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Scoperta la tomba di d’Artagnan

A Wolder, piccolo villaggio olandese ai margini di Maastricht, la storia è tornata a bussare dal sottosuolo. Sotto il pavimento in pietra della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, durante alcuni scavi avviati da volontari locali, è emerso uno scheletro, lo scheletro di Charles de Batz de Castelmore, conte d’Artagnan, l’uomo che Alexandre Dumas trasformò nel più celebre dei moschettieri. Da secoli la tradizione locale indica quella chiesa come il possibile luogo di sepoltura del vero d’Artagnan, ufficiale al servizio di Luigi XIV e capitano dei Moschettieri della Guardia, morto nel 1673 durante l’assedio di Maastricht, nel contesto della guerra franco-olandese. Il personaggio letterario dei Tre moschettieri lo ha reso immortale, ma dietro il mito rimane una figura storica precisa, e il problema della sua tomba non è mai stato davvero chiuso.

A riaprire il caso è stato un gruppo di residenti guidati dal diacono della parrocchia, Jos Valke, che da tempo cercavano di verificare la tradizione. Con ricerche preliminari e un paziente lavoro sul terreno, i volontari hanno individuato le antiche fondamenta della chiesa e poi alcune lastre del pavimento che apparivano allentate. Le ossa sono state trovate insieme a una moneta del Seicento e a una palla di moschetto, elementi che hanno immediatamente alimentato l’entusiasmo di questo paesino che conta appena 1.500 abitanti. La possibilità che il villaggio custodisca davvero la tomba del più famoso moschettiere d’Europa ha attirato televisioni, giornali, curiosi e turisti. In pochi mesi, questo luogo normalmente fuori dalle rotte turistiche più battute ha scoperto di poter diventare improvvisamente un punto d’interesse internazionale.

Anche Maastricht coltiva da tempo il rapporto con il moschettiere. In città esiste una statua a lui dedicata, un itinerario memoriale ne ricostruisce l’ultima campagna militare e il suo nome compare in birre, insegne, racconti locali e rievocazioni storiche. Il legame simbolico è già forte, ma una prova materiale cambierebbe tutto, perché un conto è celebrare un personaggio leggendario, altro è poter indicare un luogo preciso e dire: riposa qui. Resta però da dimostrare scientificamente che quelle ossa appartengano davvero a d’Artagnan. I discendenti noti esistono, ma la genealogia aristocratica del XVII secolo è tutt’altro che lineare e i legami biologici non sempre coincidono con quelli anagrafici. Un’eventuale compatibilità genetica potrebbe rafforzare molto l’ipotesi, ma una mancata corrispondenza non basterebbe necessariamente a chiuderla del tutto. Gli esami, insomma, potranno forse restringere il campo, ma difficilmente offriranno una certezza assoluta senza margini di dubbio.

D’Artagnan non è soltanto un ufficiale del Seicento, ma è un nome che contiene un’intera mitologia di coraggio e avventura. Trovare le sue ossa significherebbe, in un certo senso, dare corpo alla leggenda. Per ora, però, a Wolder prevale l’attesa. Si aspetta il responso degli esperti, ma il fatto che, sotto un pavimento di una chiesa, in un villaggio che quasi nessuno fuori dall’Olanda avrebbe saputo indicare su una mappa, possa trovarsi il confine sottile tra il romanzo e la storia, rende tutta la faccenda ancora più importante.

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