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Jules Ragot e Cesar Botta/PSG/Ecole Camondo

Il PSG si affida agli studenti d’arte: così la Champions diventa un manifesto parigino

A Parigi capita anche questo: che una notte di Champions League cominci con il lavoro di uno studente di design. Un manifesto pensato, disegnato, discusso e poi esposto davanti a decine di migliaia di persone, al Parc des Princes, poche ore prima della partita. In una città che vive di musei, architettura e immaginario visivo, il Paris Saint-Germain ha deciso di far entrare l’arte studentesca dentro la propria identità europea. E il risultato, bisogna dirlo, è stato sorprendente.

Dalla scorsa stagione, infatti, i poster e gli striscioni che accompagnano le partite del PSG nelle competizioni continentali non nascono più soltanto negli uffici marketing del club, ma vengono affidati agli studenti di alcune delle principali scuole d’arte, design e architettura della capitale. È un tentativo, più ambizioso, di fondere il calcio con la cultura visiva della città e di dare al club una voce grafica che sia davvero parigina. La prima collaborazione universitaria è nata nella stagione 2024-25 con Penninghen, scuola specializzata in direzione artistica e architettura d’interni. Gli studenti del terzo anno hanno realizzato tredici poster per la Champions, lavorando sui riferimenti incrociati fra il PSG e gli avversari. Ogni manifesto provava a suggerire un legame visivo tra due identità calcistiche.

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Una selezione dei poster del Paris Saint-Germain realizzati dagli studenti negli ultimi 18 mesi. | Poster: PSG/Ecole Camondo; design: Eamonn Dalton/The Athletic

Così, per esempio, contro il Liverpool il liver bird araldico dei Reds veniva messo in dialogo con la Torre Eiffel dello stemma parigino. Per l’Arsenal, il cannone londinese si allineava alla verticalità della torre. Per il Salisburgo, invece, una studentessa come Elise Phuong ha scelto di partire da una dimensione culturale comune tra Francia e Austria, evocando il mondo della musica classica. Ogni partita è diventata l’occasione per tradurre il calcio in linguaggio grafico.

Il dato più interessante, forse, è che tutto questo è avvenuto in tempi strettissimi. Quando il direttore artistico di Penninghen, Gilles Poplin, è stato contattato da Fabien Allegre, responsabile del brand del PSG, a fine agosto 2024, il progetto è stato avviato quasi subito. Le candidature si sono riempite in venti minuti. Gli studenti selezionati avevano appena tre giorni per ideare e completare ogni poster. Il club ha fornito linee guida generali, ma ha lasciato libertà creativa. Il PSG ha messo loro a disposizione qualcosa di raro, cioè la possibilità di lavorare per un contesto in cui il risultato viene visto e commentato da milioni di persone. Non a caso, i poster della prima annata sono stati diffusi sui canali social del club e hanno raccolto quasi sei milioni di visualizzazioni.

Quest’anno il progetto è proseguito, ma con una nuova scuola: l’École Camondo, istituto di architettura e design d’interni. Se Penninghen aveva lavorato soprattutto sull’impatto grafico e tipografico, Camondo ha portato con sé una sensibilità più legata allo spazio e al dialogo con la città e con la storia dell’arte. Alcuni degli studenti coinvolti non avevano nemmeno una formazione specifica in grafica digitale. Per essere selezionati hanno dovuto realizzare un manifesto per la prima partita del girone, contro l’Atalanta, in appena una settimana. Un piccolo concorso interno, durissimo, che ha funzionato da selezione naturale. Ne sono usciti lavori molto diversi fra loro.

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Cesar Botta/PSG/Ecole Camondo

Per chi partecipa, l’esperienza ha il sapore di qualcosa che va ben oltre il curriculum. I lavori vengono mostrati sugli schermi del Parc des Princes, gli studenti vengono presentati il giorno della gara e devono spiegare dal vivo le idee che hanno guidato il progetto. Naturalmente il progetto si inserisce in una strategia più ampia. Da anni il PSG cerca di collocarsi ben oltre il recinto del calcio, dialogando con la moda, la musica, la gastronomia, il lusso, la cultura visiva contemporanea. Le collaborazioni con Jordan o Dior vanno in questa direzione, così come il tentativo di rafforzare il legame con la città e con un pubblico più giovane. I critici continuano a leggere in questa espansione un’operazione di ripulitura simbolica, legata alla proprietà qatarina e alle questioni irrisolte sui diritti umani.

Fabien Allegre ha spiegato la logica dell’iniziativa con una formula semplice: se vuoi essere il club di una nuova generazione, devi creare ponti. Tra sport e arte, tra calcio e città, tra identità locale e comunicazione globale. I poster della Champions sono diventati un modo per raccontare che il PSG vuole essere non solo una squadra, ma un marchio culturale radicato a Parigi. Che poi questo basti a renderlo davvero il club della città è un’altra questione. Ma l’idea di affidare la propria immagine europea agli studenti delle scuole d’arte parigine ha almeno il merito di evitare la sterilità di molta comunicazione sportiva contemporanea e restituisce al calcio qualcosa che troppo spesso perde, cioè il gusto dell’invenzione. Sarebbe bello che anche in Italia si osasse come a Parigi.

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