10 frasi storiche di donne che hanno cambiato il mondo

È tempo di cambiamento ed è il momento delle donne.

Claudia Sheinbaum, prima donna alla presidenza del Messico,

La storia del femminismo non nasce all’improvviso, ma è il risultato di secoli di battaglie e conquiste. Già nel Settecento, pensatrici come Mary Wollstonecraft reclamavano per le donne un’educazione pari a quella degli uomini; nell’Ottocento, figure come Olympe de Gouges e le suffragette britanniche e americane lottarono per il diritto di voto, pagando spesso con la prigione o con la vita la loro audacia. Nel Novecento, il femminismo si articolò in diverse ondate: la prima legata ai diritti civili, la seconda alla liberazione sessuale e alla parità sociale, la terza e la quarta all’inclusività e alla critica delle strutture di potere.

Se molte battaglie furono condotte “dal basso”, nelle piazze e nei parlamenti, altre furono portate avanti dalle donne che riuscirono a conquistare i vertici del potere, spesso contro ogni aspettativa. Regine, imperatrici, prime ministre e presidenti hanno lasciato parole che riflettono non solo la loro forza individuale, ma anche la lenta e difficile scalata delle donne verso la legittimazione politica.

Guardare a queste figure significa ripercorrere una linea che fin dal mondo antico attraversa imperi, rivoluzioni, crisi economiche e trasformazioni sociali. Donne che hanno lasciato parole memorabili, specchio del loro coraggio e della loro visione politica.

Cleopatra (69 a.C. – 31 a.C.)

Non ho bisogno della grandezza di Roma, ho il mio impero in Egitto.

Ultima regina della dinastia tolemaica, Cleopatra VII crebbe ad Alessandria, capitale multiculturale del Mediterraneo, dove le biblioteche e i templi raccoglievano saperi dall’India alla Grecia. Fu una sovrana atipica perché non solo conosceva il greco, lingua di corte, ma imparò anche l’egiziano, diventando la prima della sua dinastia a parlare la lingua del popolo. I suoi contemporanei la chiamavano “il Serpente del Nilo”, temendo il suo carisma e la capacità di manovrare le leve del potere. Troppo spesso ridotta a femme fatale dalle narrazioni romane, Cleopatra fu in realtà un’astuta stratega, abile nel difendere l’autonomia dell’Egitto quando Roma stava trasformando i regni ellenistici in province.

Celebre per le relazioni con Giulio Cesare e Marco Antonio, alleanze che intrecciavano politica e passione, seppe usare la diplomazia e il fascino personale come strumenti di sopravvivenza dinastica. Con Cesare consolidò il trono, con Antonio tentò di costruire un impero orientale alternativo a quello romano.

Cleopatra amava sorprendere il suo popolo con gesti teatrali. Le cronache raccontano che si presentasse vestita da dea Iside durante le cerimonie, e che arrivasse a Roma con parate spettacolari che lasciavano a bocca aperta i cittadini. Era venerata per la sua generosità, specie quando distribuiva il grano e altre derrate alimentari durante le carestie.

Il suo mito nasce anche dal suo destino tragico: con la sconfitta ad Azio e la caduta di Alessandria, Cleopatra scelse di morire, secondo la leggenda, lasciandosi mordere da un aspide. Un gesto estremo che trasformò la sua immagine in quella di una donna capace di sfidare fino all’ultimo l’impero più potente del mondo.

cleopatra

Isabella di Castiglia (1451 – 1504)

Il re non ha cugini, ma vassalli.

Isabella non era destinata a regnare, ma quando il fratellastro Enrico IV morì, la giovane riuscì a imporsi come regina, mostrando sin da subito un carattere fermo e una straordinaria capacità di comando.

Il suo matrimonio con Ferdinando d’Aragona, celebrato in segreto nel 1469, non fu solo una storia d’amore ma soprattutto un’alleanza politica che cambiò per sempre la Spagna. Isabella cavalcava per giorni per visitare le città del regno, ascoltava personalmente le suppliche dei sudditi e pretendeva disciplina e fedeltà dalla nobiltà.

Sotto il suo regno si compirono eventi epocali: dalla caduta di Granada, ultima roccaforte musulmana in Iberia, al viaggio di Cristoforo Colombo verso le Americhe. Ma a queste luci si affiancarono ombre profonde: l’Inquisizione spagnola e l’espulsione degli ebrei segnarono una pagina oscura che ancora oggi accompagna la sua memoria.

