chelsea comproprietà

Il Chelsea sta scoprendo a proprie spese quanto sia raro che la comproprietà funzioni nel mondo del calcio

La sera prima che i nuovi proprietari del Liverpool si presentassero per la prima volta ai media ad Anfield nel febbraio 2007, si tenne un incontro per definire l’ordine del giorno delle attività. George Gillett, un milionario con alle spalle investimenti nei titoli spazzatura, era stato inizialmente scartato dal club perché considerato non abbastanza facoltoso. Per cambiare il corso degli eventi, si rivolse alla Inner Circle Sports, una banca d’investimento di New York. Queste trattative lo portarono a collaborare con Tom Hicks, imprenditore con cui aveva già avuto rapporti in precedenza attraverso investimenti comuni nell’industria della carne.

L’interesse di Hicks per il Liverpool arrivò relativamente tardi, e fu suggerito che, durante la prima conferenza stampa, Gillett dovesse rispondere per primo alle domande. Tuttavia, Hicks impose la sua volontà: “Parlerò io per primo“, disse. E così fu. Questo fu il primo segnale di una frattura imminente. Solo pochi mesi dopo, i due comproprietari smettevano di parlarsi, e il club si trovava immerso in una guerra civile non ufficiale.

Il loro regno durò tre angoscianti anni, fino a quando una sentenza dell’Alta Corte inglese portò alla vendita del club al Fenway Sports Group (FSG). Tutto ciò ci riporta al Chelsea e alla tensione tra i suoi comproprietari Todd Boehly e Behdad Eghbali, di Clearlake Capital. Sebbene i tifosi dei Blues possano non gradire il paragone, guardare a nord verso Liverpool offre un quadro chiaro di come le cose possano andare storte e con sorprendente rapidità.

chelsea Todd Boehly Behdad Eghbali

Nel ruolo di Gillett troviamo Boehly. Entrambi sono imprenditori americani con interessi sportivi preesistenti (Gillett possedeva i Montreal Canadiens dell’hockey su ghiaccio, Boehly è comproprietario dei LA Dodgers nel baseball). Entrambi avevano abbastanza denaro per acquisire club di grande prestigio in Inghilterra, ma non abbastanza per sostenere le ambizioni di tali società.

I paralleli continuano. Gillett completò l’acquisizione del Liverpool solo dopo che altri investitori fallirono. Il club aveva un disperato bisogno di fondi per finanziare un nuovo stadio e così si rivolse a Hicks. Al Chelsea, Boehly è riuscito a rivendicare il club solo grazie ai fondi di Clearlake e Eghbali. Anche qui, il tempo era cruciale: il governo del Regno Unito aveva fissato una scadenza al 31 maggio 2022 per completare la vendita del Chelsea, a causa delle sanzioni imposte al precedente proprietario, Roman Abramovich.

Dopo l’acquisizione, Boehly ha attirato l’attenzione dei media, ma Eghbali ha giocato un ruolo chiave nelle decisioni strategiche del club. Una dinamica simile a quella tra Gillett e Hicks al Liverpool, dove, sebbene fosse Gillett ad aver introdotto Hicks al club, quest’ultimo divenne rapidamente il nome dominante.

La rottura tra i comproprietari del Liverpool fu rapida. Nel libro An Epic Swindle di Brian Reade, un dirigente rimasto anonimo ricorda di aver incontrato entrambi separatamente solo due mesi dopo l’acquisizione. Gillett parlava già di disaccordi con il suo socio, mentre Hicks, quando gli vennero chieste informazioni sulla loro relazione, si limitò a scrollare le spalle e a indirizzare il suo interlocutore verso un rappresentante della Inner Circle Sports, che aveva orchestrato l’accordo.

Dall’inizio non era chiaro chi fosse realmente al comando a Liverpool, poiché entrambi i partner possedevano un’uguale quota azionaria. Al Chelsea è diverso: Clearlake detiene il 61,5% del club, mentre la partecipazione di Boehly è inferiore al 13%.

Nel dicembre 2007, mentre le tensioni su dove costruire il nuovo stadio del Liverpool (un tema che potrebbe suonare familiare ai tifosi del Chelsea) crescevano, Gillett cominciò a cercare una strategia di uscita. Si rese conto di aver commesso un errore colossale scegliendo Hicks come partner. Le dinamiche della gestione di un club calcistico sono ben diverse da quelle dell’industria della carne: il calcio richiede emozione, attenzione ed è sottoposta a un’enorme pressione mediatica e pubblica, fattori che mettono alla prova il carattere di ogni proprietario.

Chi ha avuto a che fare con Hicks, descritto come un texano arrogante la cui fortuna proveniva dagli investimenti nella radio e nelle bevande analcoliche, afferma che il suo ego era grande quanto il Monte Rushmore. Nelle comproprietà, spesso i conflitti di personalità rappresentano il punto di rottura, anche se le tensioni strategiche non sono da meno.

Un altro esempio di tensione tra comproprietari è quello del Crystal Palace, probabilmente il club i cui problemi assomigliano di più a quelli del Chelsea. Nel 2010, il Palace fu salvato da un gruppo di ricchi tifosi locali guidati da Steve Parish. Dopo una promozione in Premier League nel 2013 e qualche stagione difficile, il modello di proprietà cambiò con l’arrivo dei magnati americani Josh Harris e David Blitzer nel 2015 e, successivamente, John Textor, che acquistò una quota significativa del club. Sebbene abbiano diverse partecipazioni, tutti i comproprietari hanno uguali diritti di voto, creando un blocco decisionale a causa delle loro diverse strategie. Parish vuole un modello sostenibile, mentre Textor preferisce investire pesantemente nei trasferimenti e sfruttare la sua rete multi-club. Nonostante non si possa parlare di una vera e propria guerra civile come al Chelsea, il blocco strategico ha portato Textor a cercare di vendere la sua quota del Palace e di acquistare l’Everton, club che Farhad Moshiri sta cercando di vendere da qualche anno.

Una dinamica simile si è verificata anche al Newcastle United, con la coppia Amanda Staveley e Mehrdad Ghodoussi, protagonisti dell’acquisizione del club sostenuta dall’Arabia Saudita nel 2021. Nonostante il loro ruolo, possedevano solo il 10% del club, con l’arrivo di un nuovo team esecutivo la loro influenza è diminuita.

Accadrà la stessa cosa al Manchester United ? INEOS e la famiglia Glazer non hanno mai lavorato insieme prima. Sir Jim Ratcliffe ha avuto molta influenza sul club sin dal suo investimento, ma sarà interessante vedere a quale tipo di pressione sarà sottoposto internamente se i risultati in campo continueranno ad essere così deludenti.

Le strutture di comproprietà possono funzionare con successo, ma soltanto quando le partnership non nascono come soluzioni improvvisate o forzate dalle circostanze. Un esempio positivo sembra essere quello dei proprietari del Wrexham, Ryan Reynolds e Rob McElhenney, che hanno saputo collaborare in modo armonioso fino ad ora. Tuttavia, se la loro squadra dovesse arrivare in Premier League, con tutte le pressioni finanziarie e i controlli che ne derivano, anche questa partnership potrebbe essere messa a dura prova.

E il Chelsea? Difficile prevedere il futuro, ma le probabilità che Todd Boehly e Behdad Eghbali rimangano partner a lungo termine sembrano decisamente basse. Secondo il Telegraph “la sensazione è che potrebbe scoppiare una guerra civile che sarebbe incredibilmente dannosa per il Chelsea, dentro e fuori dal campo“.

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