aurora boreale

L’aurora boreale è davvero un fenomeno straordinario o è semplicemente un’illusione fotografica?

L’aurora boreale è il risultato di un’interazione energetica tra particelle cariche provenienti dal sole e i gas presenti nell’atmosfera terrestre. Il sole, in un costante processo di fusione nucleare, emette flussi di particelle cariche noti come vento solare. Quando questi flussi incontrano il campo magnetico terrestre, vengono incanalati verso i poli geomagnetici, dove interagiscono con atomi e molecole dell’atmosfera. Questa interazione provoca un’emissione di luce visibile, generando spettacolari bande luminose che danzano nel cielo.

Il ciclo di attività solare, della durata di 11 anni, modula l’intensità di questo fenomeno. Nel picco del ciclo, l’incremento dell’attività magnetica del sole aumenta la densità delle particelle nel vento solare, amplificando la probabilità di osservare le aurore boreali anche in latitudini più basse.

aurora boreale

Il turismo aurorale e l’impatto della tecnologia

Questo è il motivo per cui il turismo aurorale è in forte crescita, con destinazioni come la Norvegia, l’Alaska e l’Islanda che attirano un numero crescente di visitatori. Secondo la società di ricerche di mercato Grand View Research, il turismo dell’aurora boreale ha generato 843 milioni di dollari nel 2023 e si prevede che crescerà di quasi il 10 percento all’anno fino al 2030. Gondwana Ecotours, che dal 2013 offre itinerari per ammirare le aurore boreali a Fairbanks, in Alaska, ha registrato un aumento del 20 percento nelle prenotazioni dei suoi viaggi nelle ultime due stagioni. E ancora, la compagnia turistica Wilderness Travel ha registrato un notevole incremento delle prenotazioni per il suo viaggio invernale in Islanda. Le prenotazioni sono aumentate in media del 130% ogni anno dal 2021. Anche la Finlandia, una delle destinazioni principali per l’osservazione dell’aurora, ha visto una crescita significativa della domanda di voli invernali, con un incremento di oltre il 70% rispetto all’inverno precedente.

Nel frattempo, i soggiorni invernali presso gli hotel di Tromsø, situata nella Norvegia settentrionale e nota come una delle mete più gettonate per ammirare le aurore boreali, sono aumentati del 7% dal 2019, superando le 202.000 presenze tra gennaio e aprile 2024, secondo i dati di Visit Norway.

La crescente popolarità del turismo legato all’aurora boreale è alimentata da vari fattori, tra cui l’interesse per i viaggi incentrati sulla natura, lo sviluppo dell’astroturismo e una migliore comprensione scientifica di quando e come si verificano questi fenomeni. Ma un ruolo fondamentale, secondo alcuni esperti, è stato svolto dalle fotocamere degli smartphone, che hanno reso accessibili immagini vivide e mozzafiato, particolarmente condivise sui social media negli ultimi anni. Eppure, sempre più turisti che assistono a questo incredibile fenomeno e dal vivo restano sorpresi dalla notevole differenza tra ciò che vedono con i propri occhi e le foto scattate per immortalare il momento. Molti rimangono colpiti dal contrasto tra i colori tenui percepiti dall’occhio umano e le tonalità vivide e intense che emergono nelle immagini digitali.

Secondo Adriel Butler, fondatore di Borealis Basecamp, un resort con 40 bungalow dedicato all’osservazione dell’aurora boreale, alcuni visitatori rimangono delusi dalla discrepanza tra ciò che vedono nel cielo e le immagini digitali, al punto che la società ha dovuto avvisare i visitatori del possibile divario tra lo spettacolo reale e le immagini pubblicate sui social.

L’aurora boreale e i limiti della percezione umana

La percezione visiva umana è limitata dalla struttura dei fotorecettori nella retina: i bastoncelli, sensibili alla luce, non rilevano i colori, mentre i coni, responsabili della visione a colori, richiedono una luminosità maggiore per attivarsi. In condizioni di scarsa luce, come durante l’osservazione dell’aurora boreale, i bastoncelli dominano la visione, producendo immagini poco definite e in tonalità monocromatiche.

