lo squalo film

Quando arrivò “Lo Squalo” e Hollywood non fu più la stessa

Nel giugno del 1975, un giovane regista semi sconosciuto di nome Steven Spielberg rivoluzionò per sempre il cinema con un film che, almeno sulla carta, sembrava solo un B-movie con uno squalo assassino. In realtà, Lo Squalo fu molto di più: fu l’inizio del cinema moderno, l’archetipo del blockbuster estivo, un caso culturale che ha influenzato generazioni di registi e spettatori.

Ironia della sorte, questo film non doveva nemmeno esistere, o quantomeno, non nelle forme che oggi conosciamo. Girato in gran parte sull’oceano, a Martha’s Vineyard, il set fu un incubo logistico: il robot-squalo, “Bruce” come lo chiamava la troupe, si rompeva, affondava e il meccanismo con l’acqua salata si corrodeva facilmente. E come se non bastasse Robert Shaw, l’attore che interpretava Quint, era spesso ubriaco. Il giovane Spielberg, al suo primo film importante, era terrorizzato dal rischio di fallire.

Eppure fu proprio in quel caos che nacque qualcosa di geniale. L’impossibilità di mostrare lo squalo in modo convincente costrinse Spielberg a suggerirlo, più che a inquadrarlo; un espediente che rubò al maestro del thriller, Alfred Hitchcock. La tensione cresceva attraverso l’invisibile: una pinna che affiora, l’acqua che si agita, le note ossessive della colonna sonora di John Williams. La paura, insomma, diventava immaginazione.

Ma la vera rivoluzione non fu solo estetica. Fu industriale. Lo Squalo fu il primo film ad essere distribuito su larga scala d’estate, accompagnato da una massiccia campagna pubblicitaria televisiva. L’uscita il 20 giugno 1975 in oltre 400 cinema americani, unita a una campagna TV martellante, generò un’ondata di spettatori senza precedenti. In pochi mesi superò i 100 milioni di dollari d’incasso, scalzando Il Padrino come film più visto di sempre.

Nacque così il concetto di blockbuster estivo: film ad alto budget, lanciati come eventi, capaci di dominare l’immaginario collettivo per settimane. Un modello che ancora oggi definisce le logiche di Hollywood

La trama del film è oggi diventata una formula, ma allora era una novità narrativa: un predatore invisibile minaccia una comunità costiera; l’autorità locale nega il pericolo per proteggere l’economia turistica; un eroe riluttante si allea con due esperti improbabili — uno scienziato e un cacciatore — per affrontare il mostro.

lo squalo

Una creatura misteriosa si aggira su un’isola remota e attacca una vittima anonima.
Poi …
un eroe riluttante sfida l’autorità locale e coinvolge un paio di esperti.
Infine un sacrificio importante porta allo scontro finale e …
alla morte della creatura.

Questa formula ha funzionato così bene che da allora decine di film l’hanno seguita, con risultati alterni. La struttura introdotta dal film di Spielberg si è rivelata così efficace da essere stata ripresa, adattata e declinata in generi e contesti molto diversi, diventando un vero e proprio modello narrativo (due giornalisti del New York Times hanno analizzato cinquanta film, scoprendo che tutti includono — in misura maggiore o minore — alcuni degli elementi narrativi e stilistici che hanno reso celebre Lo Squalo).

Alcuni sono imitazioni spudorate, come L’ultimo squalo del 1982, ritirato dalle sale dopo che il distributore de Lo Squalo ne accusò la violazione del copyright. Altri invece hanno applicato la stessa struttura a nuovi generi. Alien del 1979, per esempio, era stato presentato ai produttori come “Lo Squalo nello spazio”.

In pratica, se guardi abbastanza film, ti accorgi che Lo Squalo è ovunque.

La creatura/il mostro

In molti film, la creatura compare sullo schermo solo per pochi minuti. In Razorback (1984) non vi è alcuna inquadratura della creatura — né per intero né completamente visibile fuori dall’ombra — che si prolunghi per più di qualche secondo.

Un luogo isolato

L’ambientazione è un elemento chiave nella costruzione della suspense: i personaggi si trovano spesso isolati da ogni possibile aiuto esterno, impreparati ad affrontare la minaccia o comunque vincolati nei movimenti, incapaci di fuggire o nascondersi davvero.

La prima vittima

Una morte precoce e anonima è una tradizione consolidata nel genere horror. Ne Lo squalo, si tratta di una giovane donna che fa il bagno nuda al tramonto: lo squalo la ghermisce pochi minuti dopo l’inizio del film. Il mattino seguente, i suoi resti martoriati vengono ritrovati sulla spiaggia.

L’eroe riluttante

Qualcuno deve affrontare la creatura; spesso è una persona che non ne ha alcuna intenzione, ma che lo fa per senso del dovere o per un obbligo morale. Ne Lo squalo, quel ruolo spetta al capo della polizia locale, Martin Brody.

L’autorità locale

In ogni film c’è qualcuno che rappresenta il potere e… sbaglia tutto. Vuole nascondere la verità, tenere tutto aperto, fare soldi. E spesso fa una brutta fine. Ne Lo squalo, è il sindaco Vaughn a insistere per mantenere aperte le spiagge cittadine nonostante gli attacchi dello squalo siano già cominciati.

Gli esperti

Di solito aiutano, ma complicano anche le cose. Non vanno d’accordo tra loro, fanno scelte discutibili, e finiscono spesso male. Brody si ritrova coinvolto in un’alleanza difficile con due esperti tra loro quasi opposti: Hooper, un oceanografo competente e razionale, e Quint, un pescatore burbero e trasandato.

Il sacrificio

C’è sempre una morte importante. Non anonima, ma che ci colpisce. È il momento in cui il film alza la posta. Quint, il marinaio burbero, che canta canzoni di mare, viene divorato.

Lo scontro finale

È il duello tra eroe e creatura. Di solito con gli strumenti lasciati dagli altri personaggi. Spesso è la prima volta che vediamo chiaramente il mostro. E il momento è sempre carico di tensione.

La morte del mostro

Spielberg, che non amava il finale del romanzo originale di Peter Benchley (dove lo squalo moriva per sfinimento), disse: “Ho tenuto il pubblico per due ore. Ora crederanno a qualunque cosa per tre minuti.” E aveva ragione. Quei tre minuti sono diventati storia del cinema.

La paura ben oltre il film

Il successo del film fu tale da generare una vera e propria fobia collettiva. Per anni, milioni di persone iniziarono a temere gli squali, e in alcuni casi, a odiarli. Lo stesso autore del romanzo, Peter Benchley, in seguito si pentì dell’impatto del film e diventò un attivista per la protezione degli squali; Spielberg, con il tempo, fece lo stesso.

Ma Lo Squalo ha anche segnato un passaggio di testimone culturale. Con la sua miscela di tensione, spettacolo e accessibilità, ha decretato la fine della “New Hollywood” degli anni Settanta (autoriale, sperimentale, introversa) e ha inaugurato una nuova era del cinema: quella dei grandi incassi, dei franchise, dell’intrattenimento globale.

E oggi è diventato un classico, studiato nelle scuole di cinema, celebrato da registi come Christopher Nolan, Jordan Peele e Quentin Tarantino. Ogni volta che una creatura minaccia un gruppo di persone isolate, ogni volta che il mostro resta invisibile per un’ora, ogni volta che qualcuno dice “ci serve una barca più grande”, Lo Squalo è lì.

About

Zeta è il nostro modo di stare al mondo. Un magazine di sport e cultura; storie e approfondimenti per scoprire cosa si cela dietro le quinte del nostro tempo,