Lamine Yamal è davvero troppo “grande” per la sua età.
A soli diciasette anni, è talmente precoce che è riuscito a esordire in prima squadra con il Barcellona prima ancora di giocare con il Barça B, e ha già raggiunto le 100 presenze con i blaugrana. È diventato, poi, il più giovane marcatore della storia della Liga, della Coppa del Re e della Supercoppa spagnola. E tutto questo mentre sorride ancora con l’apparecchio ai denti.
E i record con la nazionale? Anche qui Yamal non ha rivali: è il più giovane ad aver segnato e persino ad aver ricevuto una standing ovation — al Bernabéu, contro il Brasile, dopo aver servito tre assist e oscurato Vinícius Júnior.
Paura mentre gioco? Ho lasciato tutte le mie paure al parco del mio quartiere, a Mataró, tanto tempo fa.
Il Barcellona, la squadra più divertente di questa Champions League, è da anni il club con il miglior controllo del gioco. Ma il tiki-taka che tra il 2008 e il 2012 ha portato 3 Campionati spagnoli, 2 Coppe di Spagna, 3 Supercoppe di Spagna, 2 Champions League, 2 Supercoppe UEFA e 2 Coppe del mondo per club si è con il tempo irrigidito, diventando noioso e prevedibile.
Ed è qui che entra in scena Yamal. Cresciuto a La Masia fin dai sette anni, ha imparato tutto del gioco posizionale, ma il suo stile porta anche le tracce dei campetti in cemento di Rocafonda, il quartiere multiculturale da cui proviene e che celebra dopo ogni gol.
“Giocare per strada ti dà più soluzioni” – ha raccontato a GQ – “Ti rende più furbo di chi ha solo fatto l’accademia“.
E proprio quel tocco da “monello” è ciò che mancava al Barcellona e alla Spagna. Quando la manovra rallenta, tocca a lui ricevere palla largo e inventare. Nessuno ha la sua libertà d’azione. Può fare ciò che vuole, e spesso lo fa.
Saltare l’uomo da fermo è una delle cose più difficili nel calcio. Anche i migliori esterni faticano contro difese schierate. Yamal, invece, ha quella qualità rara che gli permette di superare il diretto avversario sia andando sul fondo sia accentrandosi per tirare o servire.
Osservarlo è come guardare un quiz a risposta multipla in cui tutte le opzioni sono sbagliate per il difensore: metà delle volte va all’interno con il sinistro, l’altra metà va all’esterno o verso la porta.
Ma il suo gioco non è improvvisato. È preciso, calcolato. Più che a un Messi giovane e scattante, ricorda il Messi maturo, quello che sembra risolvere ogni azione come se stesse leggendo un algoritmo.
Non voglio paragonarmi a nessuno, e tanto meno a Messi. Lascio che siate voi (giornalisti) a fare questo. Cerco di seguire la mia strada. Ovviamente, lo ammiro come il miglior calciatore di sempre, ma non faccio paragoni.
Non usa quasi mai il destro. Mostra la palla, invita all’intervento, poi la tocca con eleganza con il sinistro. O finta il movimento interno, ruota stretto e parte sul lato debole, servendo il terzino in sovrapposizione. Lo fa con naturalezza, come se fosse la cosa più logica da fare.
E quando vuole esagerare, tira fuori la roulette alla Zidane o la croqueta di Iniesta. Anche nei momenti da highlights, c’è qualcosa di lucido e concreto in lui. Non cerca la magia per stupire, ma per costruire.

Dribblare è solo l’inizio. Ciò che distingue Yamal è la sua capacità di leggere il gioco e scegliere sempre — o quasi — la soluzione migliore.
Ci sono pochissimi giocatori che sanno combinare tecnica, visione e velocità mentale come lui. Per questo, anche se i paragoni sono pesanti, vengono naturali.
Imitare Messi è difficile, ma sì, era lui che faceva quei passaggi interni. Se posso, ci provo anch’io.
Certo, c’è ancora tanto da imparare. Non ha ancora sviluppato quella corsa esplosiva dopo il passaggio e l’uno-due per liberarsi al tiro. Non segna tanto e a volte si isola dal gioco. Ma è ancora giovane. E la sua costante minaccia costringe le difese a restare sempre all’erta.
Come ogni ragazzo, ha margini di crescita. Deve migliorare in fase difensiva, muoversi di più senza palla, integrarsi meglio coi compagni.
Ma ha tempo. E del resto, come ha dichiarato nella conferenza stampa prima del match contro l’Inter:
Tingermi i capelli di biondo, pubblicare storie su Instagram per rispondere alle critiche e giocare con tutto… In fondo, credo di fare queste cose perché mi annoio a casa. Voglio divertirmi. Mi aiuta a concentrarmi e finora mi è andata bene.







