Negli ultimi mesi il nome Mind Enterprises (alias Andrea “Secco” Tirone e Roberto “Baffone” Conigliaro) ha cominciato a circolare ovunque: nelle playlist, nei reel di Instagram, nei line-up dei festival estivi. Il duo da qualche anno porta avanti questa creatura musicale fuori dagli schemi, tra synth analogici, groove irresistibili e un’estetica anni Ottanta che sembra uscita da una VHS impolverata trovata in soffitta.
Il suo stile è difficile da incasellare, e forse è proprio questo il segreto del successo. C’è la disco italiana degli anni d’oro, quella che faceva ballare Rimini e Milano nei locali con il neon rosa, ma anche l’elettronica tropicale, un tocco di afrobeat, bassi funky e melodie pop che si incollano in testa dopo un solo ascolto. Non è nostalgia fine a se stessa, ma un modo intelligente di rimescolare il passato per farlo suonare fresco, ironico e dannatamente ballabile.
A colpire non è solo la musica, ma anche tutto ciò che ci gira intorno. I video sono piccoli capolavori kitsch: grafica pixelata, camicie hawaiane, passi di danza che sembrano presi da una pubblicità del Festivalbar ’87, e una dose di autoironia che rende il tutto credibile, mai caricaturale. Secco e Baffone giocano con i cliché del pop italiano ma lo fanno con affetto, costruendo un universo coerente e riconoscibile. È vintage, sì, ma con un sorriso sghembo che sa di presente.
Alcuni brani, come Girlfriend o S.H.A.K.E., sono esplosi sui social: diventati colonne sonore di meme, balletti improvvisati, gif animate. Ma non si tratta solo di viralità da algoritmo. C’è una sostanza musicale che convince anche i più snob: linee di basso pulsanti, arrangiamenti curati, produzione pulita ma non fredda. E infatti il duo è finito anche nei set di DJ come Purple Disco Machine, ed è sempre più richiesto nei club e nei festival che contano.
La loro popolarità crescente è legata anche a questa natura fluida e ibrida. Italiani d’origine ma artisticamente cosmopoliti, cantano in inglese ma mantengono nel DNA quella leggerezza tutta italiana che sa come far muovere le spalle e sorridere allo stesso tempo. Echi di Battiato, dei Righeira, di certa library music da colonna sonora anni Settanta, si mescolano con riferimenti internazionali, creando qualcosa che è familiare e nuovo allo stesso tempo.
In un panorama musicale spesso piatto e prevedibile, i Mind Enterprises riescono ad essere riconoscibili senza diventare una macchietta, giocosi senza essere superficiali, pop senza perdere complessità. In poche parole, ci fanno ballare senza spegnere il cervello. E oggi, forse, è proprio quello di cui abbiamo bisogno.