Le fotocamere digitali superano queste limitazioni. Possono eseguire esposizioni lunghe e rilevare lunghezze d’onda luminose che l’occhio umano non percepisce. Prima dell’avvento della fotografia digitale, per ottenere immagini vivide dell’aurora boreale era necessaria una conoscenza approfondita delle esposizioni della macchina fotografica e della velocità della pellicola, una buona tempistica e un pizzico di fortuna. La situazione è cambiata intorno al 2008 con l’introduzione delle fotocamere digitali, più sensibili alla scarsa illuminazione. Nel 2018, poi, la Pixel Camera di Google ha introdotto la “visione notturna”, che ha consentito immagini più nitide in situazioni di scarsa illuminazione. L’evoluzione delle app di fotoritocco ha contribuito alla brillantezza delle foto notturne. Questo spiega perché le immagini dell’aurora catturate con dispositivi digitali appaiono spesso molto più vivide rispetto a ciò che vediamo a occhio nudo.

Le aurore boreali si manifestano principalmente in una fascia nota come ovale aurorale, che circonda i poli geomagnetici. La posizione di questa fascia varia in base all’intensità delle tempeste geomagnetiche, che possono spingere l’aurora verso latitudini più meridionali. Durante tempeste solari particolarmente forti, è possibile osservare l’aurora boreale anche in regioni insolitamente lontane dai poli, come il Michigan o persino la Florida.

Quindi, le foto dell’aurora boreale non sono vere?

Douglas Goodwin, Fletcher Jones Scholar in Computation e docente assistente in media studies presso lo Scripps College di Claremont della California, ha pubblicato un articolo su questo argomento lo scorso maggio. Nel suo studio, Goodwin ha eliminato i miglioramenti tipicamente applicati dalle fotocamere degli smartphone, producendo due immagini dell’aurora boreale: una che si avvicinava a ciò che l’occhio umano percepisce e l’altra catturata con la fotocamera di uno smartphone. La sua conclusione è stata che:

I telefoni esagerano un po’ l’effetto, ma non lo inventano del tutto. In realtà, riescono a vedere meglio di quanto possiamo fare noi con i nostri occhi.

Anche Nori Jemil, fotografa londinese e autrice di The Travel Photographer’s Way, ha approfondito la questione durante i suoi corsi di fotografia in Islanda e Patagonia. Jemil ha spiegato che le fotocamere degli smartphone eseguono automaticamente operazioni di post-produzione come il miglioramento delle immagini, l’impilamento delle foto, l’aumento della saturazione dei colori e la selezione di dettagli che sfuggono all’occhio umano. “Non è una finzione“, ha sottolineato, “ma un utilizzo di algoritmi informatici che combinano gli elementi per creare un effetto sorprendente“.

La tecnologia come strumento di esplorazione

Lance Keimig, esperto di fotografia notturna, sottolinea che i progressi tecnologici degli ultimi due decenni hanno democratizzato la capacità di catturare le immagini di alta qualità. Mentre un tempo era necessario possedere attrezzature sofisticate e conoscenze approfondite, oggi gli smartphone offrono strumenti accessibili per chiunque voglia immortalare il cielo notturno.

Nonostante le meraviglie tecnologiche, però, gli esperti e le guide turistiche raccomandano di non perdere il contatto diretto con la realtà. Il consiglio è quello di alternare l’uso della fotocamera a momenti di contemplazione pura, per apprezzare l’aurora boreale con gli occhi e il cuore. Sebbene la tecnologia ci permetta di vedere oltre i limiti umani, l’esperienza diretta sotto il cielo notturno conserva un fascino insostituibile, capace di connettere l’umanità alle dinamiche del cosmo.

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