italiano calciomarcato

Italiano accusa, ma chiudere il mercato prima è impossibile

La mattina della partita ci sono calciatori al telefono con i procuratori, alcuni non vogliono giocare. Non può esistere una cosa del genere.

Lo sfogo di Vincenzo Italiano, allenatore del Bologna, dopo la sconfitta con la Roma, fotografa bene il paradosso del calcio moderno: un campionato che prende il via mentre il calciomercato è ancora aperto. È un problema reale per chi guida una squadra. Non è certo facile preparare una gara sapendo che alcuni uomini potrebbero cambiare maglia nel giro di poche ore, con la mente altrove, più attenta alle telefonate che alle indicazioni tattiche. Ma l’idea di chiudere il mercato prima dell’inizio della Serie A resta, oggi, un’utopia.

Il calcio, infatti, non vive più entro confini nazionali. Se la Serie A decidesse di fermare le trattative a luglio, rischierebbe di trasformarsi in un terreno di caccia per i club stranieri, che avrebbero ancora settimane per portarsi via i migliori talenti senza lasciare il tempo ai nostri di sostituirli. Non è un’ipotesi teorica: in Inghilterra ci provarono nel 2018, anticipando la chiusura del mercato. Fu un disastro. Le squadre si trovarono spiazzate, incapaci di reagire agli assalti dei concorrenti europei, e nel giro di due stagioni la regola venne cancellata.

C’è poi un’altra verità, più scomoda. Dietro le finestre di mercato non ci sono soltanto strategie tecniche, ma interessi economici enormi. Agosto è il mese in cui si sbloccano i grandi affari, quando le società cercano di sistemare i bilanci e i procuratori fiutano le occasioni last minute. Limitare questo spazio significherebbe tagliare risorse vitali, soprattutto per i club italiani che già faticano a reggere la concorrenza delle potenze europee. Gli allenatori chiedono stabilità e concentrazione, ma dirigenti e presidenti vogliono tempo e margini per piazzare esuberi, inseguire opportunità, giocare fino all’ultimo la partita del mercato.

Italiano ha ragione a protestare, ma sa bene che il suo malessere non basta a cambiare un sistema che si regge proprio su questa incoerenza. Senza un accordo internazionale che uniformi i calendari, ogni tentativo nazionale è destinato a fallire. E finché i soldi continueranno a muovere le pedine, il campionato d’agosto resterà sempre inquinato dal rumore delle trattative. Ogni estate, tra un gol e un affare all’ultimo minuto, le voci degli allenatori finiranno per confondersi con il brusio di fondo del mercato.

About

Zeta è il nostro modo di stare al mondo. Un magazine di sport e cultura; storie e approfondimenti per scoprire cosa si cela dietro le quinte del nostro tempo,