Lando Norris mondiale mclaren

Come le regole “papaya” della McLaren hanno sconfitto Verstappen

Nel paddock animato di Yas Marina, tra il rumore di fondo dei festeggiamenti e le luci riflesse sul terrazzo McLaren, Zak Brown sedeva con un bicchiere di vino rosso tra le mani, circondato da una semicirconferenza di smartphone puntati verso di lui. Il CEO di McLaren Racing si era unito inaspettatamente all’ultima conferenza stampa della stagione, seduto accanto al team principal Andrea Stella. Mentre Brown restava in disparte, parlando con misura, Stella prendeva la parola con un entusiasmo più marcato del solito, forse anche per celebrare come si deve la vittoria del titolo mondiale conquistato da Lando Norris.

Le conferenze stampa di Stella, note per la loro precisione e la chiarezza delle spiegazioni tecniche, sono da sempre seguite con grande attenzione. Quella di domenica sera ad Abu Dhabi non ha fatto eccezione. Ma nel corso del 2025, l’ingegnere italiano si è spesso trovato a dover difendere pubblicamente le scelte tattiche della squadra, a tratti incomprese da osservatori e tifosi. L’impegno costante della McLaren nel mantenere un trattamento equo tra Norris e Oscar Piastri aveva cominciato ad apparire sempre più rigido, persino spigoloso, proprio mentre la rincorsa di Max Verstappen si faceva incalzante e minacciava di ribaltare l’equilibrio costruito durante l’intera stagione.

Con una Red Bull tornata al massimo della forma e un assetto di squadra costruito quasi interamente attorno a lui, Max Verstappen era arrivato a un passo dal colpo grosso. Tra settembre e fine ottobre, il campione olandese aveva riaperto il mondiale grazie a tre vittorie in quattro gare, da Monza ad Austin, proprio nel momento in cui Oscar Piastri andava perdendo terreno e dissipando il vantaggio costruito nei mesi precedenti. Zak Brown, con la franchezza che lo contraddistingue, aveva lasciato intendere che McLaren sarebbe stata disposta a perdere il titolo pur di non rinnegare la propria filosofia, come già accadde nel 2007, quando Hamilton e Alonso furono beffati da Kimi Räikkönen all’ultima gara.

Quella stessa coerenza era rimasta intatta anche nel 2024, quando McLaren scelse di non interferire nel duello tra i propri piloti al GP d’Italia, permettendo a Piastri di attaccare Norris e rischiando così di perdere la corsa. Niente ordini di scuderia, niente gerarchie precostituite; una linea chiara, che pochi avrebbero avuto il coraggio di sostenere sotto la pressione di un mondiale in bilico.

Alla fine, quella scelta ha pagato. Il successo di Norris non è frutto di una superiorità schiacciante, ma di una serie di scelte precise e di dettagli apparentemente minimi ma cruciali. Verstappen ha chiuso il campionato a soli due punti dal britannico, e proprio quei due punti sono arrivati anche grazie allo scambio di posizioni a Monza tra Norris e Piastri, accettato da quest’ultimo su indicazione del team. Se quell’episodio non fosse avvenuto, o se Antonelli non fosse uscito di pista in Qatar regalando a Norris una posizione in più, il mondiale sarebbe finito nelle mani di Verstappen, forte delle otto vittorie stagionali contro le sette del rivale.

Si può anche sostenere che sia stato Verstappen a gettare via il mondiale, soprattutto con il contatto con George Russell in Spagna. Ma la verità è che ogni campionato si decide nella somma di vittorie e sbagli. E se si ipotizza un’inversione di tutte le decisioni tattiche che sembravano penalizzare Piastri (Ungheria, Monza, Singapore, Qatar), oltre ai problemi tecnici di Verstappen (Zandvoort, Las Vegas, la penalità di Barcellona), Norris avrebbe vinto con 10 punti su Piastri e 30 su Verstappen.

C’è però un elemento tecnico che ha avuto un peso decisivo nel finale di stagione, e riguarda la scelta strategica fatta da Oscar Piastri ad Abu Dhabi. Partire con le gomme dure, una mossa insolita per un pilota nelle prime file, ha spiazzato completamente la Red Bull. Laurent Mekies, team principal del team rivale, ha ammesso che la decisione li ha colti di sorpresa. Questo assetto ha reso molto più difficile per Verstappen tentare una delle sue classiche manovre tattiche, in cui rallenta il gruppo per far scivolare indietro il rivale diretto. Non potendo prevedere i tempi di Piastri, Verstappen si è trovato costretto ad anticipare il proprio ritmo, compromettendo la flessibilità sulle soste ai box e bruciando parte del potenziale della sua strategia.

A una sola settimana dal pasticcio commesso in Qatar con la safety car, McLaren ha risposto con freddezza e lucidità. La scelta delle gomme dure ha permesso a Piastri di giocarsi davvero l’ultima possibilità di vittoria, l’unico scenario che avrebbe potuto tenerlo in corsa per il titolo. Anche Norris, consapevole che questa decisione avrebbe reso più difficile il suo cammino verso il successo, ha accettato senza esitazioni. Gli bastava un terzo posto per chiudere i conti, e sapeva che ostacolare il compagno avrebbe solo reso tutto più complicato.

Lo spirito di squadra si è visto già alla prima curva del primo giro. Con una manovra coraggiosa e pulita, Piastri ha superato Norris all’esterno della curva 9, strappando applausi persino alla stampa. Ma non c’è stato alcun attrito, nessuna tensione: tutto era stato pianificato, discusso e condiviso. Norris sapeva che lasciar passare Piastri non significava mettersi in pericolo, bensì rafforzare la posizione complessiva della squadra.

Lo stesso Piastri ha parlato di una vittoria arrivata senza drammi interni, definendola “una dimostrazione del nostro modo di correre”. E in un ambiente come quello della Formula 1, dove il cinismo e la spietatezza del cosiddetto “Piranha Club” sono spesso considerati una necessità per vincere, McLaren ha mostrato che esiste anche un altro modo. Quella sera, Brown e Stella avevano ogni ragione per essere soddisfatti. E forse anche i tifosi hanno ritrovato qualcosa in cui credere: un modello che coniuga competitività, rispetto e visione condivisa.

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