Lonely Planet LGBTQ+

Lonely Planet pubblica la sua prima guida LGBTQ+

A oltre cinquant’anni dalla pubblicazione della sua prima guida, Across Asia on the Cheap, la casa editrice Lonely Planet apre un nuovo capitolo della propria storia editoriale con il lancio di The LGBTQ+ Travel Guide, la sua prima guida interamente dedicata ai viaggiatori queer. Curata da Alicia Valenski, la pubblicazione raccoglie oltre cinquanta destinazioni LGBTQ+ friendly, presentate in un volume ampio e illustrato, pensato più come libro da tavolino che come guida tascabile.

Per un editore noto per i suoi pratici manuali da viaggio, questo formato rappresenta una novità significativa. Il contenuto, inoltre, si discosta dall’approccio tradizionale: città come Brooklyn, Berlino o Puerto Vallarta vengono esplorate attraverso le testimonianze dirette di persone del posto, offrendo una prospettiva autentica e profondamente legata alla comunità.

Sebbene Lonely Planet avesse già da anni introdotto sezioni dedicate al turismo LGBTQ+ nelle sue guide generali e abbia consolidato una forte presenza digitale, questa è la prima volta che propone un volume autonomo e visivamente d’impatto pensato esclusivamente per il pubblico queer. Ma perché proprio ora?

Un progetto nato prima della pandemia

L’idea di una guida dedicata al turismo LGBTQ+ era già in fase di sviluppo nel 2019, ma la pandemia ha inevitabilmente interrotto i lavori. Il progetto è stato ripreso solo alcuni anni dopo, in un contesto storico in cui offrire uno spazio visibile e rappresentativo alla comunità queer è diventato ancora più urgente e significativo.

Il formato scelto riflette questo intento: un’opera che è al contempo utile e ispirazionale, capace di rispondere alle esigenze pratiche del viaggiatore, ma anche di offrire uno spaccato emotivo, umano e culturale dei luoghi descritti. È una guida pensata per la comunità LGBTQ+, ma anche per chi desidera comprenderne meglio le esperienze e le sfide legate al viaggio.

L’obiettivo dell’autrice, Alicia Valenski, era trovare un equilibrio tra l’informazione pratica e il racconto personale. L’idea era quella di avvicinarsi al tono di una conversazione tra amici: “Sto per venire a New York, o ad Amsterdam, o a Madrid — dove mi consigli di andare?”. Così, accanto a mappe, luoghi da visitare e informazioni fondamentali, il lettore trova anche le storie di chi vive in quei luoghi e ne racconta l’atmosfera, la vita quotidiana e gli spazi di aggregazione queer.

La guida può essere letta in diversi modi: come un elenco di suggerimenti rapidi, oppure come una raccolta di testimonianze da esplorare con calma. In entrambi i casi, offre uno sguardo personale e reale su ogni destinazione.

Un pubblico ampio, non solo queer

Sebbene la guida sia rivolta in primo luogo alla comunità LGBTQ+, l’autrice auspica che possa essere letta anche da altri. Il titolo è esplicito, ma il contenuto mira anche a sensibilizzare chi non conosce a fondo le problematiche del turismo queer.

Voglio che un lettore dica: non avevo idea che una persona queer dovesse pensare a queste cose prima di partire.

In un panorama digitale dove spesso è difficile distinguere tra contenuto autentico e promozione, la guida cerca di restituire un’informazione sincera, costruita insieme a chi quei luoghi li conosce davvero e sa distinguere una trappola per turisti da uno spazio accogliente e autentico.

L’autrice non si definisce un’esperta di viaggi queer, sebbene faccia parte della comunità in quanto bisessuale. Il suo punto di forza, dice, è la capacità di ascoltare e raccontare. Per la selezione delle persone da coinvolgere, ha seguito blog, raccolto storie e lasciato spazio al passaparola. Tra le testimonianze, ad esempio, c’è quella dei fondatori di Two Bad Tourists, due ex partner che oggi gestiscono insieme un tour operator LGBTQ+ a Madrid.

Un’attenzione particolare è stata riservata anche alle voci trans, con l’obiettivo di garantire un ventaglio di esperienze quanto più inclusivo possibile.

Lonely Planet LGBTQ+

Cosa è stato escluso? E cosa si sarebbe voluto aggiungere?

In fase di stesura, alcune realtà hanno preferito non comparire nella guida per motivi di sicurezza. In quei casi, il rispetto per le esigenze e la riservatezza degli intervistati ha avuto la priorità assoluta. Tuttavia, la maggior parte delle attività coinvolte si è mostrata entusiasta di partecipare.

L’unico vero rammarico dell’autrice è non aver potuto includere più destinazioni in Africa e Asia, dove le condizioni legali o culturali rendono spesso complesso, se non rischioso, condividere pubblicamente esperienze queer.

In ogni caso, The LGBTQ+ Travel Guide, pubblicata a marzo, rappresenta una novità importante nel panorama dell’editoria turistica. Non solo per il suo formato, ma per l’intento con cui è stata realizzata: offrire uno strumento che valorizzi le diversità, favorisca la consapevolezza e accompagni ogni viaggiatore — queer o meno — in un percorso più autentico, sicuro e condiviso.

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