Il calcio norvegese potrebbe presto dire addio al VAR, la tecnologia che da anni divide tifosi e addetti ai lavori in tutto il mondo. Le 32 squadre delle prime due divisioni del Paese, l’Eliteserien e la First Division, hanno votato per sospenderne l’uso nei campionati nazionali. La decisione non è ancora definitiva – dovrà essere confermata dall’Assemblea della Federazione calcistica norvegese a marzo – ma è chiaro che la pazienza dei club e dei tifosi è ormai arrivata al limite. La presidentessa della Federazione Calcistica Norvegese, Lise Klaveness, ha annunciato che prima della votazione di marzo 2025 si aprirà un dialogo con tutte le componenti del calcio norvegese, dai club ai tifosi, passando per allenatori e arbitri, per affrontare in modo costruttivo il tema del VAR.
Tuttavia, le proteste non si placano. Nonostante gli inviti della Norwegian Supporter Alliance a sospendere le contestazioni, i tifosi continuano a esprimere il loro dissenso. Durante una recente partita di seconda divisione tra Vålerenga e Ranheim, oggetti sono stati lanciati in campo e sono comparsi numerosi striscioni con la scritta “No More VAR”. L’episodio è solo uno dei tanti segnali del malcontento che attraversa il calcio norvegese.
Il Vålerenga, club storico e in lotta per la promozione, è stato uno dei primi a schierarsi pubblicamente contro il VAR. Fin dalla sua introduzione nel 2023, il club ha dichiarato apertamente la sua opposizione alla tecnologia, sottolineando che il sistema non rispecchia i valori fondamentali del calcio. La Federcalcio, per stessa ammissione della Klaveness, ha introdotto il VAR senza consultare adeguatamente tifosi e società, un errore che ha alimentato il clima di tensione.
Perché la Norvegia vuole abolire il VAR?
Il malcontento nei confronti del VAR in Norvegia ha raggiunto il culmine nel 2023, solo un anno dopo la sua introduzione nell’Eliteserien. La tecnologia, pensata per correggere gli errori arbitrali, ha invece portato a nuove polemiche, proteste e situazioni paradossali. Emblematico è il caso della partita tra Rosenborg e Lillestrøm, interrotta dopo che i tifosi hanno lanciato palline da tennis, fumogeni e persino fishcake in campo in segno di protesta contro la tecnologia.
Le critiche, però, non arrivano solo dai tifosi. I club norvegesi, riuniti sotto l’organizzazione Norsk Toppfotball, hanno espresso una forte insoddisfazione per la gestione della tecnologia, definendola inefficace nella sua versione attuale. Cato Haug, presidente della NTF, ha dichiarato:
Vediamo del potenziale nel VAR, ma la maggior parte dei club ritiene che non funzioni abbastanza bene così com’è.
Problemi con il VAR: lentezza e mancanza di trasparenza
Tra i principali problemi segnalati ci sono la lentezza delle decisioni e l’imprevedibilità delle procedure. I tifosi si lamentano delle lunghe pause che spezzano il ritmo delle partite, trasformando momenti di entusiasmo in attese interminabili. Anche i giocatori, pur riconoscendo che il VAR migliora l’equità arbitrale, hanno chiesto maggiore uniformità e una gestione del tempo più efficace.
Un rapporto della Federazione calcistica norvegese pubblicato a novembre ha sottolineato un altro punto critico: la comunicazione. La federazione è stata accusata di non spiegare adeguatamente come e perché vengano prese certe decisioni. Il risultato? Confusione, rabbia e una crescente disaffezione verso il sistema.
Nonostante il voto dei club norvegesi, il VAR non sparirà dall’Eliteserien dall’oggi al domani. La decisione finale spetterà all’Assemblea della Federazione, prevista per marzo 2025. C’è da considerare, però, le implicazioni economiche. L’implementazione del VAR ha richiesto investimenti significativi, e la sua rimozione comporterebbe costi aggiuntivi legati alla ristrutturazione del sistema arbitrale che non tutti sono disposti a sostenere.
VAR sì o VAR no?
La Norvegia non è l’unico Paese in cui il VAR sta creando divisioni. In Svezia, per esempio, i tifosi hanno respinto la sua introduzione prima ancora che venisse implementato, portando il Paese a essere il primo in Europa a rifiutare ufficialmente la tecnologia. Anche in Inghilterra il VAR è oggetto di critiche: i club della Premier League hanno ultimamente rigettato la proposta avanzata dal Wolverhampton Wanderers di eliminare il VAR. Ma la domanda di fondo rimane: il calcio ha davvero bisogno del VAR? Molti sostengono che sia uno strumento indispensabile per eliminare errori grossolani e garantire equità, altri con un approccio più amarcord sottolineano che il calcio è sempre stato uno sport imperfetto, dove gli errori – anche quelli arbitrali – fanno parte del gioco e alimentano le discussioni che sono il cuore della passione calcistica.
La Norvegia sembra propendere per la seconda visione. La tecnologia, per quanto avanzata, non può sostituire l’essenza del calcio, uno sport fatto di emozioni, errori e imprevedibilità. Ma è anche vero che finora nella maggior parte dei casi il VAR si è rivelato un valido supporto all’equità di questo sport. Solo in Italia nell’ultima stagione ha portato a una riduzione degli errori arbitrali dell’86%. Ciò che destabilizza, più che altro, è la difformità di giudizi della classe arbitrale che manca di uniformità.
Ma più di tutto, la tecnologia dev’essere applicata con equilibrio. Il VAR non deve stravolgere i ritmi del calcio né alienare i tifosi, ma integrarsi armoniosamente nel gioco, rispettandone l’essenza fatta di emozioni, passione e imprevedibilità. In fin dei conti, il calcio è di chi lo vive e lo ama. E se da un lato i tifosi vanno ascoltati, dall’altro è fondamentale sfruttare la tecnologia per migliorare il gioco, evitando polemiche e garantendo decisioni sempre più corrette. Tradizione e innovazione non devono essere nemiche, ma alleate per il futuro del calcio.







