In Italia almeno su alcune cose siamo abituati bene. Il nostro rigore, spesso un pò bacchettone, risolve questioni imbarazzanti che potrebbero nascere da una smaccata fantasia. Almeno nell’ambito dello stile, diciamo. In campo calcistico e in modo specifico sulla scelta dei nomi dei nostri club, argomento di cui ci occuperemo oggi, siamo abituati bene
Se davanti ad un caffè ci chiedessimo (come realmente capitato) da quali nomi dovremmo cominciare per spiegare i trasferimenti internazionali di oggi, sceglieremmo, senza ripensamenti, queste tre: Hugo Enynnaya, Carlos Tevez e Javier Mascherano. D’altronde, se si vuole capire il mondo e soprattutto, il calcio di oggi, probabilmente un po’ da lontano bisogna partire. Non da lontanissimo, ma almeno dalla fine degli Anni Novanta.
Domenica 4 Giugno 1961, stadio Cibali di Catania. Davanti a 30.000 spettatori si sta disputando la partita Catania - Inter, ultima di campionato. La squadra meneghina si trova seconda a sole due lunghezze dalla Juventus. Il campionato è ancora tutto da giocare
Se sei nato nel barrio o comunque all’estrema periferia di una megalopoli del Sudamerica, il campo da calcio più vicino a te è, spesso, a molti chilometri di  distanza. Più facile, quindi, giocare sull’asfalto delle strade, con gli amici, usando le  sedie vuote appoggiate ai muri come porte e immaginando che i panni colorati stesi alle finestre siano il pubblico del Maracanà.
Per chi è cresciuto nei campetti improvvisati tra il cemento e la campagna abbandonata fra le case, stile Ragazzo della via Gluck alla Celentano per intenderci, sa che c’è una cosa che segna il passaggio ad un altro livello considerazione durante i lunghissimi pomeriggi a correre dietro al pallone.
Minuto 93, ultima giornata di campionato della Premier League, stagione 2011-2012. Manchester City vs Queens Park Ranger il risultato è fermo sul 2-2; i giocatori del City corrono disperatamente verso l'area avversaria alla ricerca del gol scudetto.
La lettera di Gigi Buffon ad un se stesso diciassettenne ha fatto in poche ore il giro del web, andata e ritorno con molti commenti e qualche lacrima. Una lettera ben scritta, ricca di meditazioni che “Superman” avrà avuto modo di fare nei tanti momenti di solitudine di cui la vita di un calciatore è fatta, insieme ai bagni oceanici di fans ovviamente.

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