pasquale paoli

Chi era Pasquale Paoli, l’altro rivoluzionario corso?

Ribelle. Celebrità. Eroe. Traditore. Il leader rivoluzionario corso Pasquale Paoli è stato una delle personalità più famose e divisive d’Europa della fine del XVIII secolo. Tra i suoi ammiratori figuravano filosofi illuministi come Jean-Jacques Rousseau e un giovane concittadino corso di nome Napoleone Bonaparte.

Figlio di Giacinto Paoli, un uomo temprato dalle lotte per l’indipendenza corsa, crebbe in un ambiente intriso di ideali di libertà. Nel 1739, a soli quattordici anni, seguì il padre nell’esilio a Napoli, dopo che il generale francese Maillebois piegò l’isola al dominio della Repubblica di Genova, non tanto con la forza delle armi, quanto con astuzia e promesse ingannevoli. Napoli divenne la sua nuova casa, ma il cuore di Pasquale rimase ancorato alla Corsica. Studiò con fervore sotto la guida di Antonio Genovesi, il sacerdote e filosofo illuminista, che gli instillò idee di giustizia e progresso.

Un popolo che non è padrone della propria terra non può essere padrone del proprio destino.

Prese parte all’esercito napoletano, dove apprese l’arte della guerra, pur nutrendo un desiderio più grande: tornare nella sua terra per liberarla. Diceva spesso: “Non posso concepire una vita degna se non nella libertà.

Quando nel 1755 fu eletto Generalissimo della Nazione Corsa dall’Assemblea di Sant’Antonio della Casabianca, Paoli inaugurò un governo repubblicano, democratico e rappresentativo, unico nel suo genere in Europa. La Costituzione del 1755, fu la prima costituzione al mondo scritta secondo i principi dell’Illuminismo, garantiva la separazione dei poteri, il suffragio universale maschile e un sistema giudiziario equo e accessibile. Con la fondazione dell’Università di Corte, Paoli fece della cultura un baluardo della sua politica riformista. La lingua ufficiale fu il toscano, per rafforzare i legami culturali con il mondo italiano, e l’istruzione pubblica fu incoraggiata come strumento essenziale per costruire una società libera e consapevole.

La sua prima missione fu unificare l’isola, spegnendo le lotte intestine e costruendo un governo stabile. Creò una Consulta e un Consiglio supremo che regolassero la giustizia, rendendola più rapida ed equa. Introducendo coltivazioni innovative come le patate, iniziò la bonifica dei terreni paludosi e favorì il commercio con la creazione di una flotta mercantile corsa.

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Per lui, l’indipendenza della Corsica non era solo una questione politica, ma una necessità morale e storica. La guerra contro la Repubblica di Genova, che dominava l’isola, fu il primo grande capitolo della lotta corsa per la libertà. Il suo esercito popolare, organizzato con rigore militare e sostenuto da un forte sentimento patriottico, ottenne vittorie significative contro le truppe genovesi. Nel 1767 riuscì a strappare ai nemici l’isola fortificata di Capraia, consolidando il controllo sulla Corsica.

Genova, sfinita da una guerra di quasi quarant’anni, cedette il controllo della Corsica alla Francia con il Trattato di Versailles del 1768. Ma Paoli non cedette. Organizzò la resistenza contro l’invasione francese. La battaglia di Borgo e quella di Pontenuovo nel 1769 furono combattute con eroismo, ma i patrioti corsi furono sopraffatti dalla superiorità numerica e tecnologica dei francesi, e Paoli fu costretto all’esilio. Trovò rifugio a Londra, dove venne accolto come un eroe. Frequentò i circoli intellettuali britannici e divenne un simbolo vivente della lotta contro l’oppressione. “Il mio corpo è in esilio” – disse una volta – “ma il mio spirito vaga libero sulle montagne della Corsica.

La Rivoluzione francese del 1789 accese in lui una nuova speranza. Tornò in Corsica nel 1790, acclamato come il liberatore. Ma il clima di violenza e le persecuzioni religiose del Terrore lo portarono a scontrarsi con i rivoluzionari francesi. Rivolse allora lo sguardo all’Inghilterra, il suo vecchio alleato, ottenendo il sostegno della corona britannica. Nel 1794, la Consulta corsa proclamò l’unione con la Gran Bretagna, adottando una nuova costituzione che rifletteva le sue idee di giustizia e progresso.

Ma il suo sogno di diventare viceré dell’isola venne infranto. Il re Giorgio III preferì affidare l’incarico a Sir Gilbert Elliot, il conte di Minto. Deluso e amareggiato, Paoli lasciò l’isola per sempre e tornò a Londra, dove visse in tranquillità dedicandosi alla beneficenza e agli studi. Morì il 5 febbraio 1807, lontano dall’isola che aveva tanto amato. Ma la sua storia non finì con lui. Nel 1889, la sua salma fu riportata nell’isola natia e tumulata nella casa paterna di Morosaglia. Per i corsi, Pasquale Paoli non fu mai solo un uomo, ma un’idea, un simbolo eterno di libertà e dignità. “Il vento soffia ancora dalle montagne“, recita una vecchia ballata corsa, “portando con sé il nome di Paoli“.

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