La Ryder Cup 2025 si è chiusa come nelle sceneggiature migliori. Al tramonto di Bethpage Black, un irlandese coriaceo come Shane Lowry ha piazzato il colpo decisivo, trasformando le urla ostili del pubblico americano in una danza liberatoria sull’ultimo green. Lacrime, grida, un saltello quasi scomposto e la bandiera alzata al cielo: l’immagine che resterà nella memoria collettiva. L’Europa ha vinto 15-13, confermando una supremazia ormai storica (14 successi nelle ultime 20 edizioni), mentre gli Stati Uniti hanno dovuto accontentarsi di una rimonta incompiuta che aveva però fatto sognare fino all’ultimo.
Eppure, dietro la magia sportiva e il pathos di una domenica da ricordare, emergono le crepe di un regolamento che meriterebbe di essere ripensato. La Ryder Cup è un unicum nel mondo dello sport, capace di fondere patriottismo, talento e spettacolo, ma proprio per questo non può permettersi regole che ne intacchino la credibilità.

Il caso che ha fatto più discutere è stato quello di Viktor Hovland. A causa di un infortunio non ha potuto giocare i singoli, e il regolamento ha assegnato automaticamente mezzo punto all’Europa e mezzo punto agli Stati Uniti. In pratica, prima ancora che partisse una pallina, il punteggio era già cambiato. La regola prevede inoltre che i capitani indichino in anticipo, dentro una busta sigillata, il giocatore “sacrificabile” in caso di forfait avversario. Per gli USA il nome scelto era Harris English. Un meccanismo pensato per mantenere l’equilibrio, ma che in realtà ha finito per premiare l’assenza e dare all’Europa un vantaggio prezioso proprio mentre la rimonta americana stava prendendo forma. “Questa regola va cambiata, è evidente a tutti”, ha protestato il capitano Keegan Bradley.
Non è l’unico anacronismo. La regola che permette al detentore di tenere la coppa in caso di pareggio appare in netto contrasto con lo spirito competitivo della Ryder Cup. Se a Bethpage il punteggio fosse arrivato sul 14-14, l’Europa avrebbe comunque alzato il trofeo, come se la partita giocata non contasse. In quale altro sport il vincitore di due anni prima viene premiato a prescindere da ciò che accade in campo?
La Ryder Cup è nata nel 1927, in un’epoca in cui l’idea di equilibrio e tradizione prevaleva sulla spettacolarità. Ma oggi, con milioni di spettatori davanti agli schermi e decine di migliaia di tifosi ammassati sulle tribune, il pubblico chiede emozioni fino all’ultimo colpo. Perché non immaginare uno spareggio immediato, un mini-duello tra i big delle due squadre – magari McIlroy contro Scheffler, tre buche secche per decidere tutto – invece di rifugiarsi in regole che odorano di passato?
Il fascino della Ryder Cup sta nel suo essere diverso. Non è un major individuale, non è un semplice torneo, è un conflitto sportivo che mescola nazioni, orgoglio e psicologia di gruppo. Ed è proprio per questo che merita un regolamento all’altezza del suo mito. La vittoria di Lowry e compagni resterà nella storia, ma se davvero si vuole che la Ryder Cup diventi il paradigma assoluto della competizione sportiva, è tempo di trasformare le sue fragilità in nuove opportunità di spettacolo.
Immaginate il boato di Bethpage se domenica fosse finita con uno spareggio sotto i riflettori. Sarebbe stato un finale da consegnare, senza esitazioni, alla leggenda dello sport mondiale.