Isabella rimane una delle poche donne del Medioevo a essere ricordata come fondatrice di un impero. Una sovrana che trasformò il destino del suo Paese, tra grandezza e tragedia.

Caterina II di Russia (1729 – 1796)

Non ho altro modo per difendere i miei confini che espanderli.

Nata a Stettino, in Prussia, con il nome di Sofia Federica Augusta, Caterina arrivò in Russia da adolescente per sposare il granduca Pietro. Il matrimonio fu infelice, ma Caterina comprese presto le dinamiche di potere e, grazie a una congiura di palazzo, rovesciò il marito diventando zarina.

Chiamata “la Grande”, governò per oltre trent’anni trasformando la Russia in una potenza europea. Coltivò un’immagine di sovrana illuminata, intrattenendo una corrispondenza vivace con Voltaire e Diderot, e cercando di modernizzare lo Stato con riforme amministrative e scolastiche.

Ma era anche una leader pragmatica e spietata. Temendo che le idee rivoluzionarie francesi potessero destabilizzare il suo trono, represse con forza ogni movimento interno. Anche la sua politica estera fu aggressiva: conquistò territori nel Baltico, in Polonia e nel Mar Nero, dando alla Russia accesso a rotte strategiche.

Amava le arti e il lusso. Il Palazzo d’Inverno e l’Ermitage riflettono ancora oggi il suo splendore. E se la storia ufficiale insiste sui suoi amori e sui suoi favoriti, Caterina resta soprattutto il simbolo di una donna che seppe dominare un impero immenso con intelligenza e determinazione.

Caterina II di Russia

Regina Vittoria (1819 – 1901)

Non ci interessano le possibilità di sconfitta; non esistono.

Salita al trono a soli diciotto anni, Vittoria regnò per oltre sei decenni, dando il nome a un’intera epoca. L’età vittoriana fu un periodo di espansione imperiale, rivoluzione industriale e profondi cambiamenti sociali.

Fu una regina popolare ma anche riservata. Sposò il principe Alberto di Sassonia-Coburgo, con cui ebbe nove figli. Dopo la morte prematura del marito, la regina cadde in una lunga depressione, al punto che indossò abiti neri per il resto della vita e si ritirò nelle residenze private. Eppure continuò a esercitare un’influenza politica enorme.

Sotto di lei, l’impero britannico si estese fino a governare un quarto della superficie terrestre. La sua flotta dominava gli oceani, mentre in patria scienza e cultura vivevano una stagione irripetibile: da Charles Darwin a Charles Dickens, da Oscar Wilde a Florence Nightingale.

La regina annotava quotidianamente i propri pensieri in un diario di migliaia di pagine, oggi fonte preziosa per capire il suo carattere. Rigida ma profondamente legata al suo popolo, Vittoria incarnò la convinzione che la monarchia potesse essere una guida morale oltre che politica.

Regina Vittoria

Eleanor Roosevelt (1884 – 1962)

Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso.

Moglie del presidente americano Franklin Delano Roosevelt, Eleanor seppe emanciparsi dal ruolo tradizionale di First Lady, trasformandolo in una vera piattaforma politica e sociale. Viaggiava instancabilmente per gli Stati Uniti, incontrando cittadini, minatori, soldati e famiglie, e riferiva tutto al marito, influenzandone le politiche.

Dopo la morte di Franklin, Eleanor continuò a essere una figura centrale, e come delegata alle Nazioni Unite, fu una delle principali redattrici della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.

Parlava di diritti civili, di uguaglianza e di giustizia sociale. Con la sua frase più celebre, ancora oggi citata in tutto il mondo, insegnò a milioni di donne a non accettare ruoli imposti, ma a rivendicare la propria dignità.

Eleanor Roosevelt

Frida Kahlo (1907 – 1954)

Sono nata con una rivoluzione nel cuore.

Iconica pittrice messicana, Frida Kahlo trasformò la sua vita segnata dal dolore in arte universale. Dopo un grave incidente che la costrinse a lunghi periodi a letto, iniziò a dipingere autoritratti che raccontavano il suo corpo spezzato e la sua anima ribelle.

Frida non fu solo un’artista, ma una donna che visse con radicalità. Il matrimonio tormentato con Diego Rivera, l’impegno politico comunista, la capacità di portare la cultura messicana nel mondo la resero un’icona di libertà.

