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Maggie Smith, dalle scene di Londra a icona internazionale

Maggie Smith faceva parte di una generazione di attrici britanniche che hanno saputo reinventarsi e conquistare una lunga carriera. Non solo sul palcoscenico teatrale, ma anche al cinema, in televisione e, in un ultimo colpo di scena, persino sui social media. Recentemente, una clip che la ritraeva in conversazione con altre grandi dame del teatro britannico – Joan Plowright, Judi Dench ed Eileen Atkins – è diventata virale su TikTok. La scena, tratta dal documentario del 2018 Tea with the Dames, è diventata un simbolo dell’umorismo e della complicità che univano queste leggendarie attrici. In una conversazione sincera, Dame Judi affermava: “Se ce lo chiedono, lavoreremo per sempre“, al che Maggie rispondeva, con il suo classico tocco ironico, “Ma se posso permettermi, te lo chiedono sempre per prima.” Questa battuta, pronunciata con disprezzo manierato, ha scatenato un’esplosione di risate tra le amiche, dimostrando il suo inconfondibile spirito sarcastico. La scena si concludeva con la Plowright che, dopo aver ammesso di aver spento accidentalmente il suo apparecchio acustico, si sentiva chiedere da Maggie con una risata: “Ne vuoi uno dei miei?

Nonostante l’onnipresenza di Judi Dench, la carriera di Maggie Smith è stata altrettanto ricca e variegata, a dimostrazione della sua flessibilità come attrice e del suo rigore artistico. Ha interpretato molti ruoli drammatici classici del teatro, tra cui spiccano la Hedda Gabler di Ibsen, in una produzione del 1970 diretta da Ingmar Bergman, e una giovane e austera Lady Macbeth nella produzione Macbeth al Stratford Festival nel 1978. Ma ha anche saputo trasformare opere più recenti in eventi imperdibili, come in Virginia di Edna O’Brien, una drammatizzazione della vita della scrittrice Virginia Woolf; Mel Gussow, sul Times, ha scritto di quella performance: “Il risultato della signora Smith è un atto di intuizione e di alchimia recitativa. Ha fuso la sua vivida personalità con quella del suo carismatico soggetto“.

Smith aveva anche un brillante talento per la comicità, capace di sorprendere il pubblico con la stessa brillantezza con cui riusciva a farlo la sua amica Judi Dench. Nel 1987, il drammaturgo Peter Shaffer scrisse per lei il ruolo di Lettice Douffet nella pièce Lettice and Lovage. Smith interpretava una guida turistica di una dimora del XVI secolo con una storia poco interessante, che cominciava ad arricchire con fantasiosi e barocchi aneddoti. Lo spettacolo restò in scena per due anni a Londra, prima di essere trasferito a Broadway, dove la sua interpretazione le fece guadagnare un Tony Award nel 1990, uno dei tanti riconoscimenti che ricevette su entrambe le sponde dell’Atlantico.

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Nacque tra Natale e Capodanno del 1934 nella cittadina di Ilford, nell’Essex, una località lontana dai riflettori e dalle luci della ribalta, dove suo padre lavorava come tecnico di laboratorio e sua madre, di origine scozzese, svolgeva il ruolo di segretaria. Sebbene queste origini modeste si riflettessero raramente nella sua dizione impeccabile, Smith mantenne sempre la capacità di adattarsi a vari registri, passando con facilità dall’accento cockney alla più sofisticata received pronunciation.

Durante l’infanzia, la famiglia si trasferì a Oxford, dove l’adolescente Margaret iniziò a frequentare la scuola di recitazione associata all’Oxford Playhouse. La scelta di farsi chiamare Maggie nacque dalla necessità di distinguersi, poiché un’altra attrice con il nome di Margaret Smith era già registrata nel sindacato. In famiglia, lei fu la prima a intraprendere la carriera teatrale, mentre i suoi fratelli maggiori, gemelli si erano orientati verso l’architettura. Anche se l’Oxford Playhouse non era ufficialmente legato all’università, vi fu una significativa “impollinazione incrociata”, che permise a Maggie di essere molto richiesta per le produzioni studentesche e le riviste teatrali, nonostante l’ambiente fosse ancora prevalentemente maschile.

Il successo arrivò molto presto: nel 1962 vinse il primo dei sei Evening Standard, un record che nessun’altra attrice ha mai eguagliato. Poco dopo, fu invitata da Laurence Olivier a unirsi alla neonata compagnia del National Theatre. Una collaborazione tra i due che fu sempre accesa. Durante una rappresentazione di Otello, Olivier, nel ruolo del protagonista, colpì così forte la Desdemona interpretata da Smith che quest’ultima ricordò di aver visto delle stelle. “Larry diceva sempre che tra noi c’era una ‘guerra allegra‘,” raccontò Smith a Charlie Rose in un’intervista del 2002. Derek Jacobi, un altro illustre collega, affermò che la sua intelligenza sul palco era tale da “pensare alla velocità della luce“.

Il successo cinematografico arrivò alla fine degli anni Sessanta. Nel 1969, interpretò la protagonista in The Prime of Miss Jean Brodie, un adattamento dell’omonimo romanzo di Muriel Spark. Il film, che raccontava la storia di un’insegnante carismatica ma manipolatrice, le valse il primo dei suoi due Oscar.

Negli ultimi decenni, Smith si è fatta conoscere anche dalle generazioni più giovani grazie al suo ruolo iconico della professoressa Minerva McGonagall nella saga cinematografica di Harry Potter. Per la sua interpretazione, riuscì a creare un personaggio che lei stessa descrisse come “una specie di Jean Brodie impazzita“. Eppure, il suo fascino non si limitò a questo: nei panni della contessa vedova di Grantham in Downton Abbey, Smith conquistò un pubblico ancor più vasto, sebbene abbia ammesso candidamente di non aver mai guardato la serie.

Il successo di Downton Abbey cambiò inaspettatamente la sua vita, portandola al centro dell’attenzione pubblica come mai prima. Sebbene non amasse particolarmente essere riconosciuta dagli estranei, questo non le impedì di accettare nel 2022 un ruolo inusuale: quello di modella per la campagna di Loewe, il noto marchio di lusso. Nella campagna, scattata da Juergen Teller, Smith appare fragile ma intrepida, sfidando la telecamera con un sguardo ironico e coraggioso, come solo lei avrebbe saputo fare.

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