Alexander Zverev elc

Con il giudice di linea elettronico, il tennis ha creato un mostro

Riuscite a dargli un senso?“, ha domandato Alex Eala dopo la sua sconfitta contro Iga Świątek al Madrid Open dello scorso aprile.

La diciannovenne tennista filippina, astro nascente del circuito, non si riferiva alla sconfitta in tre set, bensì al segno lasciato dalla palla sulla terra rossa. All’inizio del match, la Świątek aveva servito una palla che, a giudicare dal segno visibile sulla superficie, sembrava fuori. Tuttavia, nessuno l’ha segnalata come tale: il giudice di linea elettronico (ELC) l’aveva giudicata buona.

Il segno è lì, è una prova fisica“, ha commentato la Eala.

Il giorno seguente, anche Arthur Fils si è trovato in una situazione analoga durante il match contro Francisco Comesaña. “È terribile” – ha dichiarato il numero uno francese – “Sono settimane che giochiamo con giudici di linea elettronici, anche sulla terra. Ho ricevuto una palla che probabilmente era fuori di due o tre centimetri, ma il video mostrava che sfiorava la linea. È davvero frustrante, soprattutto nei momenti decisivi, quando ogni punto conta. Sentirsi derubati in questo modo fa male“.

Fils ed Eala hanno dato voce a una sensazione sempre più diffusa tra i tennisti: quella di dover mettere in dubbio ciò che vedono con i propri occhi. Per decenni, sulla terra battuta, ci si è affidati ai giudici di linea per le chiamate e agli arbitri di sedia per la verifica dei segni lasciati dalla pallina. Oggi, invece, in alcuni tornei è stato introdotto l’ELC, che talvolta fornisce risposte diverse rispetto a quanto percepito dai giocatori in campo.

Il caso Zverev

Un esempio è quello che è accaduto ad Alexander Zverev, il quale è entrato in polemica con l’ELC, colpevole di aver giudicato valida una palla del suo avversario, Alejandro Davidovich Fokina. Convinto dell’errore, il tedesco ha chiesto l’intervento del giudice di sedia Mohamed Lahyani, che però si è rifiutato di scendere a controllare. In segno di protesta, Zverev ha fotografato il segno lasciato dalla palla con il proprio smartphone, gesto che gli è costato un’ammonizione per comportamento antisportivo. Poco dopo, ha pubblicato l’immagine sui social, accompagnandola da un commento ironico: “La lascio qui. Questa è stata giudicata dentro. Chiamata interessante.

Non è la prima volta che l’affidabilità dell’ELC viene messa in discussione. Aryna Sabalenka, durante un match a Stoccarda, ha fotografato un segno contestato, ricevendo anch’essa un’ammonizione per comportamento antisportivo.

Victoria Azarenka, due volte vincitrice degli Australian Open, si è vista annullare una prima di servizio durante un doppio contro Demi Schuurs e Asia Muhammad. Le avversarie, però, dopo aver osservato il segno lasciato dalla palla, le hanno concesso di ripetere il servizio. Un gesto di fair play molto apprezzato, che però solleva una questione più ampia: se il sistema elettronico è l’unico arbitro, ha ancora senso considerare i segni sul campo?

Il dibattito tecnico sull’ELC

L’adozione dell’ELC su tutte le superfici, compresa la terra battuta, è stata motivata dal desiderio di uniformare le decisioni arbitrali e ridurre al minimo gli errori umani. Ma proprio la natura della terra, che lascia segni visibili ma a volte fuorvianti, rende la situazione più complessa. Le palline, infatti, si deformano all’impatto, lasciando segni dalla forma e dalla dimensione variabili, che non sempre restituiscono con esattezza ciò che è realmente accaduto.

Il sistema ELC dichiara un margine d’errore di circa 3 millimetri. Sulla terra battuta, però, questa tolleranza può diventare visibile a occhio nudo, generando ulteriore confusione. Persino sistemi considerati “accurati al 100%”, come Foxtenn, che si avvale di telecamere ad alta velocità, possono commettere errori se la polvere rossa o le condizioni ambientali interferiscono con la rilevazione del punto d’impatto.

Ed è singolare che prima di introdurre l’ELC sui campi in terra, l’ATP, in collaborazione con la WTA, avesse realizzato un video didattico per spiegare a giocatori e spettatori le illusioni ottiche legate ai segni. Il contenuto è stato distribuito ai tennisti ATP e pubblicato sui canali ufficiali WTA, ma non è bastato a placare le polemiche: le proteste per presunte ingiustizie non si sono fatte attendere.

Il contesto globale: Grand Slam e regolamenti

L’Australian Open ha eliminato i giudici di linea umani nel 2021, seguito dallo US Open nel 2022, e Wimbledon farà lo stesso a breve. Il Roland Garros, al contrario, continua ad affidarsi a loro e ai segni lasciati dalla palla sulla terra battuta.

Il tennis moderno si trova oggi davanti a un vero e proprio dilemma epistemologico: conta di più la percezione visiva del giocatore o l’autorità algoritmica di un sistema progettato per essere infallibile?

Taylor Fritz, numero 4 del mondo, ha ammesso: “Per uno come me, che non è cresciuto giocando sulla terra, fermarsi a controllare i segni durante lo scambio è molto più difficile“. E ha aggiunto: “Mi piace sapere che, se non c’è una chiamata, il gioco continua. Anche se il sistema sbaglia ogni tanto, almeno è coerente.“.

Aryna Sabalenka si è detta favorevole all’adozione dell’ELC::

Preferisco un sistema automatico a un arbitro che magari non vuole ammettere un errore.

Di tutt’altro parere Arthur Fils, che invoca un ritorno alla tradizione: “Dobbiamo tornare ai giudici di linea veri, perché ora l’arbitro non fa più nulla“.

Iga Świątek, dopo la vittoria su Eala, ha invece scelto un approccio pragmatico: “Non ha senso discutere. Se entri in campo e trovi l’ELC, accetti quello che c’è e giochi“.

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