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Foto: Infomoney

COP30 bollente: i motel dell’amore diventano alloggi per ministri e scienziati

Quando il mondo si dà appuntamento per parlare di crisi climatica nel cuore dell’Amazzonia, anche i motel dell’amore si trasformano. Benvenuti a Belém, dove il piacere cede il posto alla diplomazia.

Uno specchio sul soffitto, una vasca a forma di cuore incastonata nel pavimento e una sedia erotica avvitata al centro della stanza. Non è una scena da romanzo pulp, ma una suite reale del Motel Secreto di Belém, la città amazzonica che a novembre diventerà il centro del mondo per la COP30, la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.

Belém, distesa tra umidità equatoriale e il caos di un’urbanistica disordinata, conta poco più di un milione di abitanti e si prepara ad accogliere una marea di delegati, attivisti, capi di Stato e scienziati: oltre 50mila persone attese in città. Ma c’è un intoppo che rischia di trasformarsi in grattacapo diplomatico: non ci sono abbastanza letti.

Come riportato dal New York Times, nel 2023 Belém offriva appena 18mila posti letto. Una cifra insufficiente per un evento di simili proporzioni. Così, mentre si costruiscono hotel a tempo di record, si allestiscono brandine nelle scuole e si convertono saloni sportivi in dormitori, la città si affida a una risorsa tanto insospettabile quanto capillare: i motel dell’amore. Una rete parallela e silenziosa che, da decenni, pulsa nel cuore del Brasile urbano.

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In Brasile, i motéis non sono semplici luoghi per incontri clandestini, ma sono parte integrante di una cultura urbana che affonda le radici negli anni bui della dittatura militare. In un’epoca in cui le mura domestiche potevano nascondere occhi e orecchie indiscreti del regime, queste strutture offrivano rifugio e intimità. Ispirati ai love hotels giapponesi e ai motor inns americani, hanno prosperato nel tessuto delle città brasiliane, diventando isole temporanee di libertà erotica, con camere affittate a ore e un’estetica kitsch senza pudore.

Oggi, in occasione della COP30, quegli stessi luoghi stanno cambiando volto. Al Fit Motel, i letti rotondi, simbolo della trasgressione anni Ottanta, vengono smantellati per fare posto a materassi rettangolari e alle sobrie lenzuola; si ridipingono le pareti e si sostituiscono i copriletti.

Come riportato da O Globo, le autorità stanno adottando ogni strategia possibile per sopperire alla carenza di alloggi. Due enormi navi da crociera attraccheranno nel porto cittadino per offrire circa 6mila posti letto aggiuntivi. Nei quartieri residenziali, Airbnb sta registrando impennate record, con intere abitazioni ristrutturate in tempo record per diventare mini ostelli. Eppure il numero di posti letto disponibili è ancora lontano dall’obiettivo, e il tempo stringe.

Non tutti, però, sembrano entusiasti all’idea di dormire sotto luci stroboscopiche e pareti rosso fuoco. Delegazioni provenienti da Paesi più conservatori hanno fatto trapelare un certo imbarazzo. Come racconta BBC Brasil, il giudizio è estremamente negativo.

Le ambasciate sono molto caute; non vogliono essere associate a un motel.

Giselle Robledo, agente immobiliare

Il pregiudizio, insomma, resiste. Eppure, come puntualizza Ricardo Teixeira, direttore regionale dell’associazione brasiliana dei motéis, la realtà è ben diversa: “Non sono dei bordelli, sono semplicemente degli spazi come altri. Solo con una certa… atmosfera.”

Alcuni gestori hanno provato a rendere le stanze più sobrie: quadri erotici rimossi, menu meno audaci (anche se continuano a offrire sex toys), e nuove insegne che sostituiscono il termine motel con pousada (locanda) o inn.

Al Pousada Acrópole, ad esempio, la facciata rosso fuoco è stata riverniciata di grigio e la parola motel è scomparsa. Rimane, però, un bassorilievo di un eroe greco che abbraccia Afrodite nuda, con una mela rossa in mano. Un richiamo all’Eden impossibile da cancellare.

Se la situazione logistica appare surreale, i prezzi rasentano la fantascienza. Secondo Booking.com e Veja, alcune camere nei pressi del centro congressi vengono offerte a cifre che sfiorano i 1.200 dollari a notte. E anche i motéis, che normalmente praticano tariffe orarie tra i 10 e i 35 dollari, stanno cavalcando l’onda della domanda, proponendo suite riverniciate a oltre 600 dollari per notte.

Diverse delegazioni dei Paesi in via di sviluppo, soprattutto quelle delle isole del Pacifico, hanno già fatto sapere che potrebbero non riuscire a sostenere questi costi. Per evitare lo scivolamento verso la beffa diplomatica, lo Stato di Pará ha promesso incentivi e soluzioni ibride, incoraggiando l’accoglienza nelle case dei cittadini. Ma con meno di quattro mesi al via della COP30, la corsa è tutta in salita.

Intanto, tra un secchio di vernice e un trapano da muratore, Yorann Costa, giovane proprietario del Motel Secreto, aggiunge letti a castello e smonta qualche cornice osé. Ma la vasca rossa a forma di cuore e la carta da parati leopardata restano al loro posto. “Devo pensare al dopo” — ammette — “Non posso smantellare tutto per due settimane di summit.

E ha ragione. Perché la trasformazione di Belém, in fondo, è il riflesso di un paradosso più grande: mentre si dibatte di futuro sostenibile, transizione verde e giustizia climatica, sono proprio le strutture nate per l’evasione a garantire la tenuta dell’evento. I motéis, pensati per nascondersi, si ritrovano ora al centro della scena. Da simboli di clandestinità a pilastri dell’accoglienza, nella città che vuole mostrarsi al mondo come capitale dell’Amazzonia.

E se davvero, tra un panel sull’energia rinnovabile e una plenaria sull’adattamento climatico, qualche ministro finirà per dormire sotto un soffitto a specchio, forse capirà qualcosa in più sulla resilienza urbana. E sul Brasile, che da sempre sa arrangiarsi con creatività, anche quando il palcoscenico è mondiale.

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