Amava vestirsi con abiti tradizionali tehuana, rivendicando l’identità femminile e indigena come forma di resistenza. La sua frase “sono nata con una rivoluzione nel cuore” riflette il suo spirito indomito, capace di trasformare il dolore personale in un linguaggio collettivo.

Indira Gandhi (1917 – 1984)

Non puoi stringere la mano con il pugno chiuso.

Figlia di Jawaharlal Nehru, primo premier dell’India indipendente, Indira crebbe respirando politica e lotta anticoloniale. Quando divenne prima ministra nel 1966, ereditò un Paese immenso e pieno di contraddizioni.

Nazionalizzò le banche, sostenne programmi di sviluppo agricolo e condusse l’India alla vittoria nella guerra del 1971 contro il Pakistan, che portò alla nascita del Bangladesh. Ma la sua leadership fu anche segnata dall’autoritarismo: nel 1975 dichiarò lo stato d’emergenza, sospendendo libertà civili e rafforzando il controllo governativo.

Il suo carisma e la sua capacità oratoria la resero una delle figure più rispettate e temute della scena internazionale. Morì assassinata nel 1984 dalle sue stesse guardie del corpo.

Indira Gandhi

Margaret Thatcher (1925 – 2013)

Non appena alle donne viene concessa la parità con gli uomini, esse diventano superiori a loro.

Figlia di un droghiere, Margaret Thatcher crebbe in una famiglia modesta ma ambiziosa. Studiò chimica a Oxford e lavorò come ricercatrice prima di entrare in politica. Nel 1979 divenne la prima donna Premier del Regno Unito. Il suo governo fu segnato da politiche economiche liberiste, privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica. Fu ammirata per aver ridato forza alla sterlina, e odiata da molti per la disoccupazione e lo smantellamento delle industrie tradizionali.

La guerra delle Falkland nel 1982 fu il momento in cui conquistò l’immaginario collettivo, difendendo con fermezza il possedimento britannico e riportando a casa una vittoria che consolidò la sua leadership.

Soprannominata “Iron Lady”, non arretrava davanti a nulla: «Se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi a un uomo; se vuoi che venga fatto, chiedi a una donna», ripeteva spesso. È ancora oggi una figura divisiva, ma indiscutibilmente fu la donna che cambiò il volto della politica britannica.

Margaret Thatcher

Angela Merkel (1954 – )

Potrei piegarmi, ma non mi spezzerò mai perché è nella mia natura di donna forte.

Nata nella Germania dell’Est, figlia di un pastore protestante, Angela Merkel studiò fisica e conseguì un dottorato in chimica quantistica. Entrò in politica dopo la caduta del Muro di Berlino, quando fu notata da Helmut Kohl, che la definì “la mia ragazza”. Un soprannome che lei avrebbe superato con i fatti.

Nel 2005 divenne la prima donna cancelliera della Germania e mantenne la carica fino al 2021, guidando il Paese per sedici anni. Merkel era nota per lo stile sobrio: tailleur dai colori brillanti, poche parole, pragmatismo assoluto. Eppure, dietro quella calma apparente, c’era una leader che sapeva prendere decisioni decisive.

Dopo l’incidente di Fukushima, annunciò l’abbandono del nucleare in Germania. Durante la crisi dell’eurozona impose dure politiche di austerità, attirandosi critiche ma anche consolidando la leadership tedesca in Europa. Nel 2015, aprì le frontiere a centinaia di migliaia di rifugiati siriani, gesto che divise l’opinione pubblica ma la consacrò come una delle figure morali del continente.

Chiamata affettuosamente Mutti (mamma) dai tedeschi, Merkel incarnò la resilienza e la forza silenziosa di una donna che seppe guidare il Paese più potente d’Europa senza mai alzare la voce.

Malala Yousafzai (1997 – )

Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.

Nata nella valle di Swat, in Pakistan, Malala iniziò giovanissima a denunciare le violenze dei talebani contro le ragazze che volevano andare a scuola. Nel 2012, a soli quindici anni, sopravvisse miracolosamente a un attentato, quando fu colpita alla testa mentre tornava a casa dallo scuolabus.

Lontano dal piegarla, quell’atto di violenza la rese una voce globale. Trasferitasi in Gran Bretagna, ha continuato a battersi per il diritto all’istruzione, diventando la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2014.

La sua vita è la dimostrazione che il coraggio può nascere dall’adolescenza e che la voce di una ragazza può scuotere governi e istituzioni internazionali.

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