Cinque meraviglie d’arte da non perdere a Città del Messico

Passeggiare tra i musei del Bosque de Chapultepec o correre lungo il Paseo de la Reforma significa attraversare epoche diverse, tutte stratificate nella materia viva di Città del Messico. La capitale più grande del Nord America è anche una delle più ricche di storia culturale: dalla scultura indigena ai monumenti coloniali, dalle meraviglie moderniste alle architetture più audaci del nostro tempo. Cinque luoghi – alcuni celebri, altri quasi segreti – raccontano l’inesauribile vitalità artistica di questa città sospesa a oltre 2.200 metri d’altitudine.

1. Museo Anahuacalli: una visione immaginaria dell’antico

📍 Museo 150, Col. San Pablo Tepetlapa, Coyoacán

Nel quartiere di Coyoacán, Diego Rivera realizzò dopo la Seconda guerra mondiale un edificio unico: un museo-fortezza in pietra vulcanica per ospitare la sua collezione di maschere e manufatti olmeca, nahua e toltechi. L’Anahuacalli, che lui stesso definiva un “bizzarro ranch“, è oggi un tempio d’ombra e di silenzio, dove le etichette sono ridotte al minimo e le atmosfere si tingono di teatralità.

Il recente ampliamento firmato dall’architetto Mauricio Rocha – tre padiglioni bassi incastonati nel paesaggio lavico – ha reso visibile una parte considerevole della collezione: oltre 60.000 oggetti ora in esposizione permanente. In contrasto con la verticalità austera dell’edificio originale, l’intervento di Rocha è un esempio magistrale di armonia con il territorio. L’Anahuacalli è oggi il museo più suggestivo della città.

2. Una balena sospesa nella megabiblioteca

📍 Eje 1 Nte. S/N, Buenavista, Cuauhtémoc

La Biblioteca Vasconcelos, progettata da Alberto Kalach, è un’opera d’architettura che sembra una cattedrale del sapere. Sei livelli di scaffali sospesi custodiscono oltre 600mila volumi in un ambiente tanto imponente quanto surreale. Ma il vero tesoro si trova al centro della navata: Mátrix Móvil, una balena scheletrica sospesa in aria, firmata da Gabriel Orozco, artista simbolo dell’arte contemporanea messicana.

Realizzata con ossa reali recuperate dalle dune della Baja California e decorate con cerchi concentrici a matita, l’opera rievoca antichi rituali del sud del Messico, dove i resti dei defunti vengono esposti come atti di memoria. Qui, lo scheletro fluttua tra passato e futuro, biologia e cosmologia, sogno e storia.

balena Biblioteca Vasconcelos

3. Isamu Noguchi e l’arte civile in un mercato popolare

📍 República de Venezuela 72, Centro Histórico

Molto prima che diventasse celebre per i suoi mobili-scultura, Isamu Noguchi realizzò a Città del Messico il suo primo lavoro pubblico: History Mexico, un bassorilievo monumentale realizzato nel 1936 all’interno del Mercado Abelardo L. Rodríguez, tra bancarelle di frutta e zaini di cartoni animati.

L’opera – un frastuono di pugni chiusi, gru in costruzione, simboli antifascisti e lavoratori anonimi – si estende per oltre venti metri e riassume lo spirito dell’epoca: un’arte pubblica, collettiva, politicizzata. Noguchi, poco più che ventenne e già vicino a Frida Kahlo (con cui ebbe una breve relazione), trovò in Messico un ambiente in cui l’artista poteva essere “una persona utile”.

History Mexico noguchi

4. Il barocco visionario di Sebastián López de Arteaga

📍 Tacuba 8, Centro Histórico

Tra le opere più toccanti del Museo Nacional de Arte, spesso ignorato dai circuiti più turistici, spicca Lo sposalizio della Vergine e San Giuseppe (ca. 1640), un dipinto di Sebastián López de Arteaga che fonde i chiaroscuri caravaggeschi con un tripudio floreale quasi onirico.

L’opera fa parte di una collezione vicereale che testimonia l’ibridazione tra stili europei e sensibilità locali nella Nuova Spagna. In quella che un tempo era parte dell’Impero spagnolo, artisti fiamminghi e iberici convivevano con autori locali, scambiandosi influenze attraverso incisioni e viaggi transatlantici. Il risultato? Un barocco iperbolico, intensamente emozionale, ancora oggi pulsante.

Lo sposalizio della Vergine e San Giuseppe Sebastián López de Arteaga

5. Una scultura di pietra che dialoga con la terra

📍 Campus UNAM, zona sud

Nascosto tra gli spazi aperti del campus dell’UNAM, l’Espacio Escultórico è una delle opere di land art più enigmatiche del continente. Realizzata nel 1979 da Federico Silva insieme a un collettivo di artisti, l’opera si compone di 64 grandi prismi triangolari in pietra vulcanica disposti a cerchio attorno a un lago di lava solidificata.

È una risposta silenziosa e potente ai murales sociali dei decenni precedenti: non più pittura per la collettività, ma un’arte per la terra, fatta di geometrie ancestrali e spiritualità astratta. Qui, il linguaggio cosmico delle civiltà preispaniche si intreccia con le utopie moderniste degli anni Sessanta e Settanta. Un luogo di meditazione, più che di contemplazione.

Espacio Escultórico città del messico

Città del Messico non è soltanto una capitale: è un palinsesto vivente in cui ogni quartiere, ogni museo, ogni piazza racconta una forma diversa di monumentalità. Perdersi tra le sue opere d’arte non significa semplicemente osservare, ma attraversare fisicamente i sogni, le lotte e le visioni di un’intera civiltà.

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