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La Terra perde le sue foreste: record di distruzione nel 2024, bruciano 18 campi da calcio al minuto

Nel 2024, il pianeta ha assistito alla più grave perdita di foreste mai registrata, con una velocità di distruzione pari a 18 campi da calcio al minuto. A determinare questo bilancio drammatico sono stati soprattutto gli incendi, che per la prima volta hanno superato l’agricoltura come principale causa di deforestazione, secondo i dati diffusi dall’Università del Maryland e dal World Resources Institute.

La sola perdita di foreste primarie tropicali ha raggiunto i 6,7 milioni di ettari, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Gli incendi hanno contribuito per quasi la metà a questa devastazione e, secondo le stime, hanno rilasciato 4,1 gigatonnellate di gas serra nell’atmosfera, una quantità più che quadrupla rispetto alle emissioni prodotte dall’intero traffico aereo del 2023.

E mentre le fiamme divoravano interi ecosistemi, anche le altre cause classiche di deforestazione, come gli allevamenti intensivi e le coltivazioni agricole, sono tornate a crescere: +14% rispetto al 2023, il più forte incremento dell’ultimo decennio. Se questa tendenza dovesse continuare, ha avvertito Peter Potapov, co-direttore del laboratorio GLAD dell’Università del Maryland, rischieremmo una trasformazione irreversibile di aree naturali cruciali, con un rilascio massiccio di carbonio che aggraverebbe ulteriormente il riscaldamento globale e renderebbe più frequenti e intensi gli incendi estremi.

Le foreste, infatti, svolgono un ruolo chiave nel bilancio climatico del pianeta: assorbono ogni anno più di un quarto delle emissioni di anidride carbonica di origine antropica. Le foreste tropicali intatte sono particolarmente efficaci in questo compito. Eppure, proprio le aree che dovrebbero essere protette con maggiore attenzione stanno subendo le perdite più gravi. Il Brasile, che ospita la più vasta superficie di foresta tropicale al mondo, è responsabile del 42% della perdita globale di foreste primarie nel 2024. In quel Paese, colpito dalla peggiore siccità mai registrata, il 66% della deforestazione è stato causato dagli incendi: un aumento di oltre sei volte rispetto al 2023.

In Bolivia, la situazione è degenerata in modo simile: la perdita di foreste è quasi triplicata, con incendi che da strumenti di disboscamento controllato sono diventati roghi incontrollabili a causa delle condizioni di estrema aridità. Anche la Repubblica Democratica del Congo e la vicina Repubblica del Congo hanno registrato i loro peggiori livelli di deforestazione, travolti da temperature insolitamente elevate e prolungate siccità. Come l’Amazzonia, anche il bacino del Congo svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del clima globale. Ma in queste regioni la deforestazione è alimentata anche dalla povertà, dalla dipendenza diretta dalle risorse forestali per vivere e da una situazione di instabilità cronica.

Tutti questi dati si basano su un’elaborazione satellitare compiuta dal laboratorio dell’Università del Maryland, resa accessibile al pubblico attraverso la piattaforma Global Forest Watch del World Resources Institute.

Nel 2021, oltre 140 Paesi avevano firmato un impegno per fermare e invertire la perdita globale di foreste entro il 2030. Eppure oggi, tra i 20 Paesi con la maggiore estensione di foreste primarie, ben 17 registrano livelli di deforestazione più alti rispetto all’anno della firma.

Ci sono tuttavia segnali che fanno sperare. In Indonesia, la perdita di foreste primarie è scesa dell’11%, interrompendo un trend in crescita iniziato nel 2021; in Malesia si è registrata una riduzione del 13%. Secondo gli esperti, questi progressi sono dovuti a interventi mirati, come il diradamento controllato degli alberi o l’uso del fuoco in modo preventivo, che hanno contribuito a contenere gli incendi anche in presenza di forti siccità.

Ma non basta. Per Dominick Spracklen, docente all’Università di Leeds, i dati di quest’anno raccontano una realtà “incredibilmente preoccupante“. Le foreste tropicali, un tempo troppo umide per bruciare, oggi sono diventate sempre più vulnerabili, sia per via del riscaldamento globale sia per la pressione crescente delle attività umane. Il 2024, ha detto Spracklen, ha mostrato quanto la situazione sia diventata pericolosa. E soprattutto quanto poco sia stato fatto, al di là delle parole, per mantenere gli impegni presi.

A mancare, soprattutto da parte dei Paesi più ricchi, sono i fondi promessi per sostenere concretamente la tutela delle foreste tropicali. Eppure, dalla sopravvivenza di queste foreste dipende anche la nostra.

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