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LEI
Quando guardo i professionisti del cross con la faccia piena di fango ho due pensieri: il primo è legato alla doccia dopo la gara. Deve sembrare la cosa più bella del mondo.
La seconda è legata alla mia esperienza. Qualche anno fa dovetti smettere di giocare a calcio per una stagione, noie personali e infortuni vari. Una volta mi chiesero se mi mancasse il campo da calcio e io risposi che la cosa che mi mancava davvero fosse il fango, la pioggia, le cadute, le scivolate. Quando mi guardano non ci credono, anzi si fanno una risata, pensando che stia mentendo, ma il momento in cui mi rialzo e mi ritrovo zuppa come un biscotto nel latte, l’unica cosa che conta è sapere dove sta andando la palle e recuperarla.
E visto che sono una donna che ama tutti gli sport, una volta ho provato anche io a fare motocross: non si torna più indietro. Sudore, fatica, lividi. Ti porti a casa tutto, sul circuito rimangono solo imprecazioni e dubbi. La prima volta che ho fatto un salto con una motocross sono caduta. Niente di rotto, solo una gran bella botta alle costole, alla schiena e il fango che era finito in bocca e nelle mutante. Quel salto, in quella giornata, l’ho riprovato una decina di volte e ho perso il conto di quante volte fossi stata sdraiata decomposta sul terreno. I miei compagni di avventura mi chiamavano “sdraio”. Due sane risate e ancora in sella. Mi sono fatta male e mi sono riempita di fango.
Questo processo diventa un’ossessione, un loop, tu devi fare meglio di quello che hai fatto prima, devi farcela e non vuoi smettere. Se cadi, vuoi rifarlo senza cadere. Se non cadi, vuoi rifarlo facendolo meglio. Se lo hai fatto bene, vuoi rifarlo, di nuovo, per cercare la perfezione. Una perfezione che non esiste. Esisti solo tu, la fatica e il fango. Finita la giornata sono tornata a casa a pezzi. Non ho fatto in tempo a toccare il divano che mi sono addormentata. Secca. L’indomani ero piena di botte, graffi, dolori, ma ero felice. Forse ho capito che cosa provano i fiori di loto. Il fiore che rappresenta la purezza, la crescita, l'elevazione spirituale. Imparare richiede sacrifici. Il sacrificio richiede dolore. Dal dolore alla speranza, alla bellezza, alla purezza, alla capacità di imparare.
Si può crescere anche partendo dal fango, anzi tutti noi, alla fine, nasciamo dal fango, prima ne prendiamo atto prima possiamo imparare ad evolverci e compiere la metamorfosi.