ore e mezza – con 10.000 metri di dislivello sulle gambe – ha tagliato il traguardo. Ad aspettarla c’era suo figlio più grande. E uno scatto che avrebbe ispirato una rivoluzione.

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Foto: Alexis Berg

Quella foto ha fatto il giro del mondo e cambiato tutto. Mostrava qualcosa di semplice e potentissimo: una madre che, nel mezzo di una gara estrema, allatta suo figlio. E ha acceso un faro su una realtà assurda: Sophie si era trovata costretta a correre 170 km appena tre mesi dopo il parto, solo perché non esistevano alternative. Nessuna possibilità di rinvio, nessuna tutela. Da lì, ha capito che serviva un cambiamento.

È così che è nata SheRaces, l’organizzazione che Sophie ha fondato per abbattere gli ostacoli che ancora oggi impediscono alle donne di partecipare alle gare sportive alle stesse condizioni degli uomini.

E qualcosa si è mosso: in poco tempo, grandi eventi come le maratone di Londra, New York e Boston hanno introdotto il rinvio per gravidanza. Un primo passo importante. Ma non basta. In molti casi, chi sceglie il rinvio deve pagare di nuovo per iscriversi alla gara. SheRaces chiede che il rinvio duri almeno due anni, il tempo giusto per recuperare davvero dopo una gravidanza – e senza costi extra. Perché l’equità non dovrebbe essere una concessione, ma una regola di base.

Sophie Power non è un’atleta professionista, e forse è proprio questo che la rende così credibile. Parla con la voce di chi conosce bene le difficoltà che tante donne comuni affrontano nello sport.

Le ragazze abbandonano lo sport molto più dei ragazzi. C’è un enorme divario nei sogni”, racconta.

E uno dei motivi? Il linguaggio che spesso circonda il mondo sportivo: tutto è “duro”, “impossibile”, “estremo”. Parole che possono intimidire, più che ispirare.

Con SheRaces, Sophie ha voluto cambiare le cose alla radice. Ha scritto un manifesto in nove punti per rendere le gare davvero inclusive: dal linguaggio più accessibile alle immagini promozionali più rappresentative, dai servizi igienici pensati anche per le donne alla presenza di prodotti per il ciclo mestruale, passando per magliette tagliate su misura, politiche anti-molestie e una visibilità equa per le atlete sui social e nei premi.

Ma Sophie non si è limitata alla battaglia culturale. Continua a mettersi in gioco anche sul piano fisico. Detiene due Guinness World Record: il primo per aver percorso, più velocemente di qualsiasi altra donna, tutta l’Irlanda da sud a nord – 547 km in poco più di tre giorni; il secondo per la distanza più lunga mai fatta da una donna su tapis roulant in 48 ore.

Durante la corsa in Irlanda ha vissuto di tutto: pioggia battente, colpi di calore, sonno ridotto al minimo, pasti improvvisati a base di gel, dolci e tortilla alla marmellata. A un certo punto, ha iniziato ad avere allucinazioni:

Vedevo presepi ovunque e gli alberi sembravano di plastica”, ha raccontato.

Eppure non si è fermata e continua a non farlo. Ad agosto organizzerà una serie di ultramaratone riservate alle donne nel Peak District. Ma il suo sogno più grande è un altro: che un giorno SheRaces non serva più.

Voglio che ogni donna possa presentarsi alla linea di partenza senza ostacoli. Ho creato SheRaces perché fosse qualcosa di nostro, di tutte. Un modo per aiutarci a vicenda e chiedere rispetto.

Sophie Power non corre solo per se stessa. Corre per tutte quelle donne a cui è stato detto, in un modo o nell’altro, che certe sfide non fanno per loro. E ogni suo traguardo è una porta aperta per chi viene dopo.

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